Nel mercato dell’auto italiano il diesel tossisce e l’elettrico stenta

Mercato
Il mercato dell'auto italiano chiude il 2025 con le vendite in calo, l'elettrico sempre lento e nodi europei irrisolti

Il 2025 si chiude con il segno meno. E non è solo un meno di quelli simbolici, da statistica indulgente.

Infatti, il mercato automobilistico italiano archivia l’anno a 1.525.722 immatricolazioni, in calo del 2,1% rispetto al 2024, nonostante un dicembre sorprendentemente positivo (+2,2%).

Una crescita tardiva, quasi consolatoria, sostenuta in larga parte dalla coda degli incentivi all’auto elettrica, prenotabili dal 22 ottobre, che tuttavia hanno acceso un fuoco più simile a un cerino che a un falò.

Il quadro che emerge dai dati diffusi dall’ANFIA è chiaro: il mercato tiene il minimo indispensabile, ma resta strutturalmente lontano dai livelli storici.

E non solo da quelli pre-pandemia.

Numeri che fanno rumore (e non di marmitta)

Per capire davvero la portata della frenata, basta confrontare le vendite degli ultimi anni.

Anno Immatricolazioni
2007 2.494.115
2019 1.917.106
2024 1.558.720
2025 1.525.722

Il mercato italiano oggi viaggia oltre il 20% sotto il 2019 e addirittura quasi il 40% sotto il picco del 2007, l’anno prima della crisi Lehman Brothers.

E fa impressione ricordare che proprio quella crisi, a differenza di quanto accaduto ora, era in fase di superamento quando la pandemia ha colpito il settore automotive come un airbag esploso all’improvviso.

Anche l’Europa arranca

E sbaglia chi pensa che l’Italia sia un’eccezione.

Perché il problema è europeo, e riguarda in modo particolare i grandi mercati dell’eurozona.

Secondo i dati ACEA (gennaio-novembre) la Francia perde il 27,2% rispetto al pre-Covid, la Germania il 21,4%, il Regno Unito il 13,3% e la Spagna chiude con un calo del 9,3%.

Nel resto del mondo, però, la musica è diversa.

I volumi sono tornati e in molti casi hanno superato i livelli pre-pandemia: l’Europa no.

E non perché gli europei abbiano improvvisamente deciso di rinunciare all’auto.

Auto più vecchie, meno sicure, più inquinanti

Il mercato non è crollato per mancanza di domanda, ma per rinvio sistematico della sostituzione del parco circolante.

Milioni di vetture potenzialmente pronte per la rottamazione continuano a circolare, con conseguenze evidenti.

Ovviamente peggioramento della sicurezza stradale, quindi emissioni reali più elevate e infine rallentamento del rinnovamento tecnologico.

Un paradosso evidente: politiche nate per proteggere l’ambiente finiscono per prolungare la vita di auto obsolete, spesso Euro 4 o Euro 5, ben lontane dagli standard di efficienza attuali.

Elettrico sì, ma piano piano

Tornando all’Italia, dicembre 2025 ha mostrato una fiammata per le vetture elettriche ed elettrificate.

I BEV hanno ottenuto una quota dell’11,2% nel mese, 6,2% nell’anno.

Forte rialzo a dicembre (9,1%) per i PHEV, anche per effetto dello smaltimento stock prima dei nuovi parametri omologativi 2026.

Complessivamente le “auto ricaricabili” hanno chiuso l’anno al 12,6%, con una crescita di 5,1 punti percentuali.

Numeri in crescita, ma ancora lontani da una vera massa critica. Senza incentivi, la domanda resta fragile. E soprattutto, non autosufficiente.

Nel frattempo, benzina e diesel arretrano vistosamente, mentre le ibride mild e full continuano a rappresentare il vero pilastro del mercato, con una quota annua del 44,1%.

SUV ovunque, Panda sempre lì

Il 2025 conferma due certezze granitiche: i SUV dominano (57,6% del mercato annuo) e la Fiat Panda resta la più venduta con oltre 102.000 unità.

Nella top 10 annuale convivono citycar, SUV compatti e qualche outsider elettrico come la Leapmotor T03, segno che qualcosa si muove, ma senza ancora ribaltare gli equilibri.

La politica europea e il (timido) passo indietro

Il 16 dicembre l’Unione Europea ha aperto, per la prima volta, a una possibile attenuazione delle misure ambientali che dovrebbero portare allo stop dei motori endotermici nel 2035.

Un segnale piccolo, ma simbolicamente importante.

Come sottolinea Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor, non basta correggere la rotta, ma serve un piano industriale europeo serio, capace di rilanciare la produzione, salvaguardare l’occupazione, compensare i danni già inflitti a filiere e lavoratori.

L’ecologia, quando diventa ideologia, rischia di perdere di vista la realtà industriale.

Uno sguardo oltre il parabrezza

Il 2025 lascia l’auto italiana ferma in corsia di emergenza, con le quattro frecce accese.

Il motore gira ancora, ma a basso regime. La transizione è necessaria, ma senza una strategia pragmatica rischia di trasformarsi in un vicolo cieco.

Perché la vera sostenibilità non è solo elettrica: è economica, sociale e industriale.

E senza un mercato sano, nessuna transizione può davvero partire.