Gone in Sixty Seconds

Non fatevi ingannare dal titolo: non ci riferiamo all’omonimo film con Angelina Jolie e Nicolas Cage. Siamo qui a raccontarvi di una pellicola che è diventata un vero e proprio cult dell’azione degli anni ’70. Il lungometraggio è incentrato su un team di assicuratoriGone in 60 Seconds che, conducendo una doppia vita, sono di giorno degli onesti uomini di ufficio; e, durante le scure ore della notte, dei ladri disposti a tutto per sottrarre le vetture ai legittimi proprietari e rivenderle per ricavarne profitto mediante contatti con un giro di malavita.

A differenza del blockbuster di Hollywood citato all’inizio dell’articolo, tuttavia, Rollercar (questo il nome italiano che è stato assegnato al prodotto) è stato prodotto con un budget talmente ridotto che il regista e protagonista della pellicola Henry Blight Halickiha dovuto scritturare nel cast parenti, amici ed altri personaggi senza rivolgersi a professionisti del settore; ed il taglio è così evidente che i poliziotti, i vigli del fuoco, i medici, gli operatori e i rappresentanti delle pubbliche istituzioni sono, in realtà, tutte persone occupate nelle professioni che ricoprono nella pellicola.


LE VETTURE

De Tomaso Pantera

I più grandi fan di automobili saranno rimasti certamente impressi, nel guardare Rollercar, dalla grande quantità di autovetture presenti in tutta la durata del film, con Dodge Challengerriferimento, in particolare, a modelli della produzione americana; come una Dodge Challenger arancione del 1970 che (a malincuore) viene distrutta dopo che un agente della polizia sospetta che la vettura possa essere frutto di una clonazione di documenti. Tra le altre vetture iconiche che appaiono, ricordiamo una De Tomaso Pantera, una Cadillac Eldorado del 1972 (che viene bruciata dopo che il team di “ladri perbene” ha scoperto contenere un carico di stupefacenti nel portabagagli) e altre chicche: tra queste, spicca una rarissima Manta Mirage, una vettura del 1974 di colore arancione basata, in realtà, sulla McLaren M8 e dotata di un motore Chevrolet ad 8 cilindri a V.


LA PROTAGONISTA

Ford Mustang Mach 1

La scena iconica del film, ripresa, poi, dalla pellicola del 2000 con un inseguimento per le vie di Long Beach, è, ad oggi, il più lungo inseguimento in tutta la storica del cinema: attraversa cinque città diverse, si svolge nei dintorni di Los Angeles, vede la distruzione di quasi cento automobili e dura quasi quaranta minuti. A farla da padrone per più diFord Mustang Mach 1 mezz’ora è una Ford Mustang Mach 1 gialla e nera del 1973, sopranominata “Eleanor” secondo la metodica della banda che prevedeva di assegnare nomi di donne alle vetture per evitare di essere intercettati dalla polizia; tuttavia, in realtà, anche in questo caso il corto budget della produzione ha fatto cadere la tagliola, dal momento che fu utilizzata una Ford Mustang Fastback del 1971 Ford Mustang Mach 1equipaggiata con un motore Ford Cleveland V8 da 5.8 litri di cilindrata.

Molti incidenti, inoltre, tra cui quello a metà dell’inseguimento con Halicki che colpisce un palo dell’illuminazione pubblica al volante della Ford Mustang, non erano previsti dalla sceneggiatura; e proprio in virtù di quella collisione, Halicki perse i sensi durante la rocambolesca corsa. Tuttavia, l’attore, ripresosi dal sinistro, per prima cosa ha interpellato i suoi cameramen per sapere se la scena fosse stata filmata; e, nonostante la velocità di oltre 150 chilometri orari, uscì quasi completamente illeso, entrando nella storia del cinema perennemente.


AZIONE!

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In virtù dell’economia di produzione e della tecnologia cinematografica non particolarmente evoluta all’epoca, molti degli stunt prodotti all’interno del film sono stati creati realmente durante le riprese; tra questi, vi è la famosa scena del salto che la Ford Mustang deve eseguire nel momento in cui la strada risulta bloccata da un incidente precedentemente causato. Il balzo ha visto la vettura americana spiccare il volo per quasi 10 metri da terra planando per oltre 40; e la manovra non ha avuto esiti da poco, dal momento che Henry Halicki ne è uscito con ben 10 vertebre schiacciate e, a sentire il direttore della fotografia Jack Vacek, Halicki non è mai più riuscito a camminare in maniera corretta dopo l’esecuzione di quello spettacolo.

Tra le altre tattiche utilizzate per aggiungere movimento ed azione alla pellicola, vi era l’ausilio di tracce oleate per permettere alle vetture di sbandare e cavi di acciaio per mettere in crisi l’assetto di veicoli di varia natura e fare sì che si ribaltassero. Tuttavia, dal momento che tanti degli incidenti non erano previsti da copione, il set si rivelò un vero e proprio cimitero di veicoli regolarmente utilizzati dagli operatori; e, a titolo di risarcimento danni, Halicki fu costretto ad acquistarli tutti per permettere ai loro regolari proprietari e fruitori di fornirsi di vetture nuove.


L’EREDITÀ

Shelby GT500

Come già più volte citato, Rollercar è rimasto impresso nel cuore e negli occhi degli appassionati di automobili di ogni età; al punto tale che più volte è stato ripreso e citato in pellicole di vari produttori e registi (tra cui Quentin Tarantino, che lo nomina o lo omaggia in titoli del calibro di “Pulp Fiction” o “Grindhouse”). Rollercar stesso doveva avere un seguito, le cui riprese sono iniziate nel 1989; tuttavia, tragicamente, HenryGone in Sixty Seconds Blight Halicki è morto proprio durante la produzione del lungometraggio. Come spesso accade ai personaggi legati al mondo dell’automobile, anche Halicki non è morto al volante di una vettura, nonostante la sua guida al limite della sconsideratezza, bensì banalmente perché un palo telegrafico gli è cascato addosso, uccidendolo sul colpo.

La pellicola del 2000, con i già citati Cage e Jolie, ha iniziato la sua produzione nel 1995; tuttavia, in questo caso, la vettura protagonista dell’inseguimento finale era una Shelby GT500 Fastback modificata in maniera artigianale ed inseguita, invece che da una Mercury Montego, da una BMW 540i guidata dall’attore Delroy Lindo nei panni del detective Castleback.