Mini Moke, il flop di Issigonis diventa elettrica

A parte il Gin, da buon inglese, di Sir Alec Issigonis non si conoscono molte delle sue passioni: in fondo, ad assicuragli l’immortalità gli era bastata la “Mini”, forse la più straordinaria invenzione dopo la ruota.

Una piccola Mini per l’esercito

Eppure mister Issigonis non si era fermato alla Mini, o meglio, come l’invito divino ad Adamo ed Eva aveva tentato di andare e moltiplicarla. Al termine della Seconda Guerra Mondiale, lo stato maggiore dell’esercito inglese gli aveva chiesto un veicolo militare che fosse leggero, paracadutabile, pratico e inarrestabile, esattamente com’era stata la Jeep Willys per i Marines americani.

Una richiesta che sembrava un invito e anche una sfida, a cui Issigonis aveva risposto lanciando al galoppo i neuroni fino a tirare fuori la “Moke”, una sorta di Mini bonsai prodotta negli stabilimenti della British Motor Coroporation di Longbridge, tra il 1964 ed il 1968.

Una spiaggina very british

Ed è normale, lo straordinario successo che il mondo continuava a tributare alla Mini aveva messo su il gusto a tutti, convinti che a parte i soldati, la Moke avrebbe potuto far gola anche immaginandola come una declinazione della Mini per gli artigiani ma perché no, anche per il tempo libero, pensandola perfino più sbarazzina e libera di quanto non fosse la sua creatura su ruote più celebre.

Eppure, per quelle leggi strane del cosmo, anche per le auto vale il principio delle famose ciambelle col buco, che a volte riescono e altre no, e così come il mondo era impazzito per la Mini, sembrava infischiarsene bellamente della Moke.

Un flop anche per Sir Issigonis

Nel Regno Unito le vendite non decollavano e in fondo non c’era da stupirsi, visto che vendere una scoperta senza capotte in un Paese dove dal cielo cade spesso acqua equivaleva più o meno a piazzare i celebri frigoriferi ai lapponi. In realtà la copertura c’era, ma era un optional da comprare a parte insieme al sedile posteriore.

A dare il colpo di grazia alla Moke, alla fine degli anni Sessanta ci aveva pensato una nuova norma che toglieva il regime di tassazione particolarmente favorevole che l’aveva accompagnata fin dall’uscita. Risultato: se già non la Moka non convinceva prima, figurarsi quando il prezzo aveva iniziato a salire.

La Californian, per surfisti eccentrici

Anche gli americani, abituati a cacciatorpedinieri su ruote, davanti alla Moke avevano pensato ad un gadget, un portachiavi o al massimo un tender. Dall’altra parte dell’oceano, l’unica ad aver riscosso qualche timida simpatia era stata la “Californian”, una versione speciale pick-up da 1.3 cc che per un paio d’anni si era difesa come poteva nei concessionari contro pick-up e dune buggy.

Dal quel momento, il destino della Moke diventa un lungo viaggio fatto di traslochi e disseminato di aziende più o meno grandi che avevano deciso di provarci, salvo poi rinunciare.

A volte ritornano

Ma adesso, con la Mini tornata a nuova vita grazie al gruppo BMW, anche la Mini Moke sembra pronta alla rinascita, scegliendo ancora una volta la California, lo Stato del sole e della vita salutista, come palcoscenico naturale.

Questa volta, però, lo fa in silenzio: niente benzina, solo elettricità. Icona spensierata degli anni Sessanta, la piccola “anti-Jeep” derivata dalla Mini torna sotto il sole del Golden State in versione EV, con un look rétro altrettanto irresistibile e un prezzo decisamente contemporaneo: quasi 50.000 dollari.

La nuova Moke elettrica si ispira apertamente alla Californian del 1972 e punta dritta al cuore di chi sogna passeggiate sul lungomare più che avventure off-road. Del resto, la Moke non è mai stata un vero fuoristrada: nata su base Mini — a differenza della Citroën Méhari, imparentata con la più campagnola 2CV — se portata lontano dall’asfalto rischiava di fermarsi dopo pochi metri. Ma nessuno l’ha mai amata per questo, piuttosto perché era carina, minimale e fotogenica.

Dopo l’approvazione ufficiale del California Air Resources Board, Moke International è pronta al debutto commerciale grazie alla partnership con Shaver Automotive. La nuova Moke è completamente elettrica, spinta da un motore da 44 CV alimentato da una batteria da 11 kWh. Numeri modesti, certo, ma coerenti con la missione: 87 km di autonomia dichiarata e una velocità massima di 80 km/h, più che sufficienti per muoversi tra spiagge, boulevard e locali alla moda, attirando sguardi curiosi ad ogni semaforo.

Elettrica ed esclusiva

Non è un’auto per tutti, e nemmeno vuole esserlo. Il prezzo di listino la piazza sul catalogo “capricci per pochi” e la produzione sarà limitata a 325 esemplari all’anno, tutti destinati alla California, grazie alle deroghe previste dal Low Volume Motor Vehicles Act.

Al lancio saranno disponibili tre tinte dal sapore rigorosamente californiano: Sonoma Red, Laguna Blue e Venice White. Colori pensati per fondersi con vigneti, oceano e passerelle sul mare.

Perfetta per la California

Le Moke d’epoca che ancora si aggirano da quelle parti restano oggetti di culto, affascinanti ma spesso capricciose, come molte classiche britanniche. La nuova Moke EV rinuncia al romanticismo meccanico in favore di un’esperienza immediata e senza pensieri, ma se il parametro è il rapporto tra sorrisi regalati e dollari spesi, poche auto sanno fare meglio. In California, almeno.