mercoledì 27 Maggio 2026 - 07:00:22

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Dieci anni di caro-carburanti mascherati

Dieci anni fa il gasolio costava 1,268 euro al litro, oggi sfiora i due. Nel mezzo ci sono stati una pandemia, due guerre, lo Stretto di Hormuz che si è ristretto ancora di più e una raffica di crisi energetiche che hanno trasformato la sosta al distributore in un momento di lutto personale.

Il “Codacons” ha messo in fila i numeri dell’ultimo report della Commissione UE e il risultato parla da solo: in dieci anni, in Italia, fare un pieno di diesel oggi costa quasi 36 euro in più rispetto al 2016, cifra che salirebbe a 48 senza il taglio delle accise che il governo ha prorogato fino al 6 giugno.

Per la benzina la maggiore spesa è di circa 24 euro per ogni pieno, più o meno 28 senza lo sconto governativo.

A pesare sul prezzo finale non c’è solo il greggio, il peso cade anche sulle accise italiane, sedimentate nel corso di decenni su ogni tipo di disastro nazionale, dall’alluvione del Polesine alla guerra in Etiopia, per citare le voci più pittoresche, che da sole coprono oltre la metà del prezzo sul display della pompa.

Ogni volta che il petrolio sale, quella quota fissa non scende, e ogni qual volta il governo interviene con uno sconto lo fa su quella stessa quota, con soldi che devono essere trovati altrove nel bilancio pubblico.

L’illusione ottica della classifica UE

A guardare la graduatoria europea dei rincari l’Italia figura in fondo, penultima davanti a Malta. Sarebbe una bella notizia se non fosse che il posizionamento è quasi interamente artificiale.

Con gli sconti, il gasolio risulta cresciuto di poco più della metà rispetto al 2016, ma togliendoli si torna sopra la media europea.

Lo stesso meccanismo vale per la benzina, dove il riordino delle accise di gennaio 2026 e lo sconto governativo da 6,1 centesimi hanno abbassato il rincaro apparente al 34%, contro un 38% reale, comunque al di sotto della media dell’Unione, che nei dieci anni considerati segna quasi il 44%. Un giochino che il Codacons definisce un’illusione ottica.

Eppure gli interventi sono stati utili per le famiglie e le imprese di autotrasporto, ma il punto vero è che hanno creato una dipendenza e ogni volta che scadono, si riapre il dibattito su proroghe, coperture di bilancio e rischio di nuove stangate.

Chi ha pagato di più

Lituania e Lettonia guidano la graduatoria del dolore con i listini del diesel letteralmente raddoppiati in dieci anni, seguite da Paesi Bassi e Lussemburgo appena sotto la soglia. Francia, Belgio e Bulgaria superano il 90% di aumento.

Sulla benzina la classifica non cambia: baltici in testa, con Lussemburgo, Repubblica Ceca ed Estonia a completare un podio allargato.

La ragione è che i Paesi baltici dipendono in larga parte da importazioni via mare, hanno una diversificazione energetica limitata e, soprattutto, non hanno potuto (o voluto) attivare gli stessi ammortizzatori fiscali usati dall’Italia.

Quindi ogni scossa geopolitica li ha colpiti in pieno volto e senza filtri.

L’eccezione all’estremo opposto è Malta, isola ferma a poco più del 4%di rincaro sul gasolio in un decennio, grazie a un sistema di prezzi amministrati dallo Stato.

Un modello che in Italia farebbe venire il mal di testa a metà del Parlamento, ma che da quelle parti funziona.

Nella crisi l’Italia ha retto

A fare da contraltare ai dati del Codacons c’è l’analisi di “Unimpresa”, che sposta l’obiettivo sul periodo di crisi acuta tra febbraio e aprile 2026, quando le tensioni in Medio Oriente hanno fatto impennare il Brent.

In quei due mesi la benzina è rincarata del 7% in Italia, contro il 18 della Francia e il 15 della Germania e durante il picco di aprile la benzina italiana si attestava a 1,76 euro al litro, contro 2,03 in Francia e 2,24 in Germania.

Sul gasolio l’incremento italiano si è fermato al 24%, a fronte del 28 francese e del 29 tedesco. Per tutto il periodo considerato, i prezzi da queste parti sono rimasti al di sotto della media europea sulla benzina e solo sul gasolio il nostro Paese ha superato di poco la UE nella fase di massima pressione.

La lettura di Unimpresa è che l’Italia ha saputo assorbire lo shock energetico in condizioni relativamente migliori rispetto ai principali partner europei, grazie a prezzi più bassi e a un intervento fiscale che ha prodotto effetti verificabili.

Non è una lettura sbagliata, ma va tenuta insieme a quella del Codacons: nel breve periodo gli sconti hanno funzionato, nel lungo la tendenza al rialzo non si è invertita.

Mettiamoci (s)comodi

Il meccanismo si è ripetuto più volte negli ultimi anni: emergenza, taglio temporaneo delle accise, proroga, nuova scadenza e dibattito.

Una gestione dell’emergenza permanente mentre la transizione verso l’elettrico avanza tra incentivi intermittenti e infrastrutture insufficienti e la dipendenza dal petrolio resta strutturale per la grande maggioranza degli automobilisti italiani, che non possono permettersi un’auto elettrica o non hanno dove ricaricarla.