
Gli italiani sono gli automobilisti più aggressivi del mondo. Lo dice un sondaggio condotto dalla piattaforma di noleggio auto “DiscoverCars.com” su 713 conducenti distribuiti in ogni angolo del pianeta, pubblicato lo scorso aprile.
A ciascun intervistato è stato chiesto di valutare il livello di aggressività dei guidatori nel proprio Paese, su una scala che va da uno a cinque. L’Italia ha totalizzato 3,5, significa la certezza del primo posto con distacco netto dagli inseguitori. Mica cotiche.
Dietro di noi, a pari merito con 3,4, arrivano Nuova Zelanda e Stati Uniti, due Paesi che per ragioni diverse hanno sviluppato una certa insofferenza verso il prossimo.
Il Regno Unito si ferma a 3,0, Francia e Paesi Bassi a 2,9 d il Canada, con 2,8, si tiene stretta la reputazione di cortesia che si è guadagnato in decenni di buone maniere, mentre l’Australia chiude la top eight con 2,7: il Paese più tranquillo del gruppo.
L’Italia da podio
Il 23% degli intervistati globali, quasi uno su quattro, calcolati fra persone che hanno guidato o viaggiato in decine di Paesi diversi, ha indicato l’Italia come il luogo in cui sulla strada ha vissuto gli episodi più aggressivi della propria vita.
È esperienza diretta, riportata da chi veniva da altri posti e aveva un termine di paragone, che si fa ancora più duro quando si scende al livello delle singole città: Londra si prende il primato mondiale tra le metropoli, ma Napoli è seconda e Roma terza, davanti a New York, Istanbul e Parigi.
Un podio che chi frequenta il lungomare Caracciolo o il Grande Raccordo Anulare accoglierà con un sonoro “chissene”, che pensandoci bene è parte del problema.
I forum turistici internazionali avvertono da anni chi si avventura in auto nel nostro Paese: aspettatevi velocità elevate, distanze di sicurezza inesistenti e sorpassi da stunt cinematografici.
Stressante per definizione
È il caso di fare il punto su cosa significhi guidare in un Paese che si auto-valuta 3,5 su 5 in aggressività. Vuol dire che i residenti stessi, quindi non turisti disorientati, considerano le proprie strade un ambiente ad altissimo rischio.
Secondo gli stessi automobilisti italiani, la cultura della guida in tutto il Paese è per definizione stressante in condizioni di pura normalità, a prescindere dai giorni di traffico intenso di ponti e vacanze.
Superare abbondantemente i limiti di velocità, ignorare sistematicamente la freccia prima di svoltare e tagliare la precedenza senza particolari sensi di colpa sono pratiche che gli stessi automobilisti italiani descrivono come diffuse da nord a sud.
I ricercatori aggiungono una nota di dubbio, perché parte della percezione dei turisti potrebbe dipendere da una non familiarità con le convenzioni locali.
Il clacson, per esempio, in Italia non è necessariamente un gesto ostile, a volte si usa anche per un saluto, mentre in Finlandia equivale a un insulto pubblico, e la distinzione va tenuta in conto.
Il profilo di chi non mette la freccia
Sul fronte delle marche automobilistiche, il sondaggio riserva una curiosità: agli intervistati è stato chiesto di associare un marchio al guidatore aggressivo-tipo.
BMW vince con il 58% delle preferenze, e i proprietari delle auto del marchio di Monaco di Baviera sono anche i meno propensi a segnalare le svolte con la freccia.
Audi segue al 30%, e anche stavolta si parla di un marchio premium, citato in uno studio del 2019 secondo cui alcune caratteristiche di personalità associate alla sgradevolezza interpersonale sono legate alla propensione ad acquistare veicoli di lusso.
Land Rover è terza con il 14%, probabilmente anche per ragioni fisiche: un SUV grosso come una casa incollato al paraurti è più intimidatorio di una city car.
Tesla si piazza quarta con il 12%, e qui la spiegazione proposta dai ricercatori è più raffinata: l’eccessiva fiducia nei sistemi di assistenza alla guida potrebbe indurre alcuni conducenti a prestare meno attenzione a quello che accade intorno a loro, con risultati percepibili dagli altri. È un’ipotesi, non una certezza, ma in fondo plausibile.
Volkswagen chiude al quinto posto con l’11%, ed è forse la vera sorpresa della classifica: un marchio di massa che si infila tra i cinque più temuti.
Segno che la cattiva reputazione al volante non è un privilegio esclusivo delle fasce di reddito più alte.
Fuori dalla top five, Mercedes raccoglie il 3%, Toyota il 2%, mentre Mazda, Ford e Volvo si fermano all’1% ciascuno.
Altrimenti ci arrabbiamo
Il sondaggio esplora anche le dinamiche emotive della guida quotidiana, con risultati che questa volta raccontano qualcosa di universale e non solo italiano.
Il 68% degli intervistati si dichiara frustrato dagli altri automobilisti in modo occasionale, il 17% spesso e il 5% ogni giorno.
Solo il 10% sostiene di non arrabbiarsi mai, e su quest’ultimo gruppo aleggia un leggero scetticismo: se nove conducenti su dieci ammettono l’irritazione, il decimo diventa sospetto in automatico.
Sul clacson, il 65% lo usa occasionalmente e il 32% afferma di non toccarlo mai ma, come si è detto, l’occasionalità è una variabile culturale fondamentale.
Il catalogo dell’insopportabile
Quanto alle cose che fanno perdere la pazienza, la classifica è coerente tra Paesi diversi: la mancanza di freccia irrita il 56% degli intervistati, la distanza di sicurezza azzerata il 46%, la lentezza in corsia di sorpasso il 43%, la guida distratta e l’uso del telefono il 39%, le frenate brusche e immotivate il 20%.
Cinque comportamenti che qualunque automobilista abbia guidato in Italia riconosce come parte del meraviglioso paesaggio quotidiano.
La colpa? Chiedetelo agli altri
Il report si chiude con qualche consiglio pratico: chi viaggia in un Paese con una cultura della guida molto diversa dalla propria farebbe bene a informarsi prima.
Resta però un dubbio: se il 90% degli automobilisti si irrita, se l’Italia guida la classifica dell’aggressività, se Napoli e Roma sono sul podio mondiale, allora chi sono i guidatori aggressivi di cui tutti si lamentano? La risposta è banale: gli altri, ovvio.












