
MCLAREN 10

Al via di ogni Gran Premio è pressoché scontato che i papaya (che a questo giro erano vestiti di bianco) scendano in pista per vincere. A Montecarlo però l’esito non è mai scontato. In più questa volta c’era l’incognita delle due soste obbligatorie che hanno movimentato la corsa senza però incidere granché sull’ordine d’arrivo. Come spesso accade a Montecarlo conta la posizione sulla griglia di partenza. Lando Norris, che ha vinto la corsa (10 e lode), aveva battuto Charles Leclerc di 109 millesimi in qualifica e ha costruito la vittoria proprio grazie alla pole di sabato e a una decisa difesa alla prima curva. Norris sta vivendo un momento delicato, la sua auto è a dir poco spaziale, ma è spaziale anche il suo compagno Oscar Piastri (voto 8) che grazie al terzo posto resta in testa al Mondiale. Nel paddock cominciava a consolidarsi l’idea (forse solo un pregiudizio) che Piastri avesse il carisma del vincente e Norris lo stigma del perdente. Prendersi il GP più prestigioso dell’anno serve a spazzare via ogni idea preconcetta e a tirare un grande sospiro di sollievo.
FERRARI 8,5

La vittoria a Montecarlo sarebbe stata possibile se sabato Charles Leclerc fosse riuscito a conquistare la pole. Invece il monegasco, di fronte al suo pubblico e al suo Principe Alberto, ha dovuto accontentarsi della piazza d’onore, tanto in qualifica quanto in gara. E tuttavia, per come sta andando la Ferrari in questo primo scorcio di stagione, un piazzamento di questo tipo è grasso che cola. Charles (voto 10) ci ha messo tutto quel che aveva sin dalle libere di venerdì, forse avrebbe meritato di più. Hamilton (voto 7,5) ha pagato a caro prezzo la penalità in griglia inflittagli per aver ostacolato Verstappen in qualifica, ma difficilmente avrebbe potuto fare meglio di Leclerc. Tuttavia non bisogna caricare la buona prestazione monegasca di significati che non ha: a Montecarlo non si sorpassa, l’aerodinamica conta meno, le Safety Car (che quest’anno non si sono viste) possono esser decisive, la track position è cruciale. A Barcellona, su una pista tecnicamente molto esigente, la musica potrebbe essere diversa, la Ferrari rischia di tornare sui livelli noti. Vero che la McLaren dovrà rinunciare a una piccola parte del suo vantaggio in virtù della Direttiva Tecnica 39 (che irrigidisce le ali anteriori), ma non immaginiamoci stravolgimenti che non ci saranno. Quello colto dalla Ferrari è comunque il miglior risultato stagionale per la mediocre monoposto di quest’anno, in attesa di cambiamenti più marcati che potrebbero arrivare da Silverstone. È già qualcosa.
RED BULL 7
La squadra cresce poco alla volta, ma la differenza può farla soprattutto Verstappen (voto 7) che per come si è messa la gara non ha potuto dare libero sfogo al suo talento. Nella mediocrità Tsunoda (voto 5,5) che è stato incolpevolmente tamponato da Gasly e per questo ridotto a semplice comparsa.
RACING BULLS 8
I cugini italiani della Red Bull sono stati i primi a capire come sfruttare l’obbligo delle due soste, merito (anche) di Laurent Mekies, lunga esperienza a Maranello (ma non lo si poteva trattenere, visto che le sue qualità non si scoprono oggi?). Si può discutere sulla decisione di introdurre il doppio pit stop, probabilmente non è stata la trovata migliore degli ultimi anni. Ma, stante la regola, a Faenza l’hanno interpretata per primi e alla grande. Per quanto attiene Isack Hadjar (voto 9) è evidente che sia nata una stella: quanto brillerà e quanto a lungo lo si vedrà nel tempo. Bravo anche Liam Lawson (voto 7) che arrivava da qualche prova mediocre e che è andato a punti.
HAAS 7,5
Esteban Ocon (voto 7.5) ottimo, molto concreto. Così come concreta è tutta la squadra americana made in Ferrari (chissà se Trump lo sa…). Bravo anche Ollie Bearman (voto 6) ma l’inutile mano pesante della Fia, che lo ha penalizzato in griglia, gli ha impedito di puntare a un risultato migliore.
WILLIAMS 8
Come la Racing Bulls, magari ispirata proprio dalla Racing Bulls, ottimizza l’idea della doppia sosta. Carlos Sainz (voto 7) è uomo squadra perfetto, ma ammette che correre per andare piano (così da consentire al compagno di squadra di avere un pit stop “gratuito”) non è il massimo. Ottimo Alexander Albon (voto 7), anche lui interprete degli ordini di scuderia. Comunque la Williams sta crescendo parecchio.
MERCEDES 5
Finito male il sabato (Antonelli a muro, Russell fermo per un guaio tecnico) è dura raccogliere qualcosa alla domenica. Però in gara non c’è stata un’idea di strategia, se non la vana attesa di una Safety Car o la balzana trovata di consigliare a Russell (voto 5) un sorpasso tagliando la chicane (cosa che è costata un drive trough). Quanto ad Antonelli (voto 5) è evidente che paga l’inesperienza: “Ho bisogno di un reset” ha detto. Giusto. E saperlo è già importante.
ALPINE 4
Una tamponata di Gasly (voto 4) a Tsunoda, chiude ogni ambizione. Il francese non sbaglia quasi mai, un errore accade anche ai migliori. Colapinto (voto 4) non trova la misura alla squadra, né la squadra a lui. Briatore deve imporre una svolta e sarebbe un peccato rinunciare all’acerbo talentino argentino.
ASTON MARTIN 6
È finalmente arrivato Il Genio (al secolo Adrian Newey), ma sull’auto di quest’anno non potrà fare molto. Fernando Alonso (voto 7) mette in scena l’ennesima prova di carattere, però l’auto è quella che è. Chissà se gli toccherà un ultimo giro di valzer nel 2026 oppure no. Stroll… beh, un tempo ormai lontano c’era un pilota che s’era meritato il soprannome di “chicane mobile” (niente nomi, non era nemmeno antipatico). Ebbene il canadese (voto 4,5) potrebbe rinverdirne le gesta.
SAUBER 5,5
Si fa quel che si può con quel che c’è. Stesso discorso per il veterano Hulkenberg e il rookie Bortoleto.
PIRELLI 7

Tutto bene con le gomme, di cui si discuterà a lungo per l’inutile imposizione del doppio pit stop (ma non è colpa della Pirelli). Mario Isola, direttore del Motorsport Pirelli, è però di diverso avviso: “Innanzitutto, va tenuto presente che la novità regolamentare introdotta ha certamente aumentato la curiosità non solo degli addetti ai lavori, ma anche degli appassionati per come si sarebbe svolta la gara. Se è vero che abbiamo avuto gli stessi primi quattro classificati della sessione di qualifica, è altrettanto vero che ci sono stati cinque cambi di leadership con tre piloti diversi che hanno condotto la gara e, alle loro spalle, c’è stata tanta azione, certamente molta di più di quanto, ad esempio, non si sia vista lo scorso anno. Onestamente, penso che gli spettatori – sia qui a Monaco che davanti alla televisione – tutto sommato si siano se non divertiti perlomeno non annoiati, come diverse volte accaduto qui in gare prive di eventi casuali, come la pioggia o delle neutralizzazioni. Del resto, Monaco è questa, prendere o lasciare”.















