Fast and Furious 7: stuntmen al top

Fast & Furious 7

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Fast and Furious 7: stuntmen al top – È il film campione di incassi. È il film che ha battuto tutte le possibili produzioni in cui auto e stuntmen si sono esibiti in roccambolesche scene di crash, voli in auto e guida al limite. E sapete qual è la verità? Molte delle scene che sono state girate non hanno fatto uso della CGI (Computer Generated Imagery), come, per esempio, quella in cui le auto vengono lanciate dal C130. A raccontare la questione nei dettagli è proprio Dennis McCarthy, colui che ha coordinato l’impiego delle auto negli ultimi cinque girati della serie Fast&Furious.

E a proposito della scena di cui più si parla, quella del lancio di auto dall’aereo per l’appunto, è lo stesso Dennis a raccontare come la CGI non è stata assolutamente utilizzata e lanciare le auto da un aereo è stato tutt’altro che complicato. La difficoltà è stata farle atterrare intere, tanto che il 75% del lavoro svolto in termini di atterraggio è andato a buon fine, il resto… lasciamo all’immaginazione. Tutte le riprese delle auto che cadono nel vuoto, inoltre, sono state portate a termine da cameramen a loro volta dotati di paracaduti. Ovviamente, anche in questo caso, si è trattato di stuntmen professionisti.

Prima di lanciare le auto dal C130, sono state eseguite numerose prove, tra cui alcuni salti programmati con rampa per capire il setup corretto delle sospensioni. Queste ultime, insieme al telaio, hanno rappresentato uno dei maggiori problemi. Prendiamo come esempio la leggendaria Charger di Toretto. La vettura è stata realizzata partendo quasi dalla carta bianca. Lo chassis utilizzato arriva dalla Prolineracing; il resto è stato tutto messo insieme come se si trattasse di una vera e propria auto da competizione e la gabbia di protezione è stata oggetto di particolari attenzioni. Gli ammortizzatori, componenti anch’essi di importanza fondamentale per l’atterraggio, sono stati scelti dal catalogo della Sway-A-Way. La vettura è poi stata portata sul set come se fosse una Charger 440 con trasmissione 727, ma in realtà, per questioni puramente di affidabilità, sono stati scelti elementi quali un motore ad iniezione di ultima generazione, un differenziale di 9” (presumiamo Ford) e una trasmissione Turbo 400. Sempre per poter gestire i salti, il motore è stato piazzato in posizione arretrata di circa 20”.

Di auto ne sono state distrutte parecchie, ma ce ne sono molte ancora funzionanti. Il totale delle vetture impiegate si attesta intorno alle 300 e un’ottantina sono ancora marcianti. Di tutte queste vetture, alcune tra quelle destinate a coprire scene di distruzione completa erano costituite da poco più che una scocca e pochi altri particolari. Altre, come le più moderne, non hanno richiesto grossi interventi, tanto che le Challenger SRT e le giapponesi dello stampo di Subaru e Nissan, a parte qualche piccola modifica alle sospensioni (elemento portante di tutta la produzione), hanno lavorato perfettamente così come erano.

Se poi volessimo parlare di auto impegnative, beh la mente corre direttamente alla Charger che Toretto utilizza in off-road. Per questa, sono stati necessari circa 2 mesi e mezzo di lavoro.

Concludiamo spendendo due parole su un’altra auto che sicuramente ha calamitato l’attenzione dei più attenti: la Lykan Hypersport. Come è stato possibile far comparire nel sequel un’auto che vale $3.4 milioni di dollari e che è stata realizzata in soli sette esemplari? La risposta è semplice. Almeno, si fa per dire. In realtà sono state costruite sei versioni della sportiva estrema realizzata dalla W Motors, ma nel realizzarle si è cercato di tagliare ogni tipo di costo inutile, a partire dalla scocca in fibra di carbonio, che è stata sostituita da una più semplice in fibra di vetro. Per quanto riguarda il telaio, invece, in luogo della struttura Porsche derivante dalle competizioni è stato scelto il più semplice telaio di una Boxster a cui è stato allungato il passo. Di soldi, comunque, ne sono stati spesi veramente tanti.