
Per decenni, le Ferrari sono state soltanto rosse: inutile provare a chiedere altri colori, la tinta che usciva da Maranello è sempre rimasta quella particolare tonalità chiamata “Corsa”, anche quando negli anni ’60 la deroga concessa al rosso per le auto da competizione aveva scatenato la fantasia degli altri costruttori.
Qualche eccezione in realtà c’è stata, rarissima, e questo rende qualsiasi Ferrari d’annata in una tinta diversa dal rosso una sorta di “Sacro Graal” del collezionismo.
Poche varianti al rosso Ferrari
Oltre ad una 195 Inter Berlinetta gialla voluta da Salvatore Ammendola, un pilota privato che era riuscito ad ottenere una dispensa per la Coppa Inter-Europa del 1951, esiste un’altra Ferrari celebre fra i collezionisti: la 250 GTO “Bianco Speciale”, unica fra le 36 vetture dello stesso modello prodotte fra il 1962 e il 1964 a non essere uscita dai sacri stabilimenti di Maranello nell’iconico “Rosso Corsa”.
Indizio sufficiente a spiegare l’attesa che si respira nell’aria per l’asta della “World’s Largest Collector Car Auction”, in programma dal 6 al 18 gennaio a Kissimmee, Florida, zeppa di auto da urlo messe all’incanto ma con una protagonista assoluta: l’unica GTO ad essere sfuggita all’impero del rosso.
Una carriera sportiva di prim’ordine
Realizzata dalla carrozzeria Scaglietti sul telaio 3729GT, la Bianco Speciale nasce su espressa richiesta di John Coombs, ex pilota automobilistico che dopo aver curato per anni le monoposto di Jackie Stewart, Graham Hill e Jack Braham per conto della “Tyrrel Racing”, aveva deciso di creare la propria scuderia di Formula Due.
Anche se in una tinta diversa dal solito, la GTO non tradisce le aspettative: affidata a Roy Salvadori, pilota inglese di origini italiane, debutta il 6 agosto del 1962 al “Peco Trophy” di Brands Hatch conquistando il secondo posto. Un gradino del podio che si ripete pochi giorni dopo, questa volta con Graham Hill al volante, secondo al “RAC Tourist Trophy” di Goodwood.
La lunga sequenza di proprietari
Dopo due anni di gare da cui esce miracolosamente illesa, nel gennaio del 1964 John Coombs decide di vendere la 250 GTO Bianco Speciale a Edward Henry Berkeley Portman, per tutti Eddie, un nobile inglese grande appassionato d’auto. Negli anni, la GTO cambia ancora tre proprietari prima di arrivare nel 1999 nelle mani di Jon A. Shirley, ex pilota ed ex dirigente della Microsoft, noto collezionista di auto d’epoca che sottopone la Bianco Speciale ad un lievissimo restauro estetico, così raffinato da meritarsi nel 2008 il “Ferrari Classiche Red Book”, un certificato di autenticità rilasciato solo dopo attente verifiche su autenticità, qualità dei restauri, conservazione e percorso storico dell’auto.
Da allora, 250 GTO Bianco Speciale si è mostrata di rado, limitando la propria presenza ai più prestigiosi eventi per auto d’epoca tra cui il Pebble Beach Concours d’Elegance, il Monterey Historics di Laguna Seca e il Goodwood Revival.
250 GTO, la regina delle Ferrari
Inutile negare che, al di là del colore, comunque sufficiente a renderla una rarità assoluta, l’attesa dell’asta si fa spasmodica perché si tratta di una GTO, una delle Ferrari più amate di tutti i tempi, definita dal magazine americano “Motor Trend Classic” come la migliore di sempre.
Progettata da Giotto Bizzarrini ma nata dalla collaborazione fra l’allora giovanissimo Mauro Forghieri e Sergio Scaglietti, la Gran Turismo Omologato monta il leggendario “Testa Rossa”, il 12 cilindri a V da 3.000 cc che spalancava la porta a 280 km/h di velocità massima.
Nel 2014, un esemplare della stessa auto del 1962 è passata di mano per 32 milioni di dollari. Un record che in Florida potrebbe essere nuovamente infranto, anche perché quella del 2014 era nella tradizionale livrea rossa, e non una “mosca bianca” come l’unica GTO mai prodotta in un colore che non fosse il Rosso Corsa.















