Riduzione delle emissioni di CO2: la posizione di Anfia

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E’ previsto per domani pomeriggio il voto in plenaria del Parlamento europeo sulla proposta della Commissione europea di ridurre – del 15% al 2025 e del 30% al 2030 rispetto al target del 2021 – le emissioni di CO2 delle autovetture e dei veicoli commerciali leggeri immatricolati dopo il 2020. ANFIA auspica che i livelli di ambizione proposti dalla Commissione, di per sé già sfidanti, non siano ulteriormente inaspriti dal Parlamento. E’ necessario individuare una forma di equilibrio tra le necessità di proseguire nella direzione già da lungo tempo intrapresa nella decarbonizzazione dei veicoli e le necessità di riconversione del settore industriale – dichiara Aurelio Nervo, Presidente di ANFIA.

Obiettivi ancora più ambiziosi, da raggiungere con tempistiche stringenti, rischiano, infatti, di privare la filiera industriale del tempo necessario per questa riconversione produttiva che, senza pregiudicarne la competitività, le consenta di contribuire alla transizione verso una mobilità a basse emissioni. In particolare, l’obiettivo al 2025 pone una forte criticità per la transizione che l’industria automotive sta affrontando. L’anno 2025 non fornisce, infatti, il tempo sufficiente per attuare gli indispensabili cicli di sviluppo e produttivi, arrivando solo tre anni dopo gli obiettivi già definiti per il 2020-2021. E’ in tal senso che il target posto dalla Commissione europea appare già eccessivamente sfidante. Siamo consapevoli dell’importante ruolo che come industria siamo chiamati a svolgere per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione ed è per questo che la filiera automotive italiana è già da tempo impegnata nello sviluppo di tecnologie a basso impatto ambientale e sta investendo ingenti risorse in ricerca e sviluppo sull’elettrificazione dei veicoli. Siamo anche consci, tuttavia, del fatto che mentre il regolamento in discussione pone obblighi ambiziosi per i produttori di veicoli, al contrario nessun vincolo ricade sulla diffusione delle infrastrutture, che sono fattore propedeutico allo sviluppo dei mercati dei veicoli a basse emissioni.

Inoltre, indurre un massiccio e improvviso spostamento esclusivamente verso l’elettromobilità, puntando quindi su una sola tecnologia, ad oggi industrialmente non matura e che necessita di meno manodopera e di un minor numero di componenti per veicolo, rischia di diventare, per l’Italia, un boomerang. In primis a livello occupazionale, a danno di un settore che negli ultimi anni ha trainato la ripresa economica dell’Italia, dove conta oltre 5.700 imprese con più di 253.000 lavoratori di cui 66.000 impiegati per produrre veicoli a combustione interna e loro motori, e circa 14.000 nella produzione di trasmissioni, sistemi di scarico e sistemi ausiliari). Che la regolamentazione garantisca una transizione verso la mobilità a basse emissioni a ritmi gestibili è indispensabile non solo a livello industriale, ma anche per i consumatori italiani, che dovranno modificare radicalmente le proprie abitudini di acquisto, solitamente basate su convenienza economica del veicolo e disponibilità infrastrutturale. Questo principio vale ancor più per gli utilizzatori di veicoli commerciali leggeri che devono adempiere a precise missioni di lavoro. In linea con le posizioni espresse dall’Associazione europea dei costruttori di autoveicoli ACEA e dall’Associazione della componentistica automotive europea CLEPA – conclude Nervo – ANFIA ribadisce, quindi, l’importanza che questo avvenga senza stress per il mercato e senza mettere a rischio la competitività del sistema paese, evitando che a pagare le spese siano, nell’immediato, le imprese, i lavoratori e i consumatori italiani.