
La recente proposta di incentivi statali per le auto elettriche in Germania ha acceso il dibattito tra istituzioni, industria e organizzazioni ambientaliste.
Il governo tedesco ha annunciato un nuovo programma di sostegno per l’acquisto di veicoli elettrici, pensando a famiglie con redditi bassi e medi.
Si tratta di contributi compresi tra 1.500 e 6mila euro per veicolo, supportato da un budget complessivo di circa 3 miliardi di euro fino al 2029.
Quest’iniziativa mira a rilanciare un mercato dell’e-mobility che ha subito rallentamenti dopo l’abolizione della precedente “Umweltbonus” nel 2023 e a sostenere l’industria locale in una fase di intensa competizione globale.
La posizione di Transport & Environment
La principale ONG europea per la decarbonizzazione dei trasporti ha espresso giudizi critici sul nuovo programma.
Lo ha fatto sottolineando alcuni aspetti che, dal loro punto di vista, ne ridurrebbero l’efficacia climatica e sociale.
Secondo Transport & Environment (T&E), la strategia di incentivi così come annunciata presenta alcune criticità strutturali.
Per prima cosa, il limite di reddito è troppo alto. La soglia di reddito fissata a 80mila euro per accedere agli incentivi rischia di favorire fasce medio-alte, lontane dalle reali barriere economiche all’ingresso nel mercato EV per le famiglie con minori risorse.
E poi l’esclusione del mercato dell’usato: il fatto che il bonus si applichi solo ai veicoli nuovi ignora una realtà di mercato molto significativa, quei circa 7 clienti su 8 che acquistano auto usate. E l’e-mobility di seconda mano è cruciale per democratizzare l’accesso alla tecnologia pulita.
Infine, il supporto alle tecnologie ibride e Range Extender. T&E critica la decisione di includere ancora plug-in hybrid o modelli con range extender nella lista dei beneficiari, pur essendo – secondo analisi proprie – spesso troppo vicini a emissioni di un veicolo tradizionale in uso reale.
In sostanza, per T&E l’iniziativa tedesca non spinge abbastanza verso un mercato EV veramente “green e per tutti”, e rischia inoltre di allocare risorse pubbliche anche verso tecnologie poco efficaci dal punto di vista delle emissioni reali.
Incentivi a confronto
Ecco l’impatto, secondo T&E, dei vari aspetti dell’iniziativa.
| Soglia reddituale | 80 000 € | Troppo alta, non mirata alle categorie più vulnerabili |
| Auto usate | Non incluse | Esclusione di un mercato con alta penetrazione tra i consumatori |
| Tecnologie ammissibili | Include anche plug-in | Criticate per emissioni reali non significativamente più basse |
| Obiettivo climatico | Riduzione emissioni | Rischia di non essere allineato con gli impegni europei |
T&E ricorda inoltre che l’e-mobility sostenibile passa anche da una revisione fiscale più ampia, dall’espansione delle infrastrutture di ricarica e da normative che spingano davvero verso zero emissioni, non solo incentivi economici parziali.
Tecnica e politica, tra mercato e clima
Dal punto di vista legislativo e di politica industriale, è interessante notare alcuni aspetti di questa vicenda.
La Germania – pur essendo uno dei mercati EV più rilevanti in Europa – ha visto una rapida evoluzione delle sue misure di sostegno negli ultimi anni, dall’abolizione del bonus storico (“Umweltbonus”) alla rimodulazione attuale dei sussidi.
In parallelo, studi e analisi – anche di T&E – mostrano che l’elettrificazione del parco circolante è fondamentale.
Lo è non solo per la decarbonizzazione, ma anche per mantenere la competitività dell’industria nazionale nei confronti di mercati emergenti, come quello cinese, dove la mobilità elettrica è in piena espansione.
Più di un semplice bonus
In definitiva, la nuova E-Auto-Förderung tedesca rappresenta un tentativo di combinare ottimizzazione sociale e stimolo industriale.
Ma i commenti di Transport & Environment mettono in evidenza come l’efficacia climatica degli incentivi non si misura solo nelle cifre stanziate, ma nelle scelte tecnologiche e strutturali che accompagnano tali investimenti.
Se l’obiettivo è far davvero decollare l’e-mobility, servono strumenti coerenti e mirati, una visione di lungo periodo e una politica industriale che guardi oltre l’immediato, verso mercati, tecnologie e consumatori di domani.















