
Al CES 2026 di Las Vegas la tecnologia diventa esperienza, e l’automobile si trasforma in piattaforma intelligente.
Infatti, alla kermesse tecnologica di quest’anno non si parla soltanto di gadget futuristici o di promesse a effetto.
Bosch ha riportato la discussione sul terreno che le è più congeniale, quello della tecnologia che entra nei processi industriali, nei veicoli, nelle fabbriche e soprattutto nella vita quotidiana.
Un racconto coerente, che ruota attorno a un concetto chiave: la simbiosi tra software e hardware come vero motore del progresso.
In un mondo dove tutto sembra diventare digitale, Bosch ribadisce una verità spesso trascurata.
Cioè che il software diffonde il suo valore solo quando dialoga con il mondo fisico. Sensori, attuatori, materiali, elettronica di potenza e algoritmi non sono mondi separati, ma parti di un unico ecosistema tecnologico.
Ed è proprio qui che l’azienda tedesca gioca la sua partita più importante.
Software + hardware, la ricetta Bosch per il futuro
“La nostra esperienza ci permette di colmare il divario tra il fisico e il digitale”.
A parlare così è Tanja Rückert, membro del Consiglio di Amministrazione di Bosch, dal palco del CES. Una frase che mette in evidenza come Bosch non si limiti a sviluppare software o componenti, ma li progetta insieme, fin dall’origine.
Paul Thomas, Presidente di Bosch Nord America, lo ribadisce: “Bosch conosce a fondo sia il software sia l’hardware. Su questo si basa il nostro successo”.
Un’affermazione che trova riscontro nei numeri: entro l’inizio del prossimo decennio, Bosch prevede oltre 6 miliardi di euro di fatturato da software e servizi, di cui circa due terzi nel settore Mobility.
Guardando più avanti, nella prima metà degli anni Trenta, il giro d’affari legato a software, sensori, computer ad alte prestazioni e componenti di rete supererà i 10 miliardi di euro.
A sostenere questa crescita c’è un investimento massiccio, ben 2,5 miliardi di euro in intelligenza artificiale entro il 2027.
E non si tratta di sperimentazioni fini a sé stesse, ma di applicazioni concrete.
L’abitacolo diventa intelligente (davvero)
Nel veicolo definito dal software, l’abitacolo è il punto di contatto tra uomo e macchina.

Al CES 2026 Bosch ha mostrato un cockpit basato sull’AI che va ben oltre l’infotainment tradizionale.
Il cuore del sistema è un Large Language Model capace di comprendere il linguaggio naturale e dialogare con il conducente come un assistente umano.
Accanto a questo, un modello visivo interpreta ciò che accade dentro e fuori dal veicolo: postura degli occupanti, traffico, segnali, ostacoli.
Il risultato è un ambiente che si adatta al conducente, anticipa le esigenze e svolge compiti complessi.
Per esempio, la ricerca automatica di un parcheggio o la gestione di riunioni online direttamente dall’auto.
È la personalizzazione portata a un nuovo livello, resa possibile solo dall’integrazione profonda tra sensori, potenza di calcolo e software AI.
By-wire, il controllo che diventa codice
Tra le tecnologie chiave per la mobilità del futuro spiccano i sistemi brake-by-wire e steer-by-wire, di cui Bosch è uno dei principali protagonisti globali.
Eliminare i collegamenti meccanici tradizionali significa affidare a segnali elettrici e algoritmi il controllo di funzioni critiche come frenata e sterzo.
Dal punto di vista ingegneristico, i vantaggi sono enorm.
Per quanto riguarda il Brake-by-wire si ha una ridondanza funzionale, tempi di risposta ridotti e integrazione con gli ADAS.
Invece per gli Steer-by-wire si ha libertà di design, controllo software avanzato, supporto alla guida autonoma.
Bosch prevede che queste tecnologie genereranno oltre 7 miliardi di euro di fatturato entro il 2032, diventando un pilastro della guida autonoma e dei veicoli software-defined.
Meno mal d’auto grazie agli algoritmi
Un tema spesso sottovalutato nella guida autonoma è il comfort dinamico.
Se il veicolo guida da solo, il passeggero diventa più sensibile a rollio e beccheggio. Bosch affronta il problema con il software Vehicle Motion Management, capace di controllare il movimento del veicolo nei sei gradi di libertà.
Coordinando freni, sterzo, motore e telaio, il sistema riduce le oscillazioni indesiderate, migliora la stabilità e aiuta a prevenire il mal d’auto.
Sembra un dettaglio, ma non lo è, anzi è uno degli elementi chiave per l’accettazione della guida autonoma da parte del pubblico.
Radar Gen 7 Premium per vedere oltre
La percezione dell’ambiente resta fondamentale per chi è a bordo vettura.
Con il nuovo Radar Gen 7 Premium, Bosch porta sul mercato un sensore capace di rilevare oggetti molto piccoli a oltre 200 metri di distanza.
Merito di una configurazione avanzata dell’antenna e di algoritmi AI che migliorano precisione angolare e affidabilità in scenari complessi.
Applicazioni come il freeway pilot diventano così più sicure, perché il veicolo può reagire tempestivamente anche a eventi imprevisti.
Dall’auto alla micromobilità, e-bike più sicure
L’expertise Bosch si estende anche alle e-bike: infatti, l’app eBike Flow introduce una funzione antifurto intelligente.

L’utente può segnalare bici o batteria come rubate e se qualcuno tenta di connettersi al sistema, l’app invia un avviso immediato.
È un esempio perfetto di come software, connettività e hardware possano aumentare la sicurezza anche fuori dall’automotive tradizionale.
I sensori MEMS, eroi invisibili della digitalizzazione
Alla base di tutto ci sono i sensori MEMS. Bosch presenta la piattaforma BMI5 AI MEMS, che integra funzioni di intelligenza artificiale direttamente nel sensore.
Non solo misurazioni, ma interpretazione del contesto con applicazioni dalla realtà virtuale e aumentata alla robotica avanzata.
I robot umanoidi, grazie a questi sensori, possono orientarsi anche quando la visione è parzialmente ostruita. È l’intelligenza distribuita che prende forma nel silicio.
Fabbriche intelligenti: Bosch e Microsoft insieme
Il futuro non riguarda solo i prodotti, ma anche il modo in cui vengono realizzati.
Bosch e Microsoft hanno annunciato al CES 2026 l’espansione della collaborazione su Manufacturing Co-Intelligence, basata sull’AI agentica.
Questa tecnologia analizza enormi volumi di dati, prende decisioni autonome e ottimizza produzione, manutenzione e supply chain.
Il risultato sono fabbriche più efficienti e più sostenibili dal punto di vista umano, perché riducono il carico di lavoro ripetitivo. Tra i primi clienti figura Sick AG, leader mondiale nella sensoristica industriale.
Origify, il DNA digitale contro la contraffazione
Un’altra innovazione sorprendente è Origify, la soluzione Bosch contro la contraffazione.
Nessun chip, nessuna etichetta, ma il sistema analizza le caratteristiche fisiche uniche della superficie di un prodotto e le trasforma in un’identità digitale non clonabile.
Con l’app Detector, bastano pochi secondi e un video per verificare l’autenticità di un bene. Una risposta elegante e tecnologicamente raffinata a un problema globale.
Stati Uniti, laboratorio di innovazione
Per Bosch il Nord America resta strategico.
Oltre alla collaborazione con Microsoft, l’azienda tedesca lavora con Kodiak AI su piattaforme ridondanti per camion a guida autonoma.
Sistemi completi, indipendenti dal veicolo, che integrano sensori, attuatori e software Bosch.
Parallelamente, Bosch investe nella produzione di wafer in carburo di silicio a Roseville (California) rafforzando una tecnologia essenziale per l’elettromobilità e l’elettronica di potenza.
AI tra entusiasmo e cautela
Il Bosch Tech Compass (ne abbiamo già parlato qui), basato su oltre 11mila interviste in sette Paesi, racconta un mondo diviso ma curioso.
Il 70% degli intervistati considera l’AI fondamentale per il futuro, ma il 57% vorrebbe un “pulsante di pausa” per comprenderne meglio le implicazioni.
Un dato che invita alla riflessione, perché l’innovazione corre veloce, ma ha bisogno di essere accompagnata da consapevolezza.
Uno sguardo oltre l’hardware
Al CES 2026 Bosch non ha semplicemente presentato tecnologie, ha raccontato la sua visione di futuro.
Una visione in cui le macchine non si limitano a eseguire, ma comprendono, anticipano, collaborano. Un futuro in cui il software non è astratto e l’hardware non è muto, ma insieme costruiscono esperienze più sicure, umane e intelligenti.
Forse è proprio questa la lezione più importante. Il progresso non nasce dalla velocità, ma dall’equilibrio tra intelligenza artificiale e responsabilità umana.
















