
Esiste un Paese in cui circa il 15% degli automobilisti non paga il bollo auto. Una piccola omissione collettiva che genera ogni anno un buco da 1,75 miliardi di euro nelle casse pubbliche, visto che significa veder svanire nel nulla quasi il 27% del gettito totale previsto.
Forse è anche inutile specificare di che Paese si tratta, per non creare imbarazzo.
A rendere il quadro ancora più vivace ci pensano le dimensioni del fenomeno: 45,4 milioni di veicoli circolanti, dei quali quasi almeno 7 con il bollo in arretrato.
Non è una categoria di anarchici fiscali e neanche di evasori professionisti, ma di automobilisti normali distribuiti su tutto il territorio nazionale, che ogni anno si dimenticano, rimandano o meglio ancora, evitano.
Nel frattempo le Regioni, che di con gettito ci campano, incassano molto meno di quanto preventivato e si danno da fare per recuperare il maltolto riuscendo a racimolarne circa un miliardo all’anno, mentre altrettanto resta comodamente nei conti correnti di chi dovrebbe versarlo.
Un buchino da 325 milioni
Il Piemonte, che in questo poco edificante affresco nazionale occupa un posto di tutto rispetto, la scorsa estate ha scoperto un buco nero di proporzioni gigantesche: 325 milioni di euro di bolli non pagati tra il 2018 e il 2023, risultato di cinque anni di dimenticanze collettive.
E la scoperta ha evidentemente prodotto una certa impressione negli uffici della Regione, non tanto perché la cifra fosse una sorpresa, visto che l’evasione del bollo è fenomeno ben noto e documentato, quanto piuttosto perché vederla scritta in nero su bianco, con tanto di anni e importi, è qualcosa difficile da ignorare.
A quel punto l’assessore al Bilancio Andrea Tronzano si è posto il problema: come si convincono 7 milioni di automobilisti sparsi per la Penisola a pagare una tassa che gli italiani, storicamente, odiano?
La risposta, elaborata nei mesi successivi e poi votata in Consiglio regionale durante la discussione del bilancio di previsione, è arrivata sotto forma di sconto.
La carota digitale
La Regione Piemonte, prima in Italia, ha lanciato la domiciliazione bancaria del bollo auto, accompagnata da una riduzione del 5% sull’importo dovuto per chi sceglie il pagamento automatico.
Il ragionamento non è per nulla sbagliato: a chi autorizza la banca ad addebitare la tassa direttamente sul proprio conto corrente, come fa per luce, gas, palestra e piattaforme streaming, lo Stato riconosce un premio con 15 euro in meno su un bollo da 300.
Un gesto di riconoscenza istituzionale nei confronti del contribuente che, per una volta, non ha fatto il furbo.
L’assessore Tronzano ha inquadrato la cosa con enfasi: “Un passo concreto nella direzione di una Pubblica Amministrazione più semplice, più moderna e più vicina ai cittadini”.
Il capogruppo di Forza Italia Paolo Ruzzola, che ha portato la proposta in Consiglio insieme ad altri colleghi, ha rincarato la dose spiegando che incentivare la domiciliazione “garantisce alla Regione incassi più certi e puntuali, riducendo l’evasione e i costi di riscossione”.
Una logica che gli economisti chiamano “incentivo” che nel difficile rapporto tra fisco e contribuente in Italia ha il sapore della novità.
Nell’entusiasmo generale è però da segnalare un dettaglio che compare di soppiatto nella comunicazione ufficiale: per ogni pagamento è applicata una commissione bancaria di un euro.
Non è certo una cifra che può cambiare le sorti del bilancio domestico, ma abbastanza per ricordare che la semplificazione pubblica raramente è del tutto gratuita.
Il labirinto dello SPID
Il meccanismo, raccontano dalla Regione, è molto semplice: basta accedere al portale Tassa Auto Piemonte tramite SPID, CIE o CNS, inserire i dati del veicolo e il proprio IBAN, e attendere la conferma via mail.
Da lì in poi il bollo viene addebitato automaticamente, con avvisi preventivi 30 giorni prima e notifica a pagamento avvenuto. Addio code, dimenticanze, sanzioni e furbizie.
L’unica condizione è che il mandato di addebito deve essere attivo almeno 60 giorni prima della scadenza del bollo: significa che chi si ricorda di aderire al servizio il giorno prima della scadenza ha perso il treno e torna all’inizio ma senza passare dal via.
Possono aderire le persone fisiche proprietarie di fino a 10 veicoli, mentre restano fuori dal perimetro i veicoli in noleggio o leasing, le auto storiche con più di trent’anni e i ciclomotori, che probabilmente godono di un’esistenza fiscale su un universo parallelo.
Quindici euro e un paese da riformare
Sullo sfondo di questa operazione aleggia una domanda: se quasi 2 miliardi di euro all’anno evaporano nel nulla tra bolli non pagati, e altri 2,5 si aggiungono tra multe stradali inevase, per un totale di 4,4 miliardi di euro l’anno, diecimila cartelle esattoriali al giorno, pensiamo davvero che la causa sia la scomodità del pagamento?
C’è da dubitarne e la risposta, probabilmente, è ben più complicata, ma il Piemonte ha comunque fatto quello che poteva: rendere il pagamento più comodo, offrire uno sconto e promettere notifiche puntuali.
Tanto, i milioni di italiani che contribuiscono a tenere in piedi questo primato nazionale probabilmente aderiranno l’anno prossimo, magari quello dopo. O forse mai.
















