
Nel cuore della rivoluzione elettrica, l’Europa ha visto svanire Northvolt, una delle sue ambizioni più luminose.
Si tratta della società fondata nel 2015 da ex dirigenti Tesla per dotare il Vecchio Continente di una supply chain verticale nelle batterie al litio.
L’azienda filava verso i 60 GWh di capacità annua grazie al mega-impianto gigafactory Northvolt Ett a Skellefteå, ma la crisi ha colpito duramente.
E così ritardi di produzione, qualità non all’altezza e difficoltà di scala portarono a un fallimento.
L’epilogo è arrivato nel novembre 2024 con la dichiarazione di fallimento secondo il Chapter 11 in USA, seguita nel marzo 2025 da un’analoga dichiarazione in Svezia, sancendo la fine dell’“incubo industriale” di un tempo campione dell’innovazione sostenibile.
Il riscatto, la rinascita con Lyten
A raccogliere il testimone del sogno europeo è Lyten.
Si tratta di una startup statunitense specializzata in batterie al litio-zolfo, una tecnologia promettente per densità energetica, leggerezza e costi contenuti.
In Polonia (a Gdańsk), Lyten ha acquisito la più grande fabbrica europea di BESS (Battery Energy Storage Systems), occupandosi di sistemi di accumulo energetico su larga scala, pronti per restart immediato.

In Svezia e in Germania, Lyten ha stretto l’accordo per rilevare Northvolt Ett, Northvolt Labs e Northvolt Drei, inclusi oltre 16 GWh di capacità produttiva attiva e altri 15 GWh in costruzione, insieme con tutte le proprietà intellettuali; l’acquisizione è valutata circa 5 miliardi di dollari.
L’operazione ha ricevuto il supporto politico ed economico, come quello del vicepremier svedese Ebba Busch, che ha sottolineato il ruolo chiave di questa operazione per l’indipendenza energetica europea.
Voci parlano di un notevole sconto rispetto al loro valore originario per l’acquisto di questi asset, ma Lyten smentisce queste dichiarazioni e afferma di voler rilanciare la produzione, con consegne attese già dal 2026.
Prospettive per l’automotive
La tecnologia litio-zolfo offre potenzialmente un’altissima densità energetica e costi ridotti.
Questo grazie all’uso di componenti ampiamente disponibili in USA ed Europa.
Inoltre, una migliore tolleranza alle temperature elevate la rende ideale per applicazioni heavy-duty e sistemi BESS.
Una forte capacità produttiva europea – con i siti in Svezia, Germania e Polonia ora gestiti da Lyten – potrebbe aprire una nuova corsa verso l’autonomia nella supply chain delle batterie.
Alcuni tra i principali costruttori europei – come BMW, Volkswagen e Audi – hanno rapporti in sospeso con Northvolt. La nuova gestione Lyten potrebbe rappresentare un’opportunità per ricucire questi rapporti, magari con una proposta tecnologicamente rinnovata e più sostenibile.
Un futuro elettrico europeo
Da gigafactory fallimentare a potenziale nuova batteria pulsante d’Europa.
La storia di Northvolt e Lyten potrebbe diventare il racconto di una sconfitta trasformata in speranza.
Se l’ombra del passato è ancora presente, ora si può tornare a sperare in una rinascita, con impianti pronti a riprendere le produzione, tecnologie all’avanguardia e l’energia giusta per alimentare un futuro elettrico davvero europeo.















