Caos autovelox capitolo 2: è l’ora dei Tutor

Per anni, tutor e autovelox sono stati il grande incubo nazionale, più temuti delle zanzare a luglio e delle suocere a Natale.

Eppure, con un colpo di scena che ribalta la trama, stavolta a rischiare grosso non sono gli automobilisti, ma gli occhi elettronici che spuntano all’improvviso e possono trasformare una tranquilla gita fuori porta in una busta verde dall’aria sinistra.

Per un intricato nodo burocratico orgogliosamente italiano, dopo gli autovelox e il pasticciaccio brutto dell’omologazione che non c’è, secondo “Codacons” il turno di essere spenti a breve potrebbe toccare anche tutor, telelaser e altre delizie simili.

Il grande riordino (che ha scombinato tutto)

Alla base del caos c’è il nuovo decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che vuole fare pulizia sulle regole di omologazione dei dispositivi di rilevamento della velocità. In un mondo perfetto significherebbe più chiarezza, con regole certe e meno contestazioni, ma in questa realtà difettosa tutto è diventato un colossale “aspettate un attimo”.

L’inizio è noto: la fuga in massa degli enti locali, che nel giro di due mesi avrebbero dovuto dichiarare i propri apparecchi su una piattaforma nazionale, un’operazione diventata l’emblema dell’astensione massiccia: sui miseri 3.873 dispositivi registrati, solo 1.282 risulterebbero conformi ai requisiti richiesti per accedere alla futura omologazione.

E gli altri, almeno finché non si metteranno in regola, rischiano lo spegnimento coatto.

Bruxelles e il limbo giuridico

Come se non bastasse, il decreto è atterrato sui tavoli europei. La notifica alla Commissione UE ha fatto scattare una sospensione tecnica fino al prossimo 4 maggio, spostando in avanti pericoloismente un periodo di anarchia tecnica.

Il risultato è una probabile terra di mezzo sospesa nel nulla, una “nowhere land” dove i dispositivi esistono e funzionano, ma la loro posizione è meno solida di una vecchia sedia con tre gambe.

E quando le norme sono incerte, in Italia scatta uno sport nazionale in cui non conosciamo rivali: il ricorso.

Le associazioni dei consumatori parlano senza mezzi termini di possibili piogge di contestazioni, perché se un autovelox non è perfettamente in regola, la multa può diventare carta straccia.

E se gli automobilisti capiscono che contestare conviene, il numero di ricorsi potrebbe salire come i prezzi dei coni gelato sul lungomare ad agosto.

Per i Comuni non è solo una questione di principio ma anche di portafoglio, messo sotto pressione da cause legali, spese e perfino il timore di dover rispondere di danni erariali. Detto altre altro modo, multe che potrebbero finire per costare più di quanto avevano permesso di incassare.

Il dilemma dei sindaci

In pratica, gli amministratori locali si trovano davanti a due scelte poco invidiabili. La prima, tenere accesi i dispositivi, decisione utile per controllare la velocità, ma col rischio di vedersi recapitare ricorsi a raffica e di perdere grappoli di cause.

La seconda spegnere tutto e tanti saluti, evitando grane legali ma dando l’addio anche all’effetto deterrente degli occhi elettronici. Un po’ come scegliere se togliere l’antifurto perché suona troppo o tenerlo rischiando che qualche vicino protesti.

La vera bomba: le autostrade

Fin qui si potrebbe pensare: vabbè, è la solita storia delle strade provinciali. Invece no, la teoria del caos ha finito per sfiorare anche i tutor, i sistemi di controllo della velocità media in autostrada, quelli che hanno cambiato le abitudini di guida di milioni di italiani.

I numeri, snocciolati da Autostrade per l’Italia, parlano chiarissimo: in poco più di vent’anni di tutor, gli incidenti in autostrada sono calati del 42,3%, i morti del 68% e i feriti di oltre il 44%. Non proprio percentuali da poter liquidare come dettagli accessori.

Il sospetto eterno

Sul tavolo torna sempre la solita domanda finale da un milione di euro: gli autovelox servono davvero per la sicurezza o per fare cassa?

Probabilmente entrambe le cose, ma il problema nasce quando la seconda offusca la prima. Se i cittadini percepiscono i controlli solo come strumenti per riempire i bilanci la fiducia crolla, mentre se le regole sono chiare e inattaccabili le multe diventano più accettate.

Verso un’estate bollente

Se non arriveranno chiarimenti rapidi, i prossimi mesi potrebbero trasformarsi in una telenovela fatta di circolari, sentenze, polemiche e automobilisti che si improvvisano giuristi, come spesso accade da queste parti, il Paese dove l’unica regola che vale davvero è quella Marchese di Grillo: “Io sono io e voi non siete un c***o”.