Auto di luce

La tedesca EDAG, che opera nel campo delle subforniture per l'industria automobilistica ed aerospaziale, ha presentato nel dicembre 2014 la concept Light Cocoon che poi ha riproposto a Ginevra. Lo scopo era promuovere nuovi metodi di lavorazione, come la stampa 3D, e nuovi materiali, come il Texapore Softshell 02+, un tessuto sintetico translucido retroilluminato da LED colorati.

Auto di luce – Colori e vernici rivestono un ruolo fondamentale: c’è una continua evoluzione, ci sono novità e persino… burle e pesci d’aprile!

Nel 1909 Henry Ford annunciò: “L’acquirente può avere un’auto (pensava ovviamente alla Model T) verniciata nel colore che vuole, purché abbia scelto il nero”. Da allora le cose sono cambiate! Non è scopo di quest’articolo passare in rassegna le qualità tecniche delle vernici ma solo ricordare come, negli anni, alle tradizionali tinte lucide abbiamo visto affiancarsi le variazioni più disparate: metallizzate, metallescenti, micalizzate e via dicendo, ma vogliamo soffermarci solo su alcuni sviluppi più recenti. A partire dal 1934 si cominciarono a sviluppare vernici fluorescenti che si basavano sulla fluorescina, un materiale che reagisce ai raggi ultravioletti. Non si può dire che i trattamenti di questo tipo abbiano avuto un particolare impatto sull’automobile, mentre un tipo di vernice definita “fluorescent” o “dayglo” è stata impiegata in aeronautica. Diffuse essenzialmente in tonalità di rosso e arancio, queste tinte furono impiegate soprattutto su aeroplani impiegati in regioni artiche o ai quali era richiesta una particolare visibilità ma si deterioravano rapidamente e, inoltre, essendo opache, avevano una finitura che peggiorava le caratteristiche aerodinamiche. Dopo un boom negli anni Settanta praticamente sparirono. Ne ricordiamo una sola applicazione automobilistica con una certa diffusione, nella quale il rosso fluorescente era reso lucido da uno strato di lacca trasparente: era disponibile sulla coupé Mitsubishi 3000GT nel modello prodotto tra il 1990 ed il 1993. Era una bella macchina, quasi una supercar, alla quale questo colore offriva un tocco di originalità in più. In Italia, comunque, non piacque e se ne videro poche. Più o meno contemporaneamente, vi fu l’esplosione dei colori speciali di vario tipo (quelli con supplemento nel prezzo) e gli elaboratori tentarono anche la via dell’opaco.

Ci si ispirava all’aspetto ruvido dei pannelli antiriflesso (di colore nero o verde oliva scuro) davanti al parabrezza degli aeroplani. Introdotto attorno alla metà degli anni Quaranta, è oggi quasi del tutto estinto mentre sulle auto è oggetto di rilancio. Ma stiamo vivendo un innegabile momento di depressione e perciò l’auto deve stupire, affidandosi, anche alla sua “pelle”. Dopo la graziosissima Citroën C4 Cactus, con le sue “imbottiture” esterne, non sono mancate le concept con le soluzioni più audaci, mentre, Nissan e Renault hanno introdotto come standard una gamma di colori bellissimi, applicati in modo impeccabile. A proposito di luci, colori e volontà di stupire, la tedesca EDAG, che opera nel campo della componentistica, ha proposto la concept Light Cocoon (bozzolo di luce). L’auto, che non è destinata a sviluppi pratici, ha un telaio realizzato mediante stampa 3d e rivestito in tessuto sintetico Texapore Softshell 02+, un materiale impermeabile costituito da tre strati di poliestere – impiegato soprattutto nell’abbigliamento sportivo – che in quest’applicazione ha un peso di soli 154 grammi/m2. Il Softshell è translucido è all’interno vi sono dei LED con luce colorata che fanno apparire la Light Cocoon come una specie di essere vivente. Il progetto ipotizza anche una meccanica sofisticata (con quattro motori elettrici alimentati da batterie) ma è evidente che una costruzione di questo tipo non può avere scopi diversi da quello pubblicitario. L’idea dei colori cangianti, però, è piaciuta così tanto che è stata alla base anche di alcune burle per l’ultimo 1° d’aprile: alla SEAT si è attribuita l’invenzione di un’auto con verniciatura dal pigmento alla melanina, capace di far… abbronzare la carrozzeria se esposta al sole, mentre dalla Skoda è stato annunciato un sistema grazie al quale, tramite il computer di bordo, sarebbe stato possibile variare a piacimento il colore della carrozzeria…

Molto più interessante, invece, la versione concept Glow-in-the-Dark della Nissan Leaf (foglia, ma anche Leading Environmentally-friendly Affordable Family car), la piccola elettrica ormai sul mercato da diversi anni. Su quest’auto è applicato il trattamento Starpath ideato recentemente da Hamish Scott. Si tratta di una vernice che contiene alluminato di stronzio, un materiale che, sottoposto ad illuminazione, assorbe i raggi ultravioletti e li restituisce per otto-dieci ore sotto forma di intensa luminescenza di colore azzurro; a detta dell’inventore, questo trattamento è assolutamente innocuo per l’ambiente e rimane attivo per 25 anni. Per chi voglia l’opaco, infine, Peugeot sta commercializzando sulla 208 (MY15) i colori Ice Grey e Ice Silver (chiamati “texture materica”) che contengono particelle di silice con microsfere di poliammide e garantiscono un aspetto opaco e ruvido particolarmente resistente agli agenti atmosferici. Come dire che ne stiamo vedendo davvero di tutti i colori!