Grande interesse, confermato anche dall’elevato numero di partecipanti, ha riscosso l’evento sulla simulazione multifisica di veicoli ibridi ed elettrici organizzato da ANSYS in collaborazione con l’Associazione Tecnica dell’Automobile presso l’auditorium del Centro Ricerche FIAT.
L’avvio del seminario si è focalizzato sulle attuali tendenze dell’industria e sulle grandi contraddizioni dei giorni nostri: i prodotti crescono di complessità, ma la tendenza è quella di abbreviare il loro ciclo di sviluppo e di contenere il più possibile gli investimenti rischiando però, così facendo, di penalizzare l’innovazione. Il ciclo di sviluppo prodotto è intrinsecamente costoso e l’analisi virtuale rappresenta una soluzione per soddisfare esigenze così in contrasto tra loro.
Il tema dei veicoli ibridi è uno dei più importanti per l’industria automobilistica mondiale: per questo accanto ai tecnici italiani Andrea Arensi e Fabrizio Gatti hanno portato le loro esperienze anche il francese Vincent Delafosse e gli americani Mark Cristini e Scott Stanton. Quest’ultimo, che ricopre l’incarico di responsabile mondiale dei programmi per i veicoli ibridi di ANSYS, ha iniziato presentando i sistemi che permettono l’analisi di ciascuna fisica in modo separato per arrivare a sottolineare la necessità di integrare tali fisiche in modo profondo se si vuole che la simulazione rispecchi le condizioni reali di funzionamento di un apparato. La conclusione della giornata, tenuta dallo stesso Stanton, è stata dedicata agli sviluppi previsti per questi software nei prossimi anni.
Il percorso del seminario è stato segnato da esempi pratici, sono stati presentati 30 casi derivati dall’esperienza ANSYS in tutto il mondo: da Toyota a Chrysler, da Alstom a FIAT Brasile, dove si è risolto un problema di interferenza elettromagnetica tra i diversi impianti di bordo dando origine ad uno studio che ha avuto il riconoscimento come ‘Best Electrical/Electronic Paper of Sae Brasil 2010’.
L’obiettivo della conferenza era anche questo: dimostrare l’ampissima gamma di applicazioni ad oggi possibili grazie ad algoritmi robusti ed affidabili. D’altronde lo stesso Stanton ha sottolineato più volte come stare al passo con le richieste dell’industria per una multinazionale come ANSYS significhi contare oggi su oltre 500 sviluppatori in 21 centri R&D dislocati in tutto il mondo, e su di una presenza di supporto tecnico in tutte le nazioni.
Il futuro? Anche su questo Stanton è stato chiaro. I top performer si distinguono per l’impiego sistematico e continuativo che fanno della simulazione, perché basano molte delle loro decisioni sui dati che ne ricavano.
Cosa trattiene allora molte aziende dall’implementare la simulazione nel loro ciclo di sviluppo? Secondo il rapporto di Aberdeen Group, che nel 2010 ha pubblicato ben due report dedicati alla simulazione e ai risultati ottenibili implementandola nello sviluppo di prodotto – e che trova lo stesso Stanton concorde – il fattore culturale è il primo responsabile: le tecnologie, sebbene esistano aziende come ANSYS con 40 anni di storia, non sono ancora conosciute da tutti e la loro potenzialità è ancora tutta da scoprire. Non a caso la stessa ANSYS è impegnata nell’erogare corsi e organizzare seminari divulgativi in tutto il mondo.
















