
La Formula E è imprevedibile, lo dicono tutti e anche spesso.
Quello che ancora mancava nella collezione di curiosità del mondiale elettrico era una “falsa partenza” (voto 2).
I tempi sono sempre molto compatti e quando si disputa un solo ePrix come a San Paolo (voto 7, per il meteo: clemente) tutto avviene in una ventina di ore.
Le prime libere nel tardo pomeriggio del venerdì con le seconde la mattina del sabato seguite da qualifiche e gara.
Nella prova brasiliana, però, i 40 minuti di “free practice” sono stati annullati per via di un problema al sistema di comunicazione radio. Non proprio una bella figura.
Wehrlein, pole a metà
Per la terza volta consecutiva Pascal Wehrlein (Porsche) ha conquistato la pole: voto 10 per i tre punti, 7 per la gara, che ha chiuso quarto non senza un pizzico di sventura.
Curioso (un eufemismo, voto 3) che il tedesco sia stato penalizzato per una sgommata proibita in qualifica che gli è costato tre posizioni in partenza (quarto anziché primo).

Ma per la stessa infrazione nelle libere il suo ex compagno di scuderia Antonio Felix da Costa, adesso alla Jaguar TCS, ha rimediato un’ammonizione (voto 4, di incoraggiamento, per la coerenza anche se pare che i commissari avessero messo in guardia le scuderie circa la “tolleranza zero” in qualifica e gara).
La gara l’ha vinta Jake Dennis (Andretti, con powertrain Porsche fino al termine di questo campionato), che è tornato al successo in Formula E a una ventina di mesi dall’ultima volta: voto 9 (perché non ha centrato la pole, anche se è partito davanti a tutti).
Podi a forza di sorpassi
Al solito, ci sono stati alcune rimonte importanti, peraltro non insolite nel mondiale elettrico.
Nick Cassidy (voto 9, solo perché non ha trionfato: arrivava da tre successi di fila, quattro nelle ultime sei gare) era scattato 15esimo e ha chiuso terzo, regalando alla Citroën (voto 7 perché l’altro pilota, Jean Eric Vergne, non è arrivato al traguardo) un podio nella gara d’esordio.
Il campione del mondo in carica, Oliver Rowland (Nissan), lo ha preceduto, ma partendo dalla 13esima piazza: voto 6 (sulla fiducia) perché con una manovra un po’ troppo aggressiva ha speronato il suo compagno di squadra Norman Nato (voto 8, fino a quando ha potuto rimanere in gara).
Costruttori in chiaroscuro
Voto 8 alla Porsche, come costruttore.
Ha piazzato tre auto (su sei) nella Top 5 dopo aver monopolizzato la prima fila, seppur con le 99X Electric fornite alle clienti Andretti e Cupra Kiro.

E 4 alla Jaguar TCS che è arrivata al traguardo con il solo Antonio Felix da Costa, pure lui piuttosto sfortunato, mentre Mitch Evans (voto 3) ha commesso una leggerezza finendo contro il muro che gli è costata la gara.
Felipe Drugovich, che ci teneva a far bella figura in casa (è brasiliano e quella di San Paolo era la prima gara mondiale corsa in patria), è passato in quinta posizione sotto la bandiera a scacchi, ma ha poi rimediato una serie di penalità che gli sono costate tre punti sulla licenza, il declassamento fino al 12esimo posto e la retrocessione di tre posizioni in partenza a Città del Messico: voto 3, diciamo per l’emozione e anche perché già in qualifica aveva toccato uno dei muri laterali.
Debuttanti allo sbaraglio
Voto 6, invece, per Zane Maloney, che è riuscito finalmente a guadagnare il primo punto in Formula E, dove aveva debuttato la passata stagione, e 7 a Joel Eriksson.

Lo svedese è stato chiamato dalla Envision (motorizzata Jaguar) per rientrare nel mondiale elettrico: dieci ePrix finora spalmati in due stagioni: otto con la Dragon Penske nel campionato numero sette e due con la stessa squadra britannica in quello trascorso.
Al debutto come pilota ufficiale ha ottenuto il suo miglior piazzamento in assoluto, settimo.
Pepe Martì, il ventenne catalano che parla un inglese delizioso e un italiano forbito, il solo esordiente del campionato, ingaggiato dalla Cupra Kiro (motorizzata Porsche) era partito 14esimo e si era inserito con autorevolezza nella Top 10.
Sul più bello, quando rischiava perfino di lottare per il podio, ha tamponato ad alta velocità le monoposto di da Costa e Müller “decollando” e avvitandosi.
Un incidente spettacolare e per fortuna senza conseguenza che certifica una volta di più la sicurezza (voto 10) dei bolidi.
La FIA punisce ma restano i dubbi
Al ragazzo – che anche attraverso i social ha fatto (quasi) subito sapere di stare bene – è stata inflitta una “penalità severa” (quattro punti sulla licenza, quando si arriva a 12 viene sospesa temporaneamente, e partenza dal fondo della griglia nella prossima gara, il 10 gennaio in Messico), come ha scritto la FIA nel documento della decisione 21.
Tra comunicati e dichiarazioni, quella che manca è una spiegazione dell’accaduto, soprattutto il giorno dopo i problemi ai sistemi di comunicazione.
In ogni caso, anche sul display all’interno della monoposto compare la bandiera gialla, esposta anche lungo la pista.
Martì si è assunto la responsabilità dell’incidente (quindi capisco che si è distratto e non ci sono ragioni “tecniche”) perché è arrivato troppo veloce (voto 2) e si è scusato con la squadra (voto 6, mi pare il minimo).
I dati ufficiali parlano di 23mila spettatori: le nove tribune del sambodromo di Anhembi (voto 8) ne tengono 30mila. Secondo me (voto 4, perché fino alla comunicazione sull’affluenza non ci avevo badato) non tutte erano aperte e nemmeno affollate.
















