
Per una volta parliamo di un costruttore automobilistico ma non dei suoi modelli, almeno non direttamente.
Quando trattare di sostenibilità diventa concreto, misurabile e soprattutto replicabile, il messaggio arriva più lontano, a volte fino ai… fondali marini.
È il caso della partnership tra Hyundai Motor Company e Healthy Seas, che nel 2025 festeggia cinque anni di un’alleanza diventata un riferimento globale per tutela ambientale, economia circolare e responsabilità industriale.
La collaborazione – nata appunto nel 2021 e oggi attiva in Europa, Corea e Stati Uniti – ha raggiunto le 320 tonnellate di rifiuti marini rimosse tra reti abbandonate, plastiche e rifiuti derivati da acquacolture in disuso.
Ma quello che colpisce è che questi scarti tornano in vita, trasformandosi in componenti utilizzati anche a bordo dei modelli Hyundai.
Da rifiuto a risorsa grazie al progetto Hyundai
Healthy Seas nasce per proteggere gli ecosistemi marini rimuovendo reti e materiali dispersi che rappresentano una minaccia per biodiversità e habitat.
Le cosiddette “ghost nets” (le reti fantasma) continuano infatti a pescare anche quando sono abbandonate, diventando trappole silenziose per flora e fauna.
Grazie al supporto di Hyundai, queste attività si sono trasformate in un vero programma internazionale.
Immersioni tecniche, operazioni costiere, recuperi profondi e perfino la bonifica dei pericolosi “ghost farm”, siti di acquacoltura dismessi che rilasciano plastica e microinquinanti nei mari.

Il materiale recuperato affronta poi una filiera di trasformazione basata sulla rigenerazione.
Le reti idonee vengono inviate ad Aquafil, dove diventano filo ECONYL, il nylon rigenerato che Hyundai impiega, per esempio, per i tappetini di alcuni modelli europei, come le Ioniq 5, 6 e 9, la Inster, la Santa Fe e la Nexo a Fuel Cell.
Un esempio tangibile di economia circolare applicata all’automotive, dove il concetto di sostenibilità diventa parte integrante del prodotto.
Educare chi guiderà il futuro
Il progetto non si limita al recupero dei rifiuti, alla sua base c’è la volontà di educare le nuove generazioni.
In cinque anni, quasi 4.900 studenti hanno partecipato a workshop, attività immersive e sessioni in realtà virtuale dedicate alla tutela marina.
La collaborazione si è ampliata grazie alla partnership con la Technical University of Munich (TUM).
È nato così l’innovativo SVan, un laboratorio mobile basato su Hyundai Staria che porta nelle scuole robotica, tecnologia e soluzioni concrete per il monitoraggio e la conservazione degli oceani.
È un modello di divulgazione scientifica che integra ingegneria, ambiente e mobilità sostenibile: una combinazione difficile da trovare altrove.
Cinque anni di crescita continua
Il percorso del programma è scandito da tappe che mostrano la crescita costante dell’iniziativa.
L’avvio nel 2021 in sette Paesi europei con la prima bonifica di una fish farm abbandonata a Itaca (Grecia).
Nel 2022 ritorno a Itaca per un intervento su larga scala, debutto in Corea e prime attività educative nel Regno Unito.
Nel 2023 estensione negli Stati Uniti e prima pulizia del lago di Ocrida, sito Unesco.
Nel 2024 tre ghost farm recuperate in Grecia e lancio di corsi universitari dedicati alle fish farm dismesse.
Infine, nel 2025 presentazione del progetto all’Ocean Conference e riconoscimento ufficiale durante una sessione virtuale dell’UN Ocean Conference.
Un percorso che dimostra come industria e ONG possano collaborare in modo efficace senza limitarsi a campagne di immagine.
Un progetto che va oltre la sostenibilità
La partnership si inserisce nella strategia CSV – Creating Shared Value di Hyundai, fondata su tre pilastri: Earth, Hope e Mobility.
I primi due sono al centro delle attività con Healthy Seas, con la tutela diretta del pianeta e il coinvolgimento delle comunità.
L’obiettivo non è solo proteggere gli oceani, ma costruire un modello di mobilità che integri responsabilità ambientale, tecnologia e partecipazione sociale.
Una sostenibilità che non si limita al prodotto, ma parte dalla filiera e arriva alle persone.
Onde che cambiano rotta
In un settore automobilistico sempre più competitivo (e spesso concentrato su batterie, potenze e autonomie) la storia di Hyundai e Healthy Seas ci ricorda che l’innovazione non vive solo nei centri R&D o nelle linee di produzione.
A volte inizia da un tuffo in profondità, da una rete recuperata, da un gruppo di studenti che osserva un robot muoversi dentro un furgone trasformato in laboratorio.
Forse è questa la sfida più grande dell’automotive moderno: costruire auto rispettando un mare che non guidiamo, ma che ci guida verso un’idea di progresso che sa ancora meravigliare.

















