
Presentato a Roma il rapporto annuale Aci-Istat sugli incidenti stradali. Nel 2015 l’incidentalità è diminuita dell’1,8%, in calo anche il numero di feriti (-2%) ma crescono morti (+1,1%) e feriti gravi (+6%). In particolare, i sinistri aumentano sulle tratte autostradali intorno alle città: A3 Diramazione per Ravenna, A18 Catania-Siracusa, A24 Penetrazione urbana di Roma, Tangenziale di Milano e tangenziale di Torino. L’aumento dei morti riguarda soprattutto gli utenti delle due ruote a motore (+7,2%) e i pedoni (+4%). Le principali violazioni al Codice della Strada sanzionate dalle Forze dell’Ordine sono state: velocità, assenza di copertura rc-auto, mancato uso di cinture di sicurezza e sistemi di ritenuta per i bambini, uso del telefono alla guida.
Angelo Sticchi Damiani, presidente dell’Automobil Club d’Italia, ha evidenziato che è la prima volta dopo 15 anni che il trend positivo si interrompe, l’aumento dei morti sulle strade ha evidenziato un picco di quasi il 9% nei grandi Comuni, dove avviene il 25% degli incidenti. “Anche se sul complesso delle strade urbane si registra un lieve miglioramento, in città si contano ancora il 75% degli incidenti, il 43% dei morti e il 71% dei feriti. Preoccupa pure l’aumento dei decessi in autostrada (+6,3%) – ha sottolineato Sticchi Damiani – Numeri che dimostrano la necessità di responsabilizzare maggiormente chi si muove: la patente a punti ha perso efficacia, la recente introduzione dell’omicidio stradale richiede già una taratura e il tutor va accompagnato da una più visibile presenza delle Forze dell’Ordine sulle strade. L’exploit dell’incidentalità giovanile – ha concluso il Presidente Aci Italia – misura inoltre quanto i ragazzi non sappiano guidare: la formazione va integrata con corsi di guida sicura obbligatori ed esami graduali per impugnare il volante di veicoli più potenti”. La fascia d’età più a rischio, infatti, è quella dei giovani tra 20 e 24 anni.
Giorgio Alleva, presidente dell’Istat, ha ricordato che l’interruzione del trend positivo ci allontana dall’obiettivo 2020 suggerito dall’UE. Dal 2010 la riduzione media annua del numero di vittime della strada nella UE28 è del 3,6%, molto più bassa di quel 6,7% necessario per il raggiungimento dell’obiettivo di dimezzamento dei morti nel periodo 2011-2020. L’Italia (-16,9%) rimane comunque nella media dei 28 Stati membri (-16,8%). Nella graduatoria europea siamo al 14° posto, dietro a Regno Unito, Spagna, Germania e Francia. Dietro di noi Slovenia, Portogallo, Belgio e Grecia. Il Presidente Istat ha poi anticipato che ci saranno dei miglioramenti nell’analisi dei dati, “è in corso un processo di modernizzazione della produzione statistica che risponderà in modo sempre più efficiente e tempestivo alla domanda di informazione su temi di grande impatto sociale”.











