I Supercapacitor per auto elettriche

I Supercapacitor per auto elettriche. Un ostacolo per il definitivo successo della propulsione elettrica è rappresentato dalle batterie. Ma c’è molto di nuovo in questo campo.

Abbiamo già avuto modo di occuparci delle batterie di nuova generazione (v. Auto Tecnica N. 387, ottobre 2013) ma avevamo già parlato anche della soluzione di trasformare elementi della carrozzeria delle auto in accumulatori di elettricità (v. N. 373 agosto 2012), con riferimento agli studi della Lola e della BAE Systems inglesi. In effetti, su una ricerca analoga era già impegnata, almeno dal 2010, la Volvo che aveva ipotizzato che con il ricorso ai nanomateriali ed alle relative tecnologie si sarebbero potuti sostituire gli elementi senza funzione portante nelle carrozzerie, trasformandoli in accumulatori elettrici. Come beneficio ulteriore, il peso dell’auto si sarebbe potuto ridurre del 15%, con il potenziale per una riduzione ancora maggiore.

Supercapacitor per auto elettriche

In questi ultimi mesi, però, c’è stato un importante passo avanti, compiuto dalla Queensland University of Technology di Brisbane (Australia) dove un team di ricercatori dell’Institute for Future Environments della facoltà di scienze e ingegneria, di cui fanno parte il prof. Nunzio Motta ed il dr. Marco Notarianni, in collaborazione con il prof. Matteo Pasquali e la dr. Francesca Mirri della Rice University di Houston (Stati Uniti), ha sviluppato un supercapacitor (supercondensatore) leggerissimo. Il risultato di questa ricerca è un sandwich con un elettrolita tra due strati di fibra di carbonio (con ricorso ad elementi di grafene e nanotubi), in grado di accumulare energia elettrica sufficiente a ricaricare una batteria in pochi minuti. Attualmente la densità di energia che si può accumulare in questo particolare tipo di condensatore è più bassa di quella di una batteria a ioni di litio ma, al contrario, è molto superiore la possibilità di scaricarla in tempo brevissimo.

Supercapacitor per auto elettriche

L’obiettivo di questo studio è arrivare a creare della batterie strutturali/supercondensatori in grado di restituire la propria carica alle batterie dell’auto (stiamo ipotizzando una vettura a propulsione elettrica) in un tempo dieci volte inferiore a quello ottenibile con i più efficienti sistemi attuali. I ricercatori che lavorano su questo programma (ed è una soddisfazione vedere come siano praticamente tutti italiani) ritengono che con supercapacitors distribuiti secondo quanto indicato dallo studio Volvo, si possa consentire ad un’auto elettrica un’autonomia di 500 km.