Barcellona, dove gli autobus funzionano con il biometano delle acque reflue

Un celebre verso di “Via del Campo”, di Fabrizio De André, ricorda che “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”.

A Barcellona, probabilmente senza neanche conoscere De André, in qualche credono così tanto nelle potenzialità di quella roba indicibile, da aver deciso di convertire gli autobus cittadini al biometano derivato dalle acque reflue.

E per chi si sta chiedendo come faranno gli abitanti di Barcellona ad abituarsi al profumo poco gradevole che in genere certe cose portano in dote, basterà sapere che il biometano non ha alcun odore.

La risorsa delle acque reflue

Ma c’è poco da scherzare, perché tecnicamente per acque reflue si intendono i liquidi di scarico utilizzati per attività domestiche, industriali o agricole.

Detto in modo ancora più in breve degli scarti, perfino potenzialmente dannosi per la salute e l’ambiente.

E tutto questo, ancora una volta potenzialmente, potrebbe cambiare per sempre grazie al progetto “Nimbus”, voluto cinque anni fa dalla città di Barcellona per dare una svolta alla propria rete dei trasporti pubblici.

Due anni di test

In pratica, una piccola flotta di autobus Nimbus ha appena concluso una lunga fase di test, durata due anni, per testare il biometano prodotto dalle acque reflue cittadine e culminata pochi giorni fa con l’entrata in servizio ufficiale del primo autobus sulla linea V3, che collega la zona del porto al Parc del Castell de l’Oreneta.

Una sorta di anteprima che anticipa l’arrivo di 300 autobus a biometano sugli oltre 1.100 in servizio quotidianamente.

Un traguardo che può riscrivere la storia

La soddisfazione della città catalana è enorme, perché se tutto fosse confermato da altri controlli e verifiche europei, significherebbe la rivoluzione epocale dei trasporti e dell’inquinamento, visto che i dati registrati nei 24 mesi di test hanno confermato emissioni di CO2 inferiori dell’80% rispetto ai tradizionali mezzi pubblici.

In realtà, l’idea non è di sostituire gli autobus elettrici che già circolano a Barcellona, quanto piuttosto di salvare dalla rottamazione quelli a metano, prolungandone la vita con un notevole risparmio per le casse cittadine.

Oltre all’appoggio concreto della città di Barcellona, il progetto Nimbus nasce dalla sinergia tra “Veolia”, l’acquedotto cittadino, l’azienda dei trasporti pubblici “TMB”, l’Università di Barcellona e il programma europeo “LIFE”, che finanzia e incoraggia i progetti basati sull’uso del biometano.

Un impianto di depurazione all’avanguardia

In realtà, nulla sarebbe del progetto senza la “Baix Llobregat”, l’avveniristico impianto di depurazione cittadino che ogni giorno riesce a rigenerare il 95% dei 400mila mq di acque reflue prodotti fra la città e la prima cintura.

Tecnicamente all’avanguardia, l’impianto non si limita a estrarre metano dal biogas, come normalmente accade in questo genere di strutture, ma la CO2 viene mescolata con l’idrogeno proveniente da fonti rinnovabili e trasformata in biometano, recuperando così più energia e riducendo al tempo stesso l’impatto ambientale.

Oltre a rappresentare una scorta di acqua potabile utilizzabile nei periodi caldo intenso, una parte delle acque trattate al Baix Llobregat viene destinata all’irrigazione urbana e agricola e per la pulizia delle strade.

I fanghi residui, al contrario, per una parte diventano concime e per l’altra sono immagazzinati lasciandoli in enormi contenitori di fermentazione in grado di creare 500 metri cubi di biogas all’ora, quanto basta per rendere autosufficiente l’impianto e, da due anni a questa parte, per diventare biometano destinato alla rete dei trasporti pubblici.

L’Europa ci crede (ma come sempre in ordine sparso)

Ma Barcellona non è l’unica credere nelle potenzialità del biometano: Stoccolma lo utilizza da tempo sulla maggior parte degli autobus cittadini, mentre Londra e Madrid hanno avviato la fase di test per progetti simili.