
Secondo il mafioso cinematografico Johnny Stecchino, alias Roberto Benigni, “Il problema di Palermo è il traffico”.
In effetti, dal 1991 ad oggi la congestione urbana del capoluogo siciliano risulta fra le più alte d’Italia, ma se può servire da magra consolazione, Palermo è in buona compagnia.
Lo raccontano i dati del “Global Traffic Scorecard 2025”, un recentissimo rapporto realizzato dalla “Inrix”, agenzia statunitense specializzata nell’analisi dei trasporti globali che ogni anno tira giù i conti al pianeta Terra.
I parametri che contano

A passare sotto il setaccio della Inrix sono i dati triennali di circa 900 città di 36 Paesi al mondo, Italia compresa.
Per tutte, a rientrare nei calcoli sono la velocità media nella “rush hour”, l’ora di punta, quell’arco di tempo che tutti vorrebbero evitare senza mai riuscirci, la rapidità dell’ultimo miglio nelle consegne dei corrieri e, dulcis in fundo, le ore perse alla guida, con fegato e bile comodamente adagiati sul cruscotto.
Cinque giorni persi all’anno
Ci sono città che svettano sulle altre per ora buttate nell’abitacolo, come Istambul, dove gli automobilisti perdono 118 ore all’anno.
Due settimane e mezzo passate con gli occhi fissi sui colori dei semafori, tendendo per buona una settimana lavorativa media di 40 ore.
Il resto della top ten
Al secondo posto Chicago, la metropoli americana affacciata sul lago Michigan dove le ore smarrite per sempre scendono – si fa per dire – a 112.
E ancora Città del Messico (108 ore all’anno), Philadelphia (101) e Città del Capo (96). A completare la magica ton ten del tempo perso Dublino (95), Londra (91), Parigi (90) e Los Angeles (87).
La capitale inglese, in particolare, è responsabile di circa il 50% di tutti i ritardi nel traffico del Regno Unito, con un costo totale stimato in 3,85 miliardi di sterline e una media di 942 pounds (1.130 euro al cambio attuale) sborsate da ogni automobilista.
Tutto questo perché ovviamente, la congestione del traffico ha un riflesso importante sull’economia, con costi elevati strettamente legati al tempo perso, al carburante sprecato e ad un indice di produttività ridotto al minimo.
In Germania, nel solo 2023, il problema del traffico è stato valutato in una perdita secca pari a 3,6 miliardi di euro.
A proposto di Italia
Anche il nostro Paese fa quel che può: con 76 ore perse all’anno Roma guadagna in classifica la posizione numero 17, mentre Milano si assesta alla 24esima piazza con 67 ore andate in fumo.
Mantenendo la concentrazione sul Bel Paese, seguono Brescia (57 ore), Firenze (51), Bergamo (55), Palermo (eccola, finalmente), con 48, Napoli (43), Varese (52) e Torino (44).

Ma è curioso scoprire che secondo il report, dalla fine della pandemia in poi i dati annuali della congestione continuano ad aumentare in modo esponenziale ad ogni giro di calendario, come se la gente avesse l’impellenza di recuperare il tempo perso durante il lockdown.
E non è finita, perché le previsioni mondiali parlano di un trend in aumento ancora più marcato nei prossimi anni che lascia poche speranze ai polmoni del mondo intero.
E alla porzione di vita da passare chiusi nell’abitacolo: soli, tristi e con la prostata che chiede pietà.
















