Lancia Beta Montecarlo: passione internazionale

L’anno scorso la Lancia Beta Montecarlo ha compiuto 50 anni, un’auto che è ormai a pieno diritto una ‘storica’ anche se per le linee moderne può apparire una ‘youngtimer’.

In effetti, si definiscono con questo termine le auto che non hanno ancora avuto lo status ufficiale di ‘storica’ per motivi anagrafici (nella fascia dai 15 ai 30 anni) ma che per popolarità e diffusione, rarità o qualunque altro aggettivo le possa far rientrare, in un futuro prossimo, tra quelle di interesse storico e collezionistico, stanno facendo proseliti tra gli appassionati più giovani.

Il motivo? Beh, più di uno.

Sicuramente un prezzo d’acquisto che in genere è più accessibile rispetto a una storica, una maggiore fruibilità e poi, fatto non trascurabile, rientrano nei desideri irrealizzati dei quarantenni e cinquantenni del giorno d’oggi, ovvero di quelli che, ci si augura, manterranno vivo l’interesse per l’auto storica.

La Lancia Beta Montecarlo, nonostante le apparenze, nel 2025 ha festeggiato il 50° compleanno (fu presentata al Salone di Ginevra del 1975) e conta appassionati in ogni parte d’Europa.

Un raduno per celebrare i 50 anni della Lancia Beta Montecarlo

Un anniversario importante che il Beta Montecarlo Club Italia ha voluto celebrare organizzando un bel raduno che ha concentrato partecipanti arrivati, sulle proprie ruote, da tutta Europa.

In particolare nel gruppo di partecipanti c’era una nutrita rappresentanza inglese.

La due posti disegnata da Paolo Martin e prodotta dalla Pininfarina ha infatti, come in genere tutte le automobili Lancia, una nutrita schiera di estimatori Oltremanica.

La Montecarlo è un’auto importante nella storia sportiva della Lancia, poiché è stata la base sulla quale il reparto corse Abarth sviluppò la 037.

Questa fu l’ultima vettura da rally a due ruote motrici (posteriori) a opporsi alla stella nascente Audi quattro a trazione integrale, l’auto che cambiò radicalmente la tecnica dei  rally.

La 037 riuscì a far vincere alla Lancia in Campionato del Mondo Costruttori nel 1983 e a piazzare Walter Röhrl e Markku Allen al secondo e terzo nel Mondiale piloti dietro Hannu Mikkola con la Audi.

Un po’ di storia

La Montecarlo è senza dubbio una Beta atipica, coi due posti secchi, la carrozzeria moderna, le linee tese e le caratteristiche ‘pinne’ laterali che corrono dal lunotto all’estremità posteriore del corpo vettura.

Il motore centrale, poi, non si era mai visto su una Lancia di serie, ma solo sulla specialissima Stratos col motore Ferrari.

La Montecarlo si contrapponeva alle linee più morbide della Beta berlina del 1972, la prima Lancia dell’era FIAT, che aveva la meccanica ‘tutta avanti’, col motore trasversale in comune con le più sportive versioni Coupé, HPE (una bella shooting-brake) e Spider.

Con le cugine, la Montecarlo condivideva il motore bialbero ‘Lampredi’ portato da 1.8 a 2.0 litri da 120 CV e in parte le sospensioni. Tutto il resto era nuovo.

Il cambio a cinque marce, in blocco con il differenziale, affiancava il motore posto in posizione trasversale dietro l’abitacolo.

La scocca era nuova, interamente progettata, prodotta e assemblata presso le officine Pininfarina.

La Lancia Beta Montecarlo era proposta nelle versioni chiusa Coupé e col tetto removibile Spider.

La prima serie fu prodotta dal 1975 al 1978 in circa 3.400 esemplari, di cui oltre 2.000 Coupé.

Fu anche esportata negli USA

Tra il 1976 e il 1977 Pininfarina produsse anche una versione speciale destinata la mercato USA denominata Lancia Scorpion.

Questa, come richiesto dalle normative locali, montava di paraurti ad assorbimento di energia, motore depotenziato a basse emissioni e l’aggiunta delle luci d’ingombro.

La seconda serie fu prodotta dal 1980 col nome Lancia Montecarlo, con una nuova calandra che riprendeva il family feeling delle altre Lancia dell’epoca, le pinne posteriori che correvano ai lati del cofano motore vetrate, i cerchi in lega passati da 13″ a 14” e, nel motore, l’adozione dell’accensione elettronica.

La seconda serie, rimasta in listino fino al 1984, sarà prodotta in circa 2.000 esemplari.

Lancia Beta Montecarlo
Una parte delel auto schierate davanti al Castello di Virle.

Al raduno rappresentata tutta la produzione e anche qualche ‘Special’

La partecipazione al raduno, che ha avuto una parte itinerante ed è culminato col ritrovo a Virle, alle Porte di Torino, per una sosta a carattere culturale (con visita al Castello di Virle) e pranzo presso l’eccellente ristornate La Piola il cui proprietario Giovanni ha un debole per il buon cibo, il buon vino e le belle automobili.

Il pranzo conviviale presso il ristorante La Piola di Virle ha unito una compagnia di un centinaio di persone, tra piloti e accompagnatori.

 

Oltre trenta esemplari di Montecarlo prima e seconda serie spiccavano anche una Scorpion e un paio di ‘Special’ di cui una, proveniente dall’Inghilterra, tecnicamente piuttosto interessante.

L’inglese col V6 Busso

Il proprietario ci ha raccontato che l’auto è stata acquistata nel 1991 e che contestualmente all’avvio del restauro aveva già in mente di sostituire il motore con un V6 ‘Busso’ 3.0 litri proveniente da una Alfa Romeo 164 Quadrifoglio.

Lancia Beta Montecarlo
La Montecarlo di cui si parla nel testo durante il viaggio che l’ha portata, sulle sue ruote, dall’Inghilterra all’Italia e ritorno.

 

Un motore fantastico le cui prestazioni hanno richiesto, oltre a un non indifferente lavoro di adattamento del vano motore e di tutti i componenti accessori, l’adeguamento dell’impianto frenante (in origine piuttosto modesto) con pinze a quattro pistoncini Wilwood sia anteriori che posteriori e pompa freno proveniente da una Lancia 037.

Le sospensioni sono dotate di boccole in polietilene su tutto il perimetro, comprese le barre antirollio, con ammortizzatori Gaz Gold completamente regolabili.

I cerchi sono Compomotive Ts501 in due sezioni con pneumatici Yokohama Advan.

Sul motore è stato applicato motore un compressore Aston Martin con intercooler aria-acqua e sistema di gestione programmabile Emerald.

Lancia Beta Montecarlo
L’incredibile ‘trapoianto’ di un V6 Busso sovralimentato nel piccolo vano motore della Montecarlo.

Lo scarico è stato realizzato dal proprietario, che ci ha detto che in questa configurazione il motore eroga poco meno di 300 CV, mantenendo una mappatura tale da consentire l’uso quotidiano, con un eccellente accelerazione (0-100 km/h in circa 4,6 secondi e il 400 metri da fermo in 12 secondi).

Per quanto riguarda gli interni, ha sedili Sparco serie due e interni Montecarlo, mentre per il colore è stato scelto il rosso corsa Ferrari del 1983.

L’italiana punta sull’aggressività estetica e un motore elastico

L’altra ‘special’ è meno estrema di quella inglese ma ha anch’essa una storia interessante, che parte da un restauro eseguito nel 2000 sia di carrozzeria sia di meccanica, con revisione completa della testata (valvole, guide e sedi nuove, oltre alla raccordatura e lucidatura dei condotti per adattarlo al collettore 4 in 1 del carburatore doppio corpo originale), sostituzione della pompa dell’olio, delle fasce elastiche poiché pistoni e cilindri erano ancora in buono stato, bronzine trimetalliche.

Sono stati sostituiti gli alberi a camme con altri, riprofilati, della FIAT 131 con alzata 11,5 mm e un profilo che ha privilegiato l’erogazione.

Tra la testata e il basamento è stata interposta una guarnizione con anelli Cooper.

Il motore al banco ha dato oltre 120 CV a 5.000 giri/min. I cerchi sono da 17” con distanziali.

Lancia Beta Montecarlo
Il motore della Lancia Montecarlo di cui si pala nel testo.

AVU 701 T: la Montecarlo provata da Jeremy Clarkson per Top Gear

Questa Montecarlo, prodotta nel settembre/ottobre 1977 e immatricolata nel Regno Unito il 27 settembre 1979 ha percorso finora 116.000 km ed è appartenuta a quattro proprietari, che ne hanno sempre curato la manutenzione.

Si tratta di un esemplare che non è mai stato restaurata, tuttavia negli anni ’90 sono stati effettuati alcuni interventi di riparazione, principalmente per risolvere alcuni problemi di corrosione sui parafanghi anteriori e sulle portiere.

Parte della verniciatura è ancora originale.

Lancia Beta Montecarlo
La Lancia Montecarlo AVU 701T di cui si parla nel testo.

Monta il motore originale, dotato di una testata 130TC, due carburatori 40DCNF e pistoni ad alta compressione, oltre a sospensioni potenziate e moderni freni anteriori ventilati.

E’ equipaggiata con cerchi Ronal A1 per consentire l’uso di pneumatici moderni e garantire una migliore aderenza.

Nel 2009 il proprietario è stato contattato dal programma Top Gear della BBC e l’auto è stata utilizzata in uno speciale dedicato alle Lancia, dove è stata guidata sia da Jeremy Clarkson che da Richard Hammond.

Clarkson ha scritto un articolo sul Sunday Times in cui elogiava la Montecarlo, non solo per il suo stile, ma anche per le dimensioni ridotte e il peso contenuto.

Mi sono innamorato di una Beta Montecarlo da… un demolitore

David Griffiths, organizzatore del gruppo di appassionati inglesi venuto in Italia per celebrare il cinquantenario della Beta Montecarlo, ha avuto un rapporto particolare con questa macchina.

“Nel 1984, quando la Lancia vinceva nei rally, avevo una Beta Coupé che mantenevo in efficienza procurandomi i ricambi da un demolitore della ia zona”.

“I soldi erano pochi e questo era un ottimo modo per spendere meno…

“Capitò che una volta, mentre ero a caccia di un pezzo, vidi una Montecarlo incidentata sotto una pila di altre auto mezze smontate”.

“Chiesi di poterla vedere e di poterci salire. Fu il classico colpo di fulmine, tanto che decisi che avrei prima o poi dovuto averne una!”.

“Passarono 16 anni e finalmente riuscii ad acquistarne una a un prezzo ragionevole. Quella macchina mi fece conoscere tanti altri appassionati Lancia in Inghilterra, molti dei quali sono nel gruppo che è venuto in Italia per il cinquantesimo”.

“Ci vediamo almeno sei volte l’anno e una volta ogni tre anni organizziamo un viaggio in Italia”.

“Siamo organizzati e ciascuno di noi porta un certo numero di ricambi che potrebbero essere utili per qualche riparazione d’emergenza”.

“I successi sportivi della Lancia hanno avuto un enorme peso nel fare appasioinare a questo marchio quelli della mia età. Inoltre, da neo patentato le sole auto che una persona normale poteva acquistare erano le Ford Fiesta e Escort, auto con poca personalità”.

“Avere una Lancia, anche con molti anni sulle spalle era un segno distintivo e fu per questo che appena ne ebbi la possibilità mi comprai una Beta Coupé!”.

“Da allora non mi sono più separato da questo marchio e oggi possiedo parcche Lancia, anche una dell’anteguerra”.

“Rispetto a ciò che è la Lancia oggi, francamente devo dire che non capisco il management”

“Lancia ha un’eccellente reputazione in Inghilterra, ed è sempre stata riconosciuta per l’esclusività e l’eleganza delle sue auto del passato”.

“Oggi purtroppo, anche per scelte politiche, i Costruttori fanno auto che la gente non vuole e questo è molto triste”.

Lancia Beta Montecarlo
L’autore con David Griffiths, grande appassionato Lancia inglese.