lunedì 25 Maggio 2026 - 06:00:32

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Le strade italiane, dove migliorano i numeri e peggiorano i morti

Sulla carta, le cose vanno un po’ meglio: gli incidenti stradali in Italia calano, i feriti diminuiscono e gli automobilisti sembrano aver metabolizzato la stretta del nuovo Codice della Strada, entrato in vigore nel dicembre 2024.

Eppure c’è un dato che stride con questo quadro in apparente miglioramento: i morti sono aumentati del 7,7%, non esattamente poco.

È la fotografia nitida e scomoda che emerge dai numeri diffusi dall’osservatorio “Verti Movers”, il centro studi di “Verti Assicurazioni”, compagnia digitale del Gruppo Mapfre, che ha passato al setaccio i dati di oltre mezzo milione di assicurati.

I sinistri totali sono scesi del 3,9%, quelli con lesioni del 2,8%, numeri che presi da soli potrebbero sembrare un progresso.

Peccato però che non si possano considerare evitando altre cifre: ogni 1.000 incidenti registrati, almeno uno si è concluso con una vittima.

Città più prudenti, autostrade più letali

La chiave di lettura, secondo Marco Buccigrossi, Digital Business Director di Verti, è che le nuove sanzioni hanno colpito soprattutto i comportamenti tipici del traffico urbano come lo sguardo abbassato sullo smartphone, il mancato rispetto della precedenza o la sosta selvaggia davanti a un semaforo. Infrazioni diffuse, fastidiose, ma raramente mortali.

Con il risultato che in città gli incidenti si riducono, e quelli che restano sono spesso banali: le strade urbane registrano un calo delle vittime dell’8,4%, quelle extraurbane del 7,1%. Fin qui, insomma, tutto bene.

Tutt’altro accade sulle grandi arterie: i dati ACI-Istat del primo semestre 2025 raccontano che sulle autostrade le vittime sono salite del 4,4%, perché è proprio lì che si concentra quello che le nuove norme non riescono ad arginare: velocità elevata, stanchezza, guida in stato alterato e tutti quei comportamenti che non si correggono con la paura di una multa e tendono a prosperare dove il senso di impunità è più alto.

Chi percorre 3.000 km all’anno in città ha imparato a non toccare il telefono al semaforo, ma chi ne fa altrettanti in autostrada di notte, dopo una giornata di lavoro, ragiona in modo diverso.

L’auto salva vite, la moto no

Sul fronte dei veicoli, il divario racconta due culture della mobilità profondamente diverse: le auto escono dalla rilevazione con i sinistri complessivi in calo del 4,2% e soprattutto di quasi un quinto dei decessi, più precisamente del 19,4%.

È un risultato che racconta anche di sistemi di assistenza alla guida sempre più diffusi (frenata automatica d’emergenza, monitoraggio degli angoli ciechi, mantenimento della corsia) e di una categoria di conducenti che sembra aver recepito il messaggio delle nuove norme meglio di altri.

Le moto invece sono una storia opposta: i feriti gravi calano di poco, appena il 2,5%, ma i decessi aumentano.

Risultato, le due ruote restano il segmento più vulnerabile dell’intera mobilità stradale, quello in cui ogni errore ha un costo sproporzionato rispetto alla dinamica dell’incidente.

Una frenata brusca in auto, nella maggior parte dei casi si risolve con un colpo di paraurti, mentre in moto la stessa frenata può significare qualcosa di completamente diverso.

Stupisce il caso dei ciclomotori, che si comportano in modo sorprendentemente virtuoso, avvicinandosi al profilo delle auto: i sinistri con feriti scendono dell’11,5%, segnale forse legato al dettaglio che i ciclomotoristi si muovono prevalentemente in ambito urbano, dove le nuove norme mordono di più.

L’età che non perdona

Scendendo nel dettaglio anagrafico, la fascia 50-59 anni è quella che accumula il maggior numero di sinistri, seguita dai 40-49enni.

Niente di sorprendente: sono i guidatori più presenti sulle strade, quelli con più km percorsi ogni anno, che guidano per lavoro, per accompagnare i figli e per tenere in piedi una quotidianità complicata.

Ben più inquietante è invece il dato che riguarda chi ha tra i 60 e i 64 anni: in questa fascia i decessi sono più che raddoppiati rispetto al 2024, con un incremento del 125%.

Non si tratta di una variazione marginale su numeri piccoli, ma di un’anomalia che merita attenzione. Le ragioni possono essere tante, dai riflessi più lenti alla minore propensione a percepire il rischio, dalla difficoltà ad adattarsi a un codice della strada cambiato, ma qualunque sia la causa, è un dato che merita risposte.

La geografia del rischio

Sul piano territoriale, Belluno svetta in modo sconcertante: i sinistri sono cresciuti del 131% rispetto all’anno precedente, un balzo che non trova spiegazioni immediate e potrebbe essere influenzato da fattori stagionali, da un aumento del traffico turistico o da dinamiche locali ancora da decifrare.

Prato e Caltanissetta seguono con un più 18% ciascuna, ma è quest’ultima a preoccupare di più, perché registra anche una crescita dei sinistri che provocano lesioni gravi.

All’opposto, Torino e Genova confermano di saper gestire il rischio meglio di molte altre realtà: la prima limita il calo dei sinistri all’1%, la seconda al 5%, in entrambi i casi numeri che in un contesto metropolitano ad alta densità di traffico equivalgono a un risultato più che lusinghiero.

Nei grandi centri urbani, con velocità mediamente basse, infrastrutture consolidate e un sistema di controllo capillare, le norme trovano terreno più fertile.

Oltre le sanzioni

Il quadro complessivo dimostra che il nuovo Codice della Strada ha funzionato, ma in parte e solo dove era più facile che funzionasse.

Ha cambiato qualche abitudine, soprattutto in città, su comportamenti visibili e facilmente sanzionabili e ridotto il numero degli incidenti, che è già qualcosa.

Non ha però scalfito le cause profonde di ciò che trasforma un incidente in tragedia: la velocità eccessiva, la stanchezza, l’alcol, le droghe e quella sottovalutazione del rischio che è forse il problema più difficile da affrontare con una norma.

“La consapevolezza delle nuove sanzioni ha ridotto i comportamenti imprudenti minori senza però incidere con la stessa forza su quelli ad alto rischio – osserva Buccigrossi – i pilastri della sicurezza stradale restano la prudenza, il rispetto degli altri e il buonsenso di chi guida”.

Il dato che pesa di più sono i 1.000 incidenti, di cui almeno uno mortale: significa una persona che non torna più a casa e una famiglia che aspetta una telefonata che non arriva.