Ricordando Stephanie Kwolek

Ricordando Stephanie Kwolek – Il 18 giugno dell’anno scorso è venuta a mancare una donna che ha lasciato una grande eredità nel nostro settore: Stephanie Kwolek è morta all’età di 90 anni. A lei si deve la grande scoperta del Kevlar, scoperta fatta durante la sua lunga militanza presso la DuPont, la nota azienda di Buffalo, nello stato di New York. La Kwolek arrivò alla formulazione del Kevlar durante le sue ricerche sui materiali polimerici per impiego nel settore dei pneumatici. La DuPont, infatti, era seriamente convinta che l’evoluzione delle auto avrebbe contemplato la riduzione delle masse quale via maestra per ridurre i consumi e per aumentare le prestazioni. Come non riconoscere a DuPont di aver visto lontano? Sta di fatto che la Kwolek, in qualità di chimica presso la multinazionale americana, lavorò al gruppo che fu incaricato di sviluppare una fibra rinforzata da impiegare nella struttura dei pneumatici. Noi, da buoni appassionati di auto, vediamo l’impiego di questo materiale avanzato esclusivamente nel settore automotive. Ma se fate mente locale, anche solo per poco tempo, vi renderete presto conto Stephanie Kwolekdell’impiego universale che ha raggiunto il Kevlar e il numero di vite che questo Stephanie Kwolekmateriale ha salvato e salverà. Giubbotti antiproiettile, cavi, sci, racchette da tennis, solo per elencarne alcuni. C’è anche chi ha contato le applicazioni del Kevlar e sembra che il loro numero oltrepassi ampiamente le 200. Si tenga conto che il Kevlar, a parità di massa, presenta una resistenza cinque volte superiore a quella dell’acciaio. Da qui si capisce l’impiego nel settore navale e aeronautico, giusto per ricordare i maggiori esempi. La Kwolek, nativa della Pennsylvania (a New Kensington), ma originaria di genitori polacchi, si laureò presso la Carnegie Mellon, a Pittsburgh in Pennsylvania. Il suo impiego presso la DuPont risale all’ormai lontanissimo 1946. Il brevetto per il Kevlar arrivò nel 1973. Miss Kevlar si è spenta nella comunità di Wilmington, una cittadina del Delaware, ma prima di andarsene ha raccolto una moltitudine di premi e riconoscimenti. A partire dalla gratificazione arrivata nel 1995 dal National Inventors Hall of Fame, quando fu la quarta donna a ricevere un riconoscimento di questo genere. L’American Chemical Society l’aveva però già premiata circa 15 anni prima. Era il 1980. Conquistò il Creative Invention. La lista potrebbe andare avanti, ma ciò che conta è riconoscere il ruolo strategico che questa chimica americana ha avuto per l’intero mondo tecnico e scientifico.