Il prezzo nascosto della mobilità

Non basta più guardare il prezzo sul cartellino della concessionaria: a pesare sui bilanci delle famiglie italiane sono manutenzione, ricambi, assicurazioni e una lunga lista di costi “collaterali” che accompagnano la mobilità quotidiana.

Per dirla usando un altro concetto, nel 2025 possedere un’auto è diventato un atto di resilienza economica.

Secondo l’analisi di “Federcarrozzieri”, basata sui dati Istat, l’aumento dei prezzi nel comparto automotive non è un caso, ma un fenomeno che attraversa l’intera filiera e che colpisce sia chi compra un’auto nuova sia chi prova semplicemente a mantenere in efficienza quella che si tiene stretta, sperando che la situazione migliori.

Listini in salita, domanda debole

Sono le vetture a benzina quelle che nel 2025 hanno registrato l’incremento più marcato (+1,3%), seguite dalle diesel (+0,6%) e da ibride ed elettriche (+0,4%).

Aumenti contenuti ma costanti che nel tempo finiscono per fare la differenza, soprattutto in un Paese dove il potere d’acquisto degli stipendi è fermo da anni.

E malgrado il mercato non viva da tempo una fase di espansione, i listini non accennano a calare ma trasformano l’offerta: meno modelli economici, più veicoli tecnologicamente complessi significa più margine per i costruttori e meno spazio per le utilitarie “di una volta”.

Usato in calo, ma non è una vittoria

In controtendenza rispetto al nuovo, il mercato dell’usato registra una diminuzione dei prezzi medi del 2,2%, con un calo più marcato per diesel e ibride-elettriche (-2,7%) e contenuto per le auto a benzina (-1%).

Sembrerebbe una buona notizia per chi cerca un’alternativa più accessibile, ma prima di esultare meglio aspettare, perché il raffreddamento dell’usato è legato soprattutto all’incertezza di norme e leggi come i limiti alla circolazione, gli stop annunciati e poi rinviati e le zone a traffico limitato sempre più estese.

Una serie di indizi che riducono l’appeal di alcune motorizzazioni, in particolare il diesel, e spingono i prezzi verso il basso.

Riparare costa sempre di più

Se l’acquisto è oneroso, la vera stangata arriva dopo: nel 2025 accessori e pezzi di ricambio hanno segnato un aumento medio del 2%, mentre manutenzione e riparazioni sono salite di quasi il 3%.

Dati che pesano soprattutto su chi tiene l’auto più a lungo, rimandando il cambio per evitare la spesa iniziale.

Le cause sono note e tutt’altro che superate: caro-energia, tensioni geopolitiche, effetti a catena della guerra in Ucraina a cui si aggiunge la mole tecnologica delle auto moderne con sensori, centraline, software e sistemi di assistenza alla guida che rendono ogni intervento più lungo, delicato e costoso.

La mobilità è cara, anche senza guidare

La spirale dei rincari riguarda tutto l’universo che le ruota attorno: nel 2025 sono aumentati anche i costi per garage e posti auto (+1,6%), parcheggi (+2,4%) e pedaggi autostradali (+1,3%).

Particolarmente significativo il balzo del noleggio e del car sharing, servizi nati come alternativa economica alla proprietà dell’auto aumentati mediamente del 5%.

Assicurazioni, la voce più gravosa

Nel 2025 le polizze auto hanno registrato un aumento medio del 5,3% rispetto all’anno precedente, un rincaro che incide sul costo annuo di possesso del veicolo e che, per molte famiglie. Una spesa obbligata e difficilmente comprimibile che si porta appresso un paradosso: anche chi usa poco l’auto o possiede un modello datato deve sostenere costi fissi sempre più elevati, e poco importa se lo usa o meno.

Carburanti in calo, ma per poco

Nel 2025 la spesa per il gasolio è diminuita del 3,5%, mentre la benzina è costata in media il 4,6% in meno, un sollievo per chi percorre molti chilometri, ma destinato a durare poco. Il 2026 si è aperto con nuovi aumenti: pedaggi autostradali in crescita, ritocchi alle accise sul gasolio, rincari su alcune coperture assicurative e, in diverse Regioni, revisioni del bollo auto con incrementi che in alcuni casi arrivano al 10%.

Un bene sempre meno “di massa”

La verità è che l’automobile sta diventando un bene sempre meno accessibile, anche restando nelle fasce più popolari del mercato: normative ambientali stringenti, tecnologia sempre più avanzata e costi di gestione in aumento stanno cambiando il rapporto degli italiani con l’auto.

Sono finiti i tempi del lusso di fare un pensierino all’ultimo modello uscito, oggi l’obiettivo è far quadrare i conti senza rinunciare alla libertà di muoversi.