Il problema del bollo auto

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Il problema del bollo auto. Recentemente, in occasione degli annunci e dei dibattiti sul pagamento del canone TV sulla bolletta elettrica, questa tassa è stata definita “la più odiata dagli italiani”; la stessa definizione, peraltro, in varie occasioni è stato attribuita all’IMU, all’IRAP e al bollo auto o, meglio, alla tassa automobilistica.

In realtà, contrariamente a quello che disse l’on. Tommaso Padoa-Schioppa (morto il 18 dicembre 2010) che affermò che “…le tasse sono una cosa bellissima”, le tasse sono una pesante necessità ma non le si può considerare una bellissime anche perché sono imposte (ci si scusi il gioco di parole) dall’alto, con scarse possibilità di intervento da parte dei cittadini, e non possono essere sottoposte a referendum abrogativo. Non sempre, poi, sono costituzionali poiché la nostra “magna carta” (che, come tutte le costituzioni, non sempre è considerata con la dovuta attenzione dai legislatori) afferma, all’art. 53, che: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”, il che significa “proporzionalmente al proprio reddito”. Se lasciamo da parte la televisione, che è materia più complessa, nella quale, comunque, si può ravvisare il canone come dovuto a chi eroga una prestazione, non si vede perché per il solo fatto di essere possessori di un bene di tipo immobiliare o di un autoveicolo, si debba pagare un’imposta che non è in relazione al reddito. È chiaro che il fisco ha puntato su case, auto e moto, solo perché sono beni soggetti ad “anagrafe” e quindi più o meno facilmente rintracciabili.

Per evitare scappatoie (del tipo “io ho una spider senza tettuccio e la uso solo d’estate”, oppure “l’auto è stata sei mesi in officina per la rottura del cambio automatico”) il fisco ha pensato bene di trasformare il bollo da tassa di circolazione in tassa di possesso.

In queste ultime settimane, il governo è tornato sull’ipotesi di sostituire la tassa automobilistica con un aumento di 15 cent sulle accise della benzina e, in linea di massima, ha raccolto più commenti negativi che positivi. Noi, in proposito, abbiamo un’idea ben precisa e, infatti, la esponemmo in uno studio che ci fu chiesto dal ministero dei trasporti nella prima metà degli anni Novanta – che, per la verità, non riguardava solo il bollo ma l’intera revisione del Codice della Strada e fu proprio in quell’occasione che ci rendemmo conto che nel CdS si parlava più di fisco che di sicurezza stradale – ma è giusto, come dicevano i romani, che si ascolti anche la “altera pars”.

La questione del bollo ha dei punti in comune con la predilezione per le auto diesel. In Italia vi è una gran parte di cittadini dal reddito molto basso, soprattutto i giovani. Questi ragazzi spesso hanno in tasca solo pochi spiccioli e per loro anche una differenza di 10-15 centesimi sul costo del gasolio è importante, visto che in genere fanno fronte con la “paghetta” o con collette tra gli amici. I maggiori costi di acquisto, tasse, assicurazione e manutenzione del diesel sono assorbiti, in genere, dalla famiglia. La stessa cosa vale per il bollo: normalmente lo pagano mamma e papà, mentre i 15 cent sul carburante che prima o poi aumenterà di prezzo per qualsiasi altro motivo (e che, comunque, è già troppo costoso), terrorizza i nostri ragazzi.

Questa è la nostra impressione. Su un piano meno… sociologico, bisogna dire che il bollo è una tassa che spesso è persecutoria, crea difficoltà nei passaggi di proprietà, penalizza i ceti più poveri che una volta l’anno devono affrontare un esborso che potrebbe anche coincidere con altre spese importanti ed indifferibili. Inoltre uno sfoltimento della giungla tributaria non farebbe certo male al nostro paese. Il bollo-accisa è anche eticamente più accettabile: chi non usa l’auto non paga e chi la usa di più e quindi consuma più strada e produce maggiore inquinamento paga di più, così come chi ha un’auto più grande.

Ma poiché non abbiamo ancora inventato le medaglie con una faccia sola, dobbiamo dire che la cancellazione del bollo metterebbe in crisi chi svolge l’esazione (con perdita di posti di lavoro), costringerebbe gli enti locali (che oggi attingono al bollo) a chiedere una forma di risarcimento allo stato e, inoltre, graverebbe di più su chi viaggia per lavoro. E poi, abolendo il bollo ci priveremmo di “una cosa bellissima”.