
Strano destino, quello dell’agente segretissimo più celebre della storia: ad essere diventate immortali, nelle 25 pellicole che compongono la sua saga, più che la sequenza di cattivi contro cui ha dovuto vedersela, sono le donne e le auto.
Ambedue hanno fatto letteratura, come si dice, ma tralasciando le prime, tutte signore e signorine di prim’ordine, per carità, anche sulla seconda categoria – le auto – James ha dato il meglio.
Tali e tante sono le vetture messe a disposizione di 007, l’agente nato dalla fantasia di Ian Fleming che guida come un pilota professionista, ma in compenso ha distrutto più auto di uno sfasciacarrozze.
Dio salvi le suole
In effetti, fin dalla pellicola di esordio, “Agente 007 – Licenza di uccidere”, uscito nel lontano 1962, il mondo ha imparato che a James Bond può succedere di tutto, compreso sfiorare regolarmente la morte e riapparire un attimo dopo in un letto pettinato e in forma come se fosse appena uscito da una boutique. Ma c’è una cosa che Bond non ha mai accettato di fare, in più di sessant’anni di carriera: andare a piedi.

Nell’universo parallelo delle spie in cui si agita, le auto – a dire il vero tutto ciò che ha un motore – non sono semplici accessori di scena ma vere co-protagoniste, tutte capaci di ritagliarsi uno spazio nella leggenda.
È da questo teorema che parte “James Bond Cars”, il nuovo, lussuosissimo volume edito da “Assouline”, un editore parigino specializzato in pubblicazioni da collezione.
Tutte le auto di 007
Terzo titolo ufficialmente autorizzato dedicato a 007 dopo “James Bond Destinations” e “James Bond Style”, il libro è un coffee table book che sceglie una nuova strada per raccontare il cinema d’azione filtrato dall’arte automobilistica.

A curarlo in ogni dettaglio è stato Chris Corbould OBE, premio Oscar ed eminenza grigia di 15 film della saga, e il suo è un approccio pratico in cui di ogni singolo veicolo svela i calcoli, gli azzardi e le intuizioni. Nulla di nostalgico, quanto piuttosto la storia segreta di come si mette insieme qualcosa che pochi minuti dopo salterà in aria.
Un viaggio nel tempo
Il viaggio è cronologico, un film dopo l’altro, tutti analizzati con rigore: dal Sunbeam Alpine di “Dr. No” (1962) alla Aston Martin DB5 di “No Time to Die” del 2021.

In mezzo scorrono più di sessant’anni di curiosità: la Lotus Esprit di “La spia che mi amava” che diventa sottomarino, la gondola veneziana trasformata in hovercraft (“Moonraker”), e il “Little Nellie”, il piccolo aereo monoposto di “Si vive solo due volte”, adottando l’idea bislacca di un ex pilota della Raf.
Il libro scorre fra 300 immagini tra foto di produzione, back stage, bozzetti, schizzi, progetti e bozze degne del reparto “Q”, dove secondo la leggenda nascono le diavolerie di cui ogni auto è dotata.
Dietro le quinte
Il vero succo del libro sono i racconti di scelte epiche, come il salto con una sola possibilità di riuscita dell’AMC Hornet in “L’uomo dalla pistola d’oro”, studiato usando un nuovissimo software, primo mai utilizzato da una produzione hollywoodiana. O ancora la strage di autocisterne di “Licence to Kill”, pellicola girata in Messico dopo aver acquistato mezzi usati per mesi nascondendo il vero motivo alla popolazione.
Aston Martin, the queen

E poi la quasi comica sequenza in cui una Renault 11 si divide in due sugli Champs-Élysées continuando la sua corsa (“Bersaglio mobile”), la piccola flotta di barche mandata a fuoco in “Vivi e lascia morire” e il mini-jet BD-5J di “Octopussy”. Posto d’onore, of course, per la Aston Martin, non solo un’auto, ma una sintesi perfetta di eleganza, precisione e british style che calza a James Bond come un abito taylor made.
Un’altra idea di cinema
A sorpresa, il libro è anche un urlo di dolore contro il cinema odierno, era barbarica dominata dalle immagini generate dai computer, contrapposta all’epica delle azioni reali e al fascino sottile dell’errore che avrebbe potuto guastare tutto. Tecnologie che non hanno nulla a che vedere con le colossali e costosissime produzioni delle pellicole di 007, dove quel che si vede accade davvero, i veicoli vanno in pezzi e gli stuntman rischiano il collo ad ogni ciak.
Un libro che farà felici i tanti fan di 007, ma senza scontentare gli appassionati di motori. Per tutti gli altri la porta verso una nuova idea di James Bond, l’agente segreto dalla vita “agitata, non mescolata”, esattamente come il suo leggendario cocktail Martini.















