lunedì 25 Maggio 2026 - 18:12:43

Home News Sicurezza stradale, il “fattore umano” oltre alle regole

Sicurezza stradale, il “fattore umano” oltre alle regole

Confcommercio
In un confronto promosso da Confcommercio e ConfMobilità sulla sicurezza stradale, si è parlato di alcolock, fattore umano, prevenzione e guida consapevole - foto © Confcommercio

Da Confcommercio e ConfMobilità Assomobilità è partito oggi un appello alla guida consapevole.

Perché la tecnologia aiuta, ma la differenza la fanno testa, educazione e responsabilità. Del resto, un incidente ogni tre minuti e oltre 3mila morti in un anno fanno aleggiare una domanda secca: Basta leggi e punizioni o bisogna intervenire sul comportamento umano nella tragedia quotidiana delle strade italiane?

È da qui che è partito il confronto promosso da Confcommercio, ConfMobilità Assomobilità e Autobynet a Palazzo Castiglioni, a Milano, durante l’incontro “Responsabilità alla guida. Lavorare per la prevenzione a partire dalla consapevolezza”.

Spazio alla prevenzione

Si è trattato di un evento che ha messo attorno allo stesso tavolo istituzioni, Polizia Stradale, ACI, Università, operatori della mobilità e mondo delle imprese.

Obiettivo: spostare il dibattito dalla sola repressione alla cultura della prevenzione.

E i numeri, del resto, non concedono attenuanti.

Secondo i dati ACI-Istat, nel 2024 in Italia si sono verificati 173.364 incidenti con lesioni, che hanno provocato 3.030 vittime e oltre 233 mila feriti.

Nel primo semestre 2026 il quadro migliora leggermente, ma resta drammaticamente lontano dagli obiettivi europei del 2030: ogni giorno si registrano ancora 455 incidenti, 614 feriti e più di sette morti.

L’alcolock entra nel dibattito italiano

Tra i protagonisti del confronto c’è stato inevitabilmente l’alcolock, il dispositivo che impedisce l’avviamento del motore se il conducente non supera un test alcolemico a tasso zero.

Uno strumento destinato soprattutto ai recidivi, ma che ormai viene considerato anche un simbolo di un nuovo approccio alla sicurezza stradale: meno permissivo, orientamento alla prevenzione.

Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio, ha sottolineato come il tema riguardi direttamente anche il mondo delle imprese e dei servizi.

Confcommercio
Simonpaolo Buongiardino, presidente di ConfMobilità e Assomobilità, e (a destra) Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio, durante l’incontro

In una fase complessa per il mondo del trasporto – ha spiegato – è importante mettere l’accento su pratiche intelligenti, capaci di incidere sulla sicurezza e sulla vita delle persone. Strumenti come l’alcolock possono contribuire a intervenire sulla cultura degli autisti e dei giovani”.

Sulla stessa linea Simonpaolo Buongiardino, presidente di ConfMobilità e Assomobilità.

Non basta introdurre obblighi – ha affermato – bisogna fare in modo che esistano dispositivi affidabili, officine competenti e una rete capace di accompagnare cittadini e imprese”.

“Una vita salvata vale più di mille attacchi politici”

Il momento più politico dell’incontro è arrivato con il collegamento del vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini.

Salvini ha rivendicato i risultati del nuovo Codice della strada, parlando di “molte vite salvate” nel 2025 rispetto all’anno precedente, ma ha anche insistito sulla necessità di una battaglia culturale permanente contro distrazione, abuso di alcol e droghe alla guida.

Le leggi possono e devono diventare più severe – ha dichiarato – ma non bastano da sole. La strada continua a uccidere troppe persone. Servono prevenzione, controlli, educazione e consapevolezza”.

Il ministro ha poi difeso apertamente le nuove norme su monopattini, targhe e alcolock, chiudendo affermando che “anche una sola vita salvata vale mille attacchi politici”.

Un’affermazione che fotografa bene il clima attorno al nuovo Codice della Strada.

Confcommercio
Federica Biassoni, Co-Direttore dell’Unità di Ricerca in Psicologia del Traffico dell’Università Cattolica di Milano con il moderatore, il giornalista Pierluigi Bonora

Divisivo sul piano politico, ma sostenuto da chi ritiene inevitabile irrigidire le regole davanti a numeri ancora così pesanti.

Il vero nodo, però, resta un altro: le norme funzionano solo se accompagnate da educazione, controlli e infrastrutture adeguate. Ed è proprio qui che il confronto milanese ha cercato di andare oltre gli slogan.

Il vero problema? Il cervello umano

L’intervento forse più inatteso dell’intera giornata è stato quello di Federica Biassoni, Co-Direttore dell’Unità di Ricerca in Psicologia del Traffico dell’Università Cattolica di Milano.

Biassoni ha guidato i presenti entro i limiti cognitivi dell’essere umano, mostrando illusioni ottiche, test attentivi e studi sulla percezione del rischio.

Il dato chiave è impressionante. Secondo le ricerche citate dalla professoressa, il fattore umano sarebbe coinvolto tra l’80% e il 99% degli incidenti stradali.

Le principali cause degli incidenti in Italia

Distrazione alla guida Molto elevata
Mancata precedenza Elevata
Velocità eccessiva Elevata
Guida sotto effetto di alcol/sostanze Critica
Stanchezza e alterazione emotiva Sottostimata

Biassoni ha spiegato come il cervello umano sia straordinario ma profondamente fallibile e la nostra percezione visiva è eccezionale, ma fallace.

Attraverso esperimenti cognitivi e test sull’attenzione selettiva, la psicologa ha mostrato come anche guidatori convinti di essere concentrati possano non vedere letteralmente elementi fondamentali della scena stradale.

Un concetto chiave riguarda la cosiddetta “overconfidence”, ossia la convinzione di essere più bravi, più esperti e meno vulnerabili degli altri.

Affermare che ‘a me non succede’ – ha spiegato Biassoni – è uno dei meccanismi psicologici più pericolosi alla guida. Inoltre non esiste un livello di tasso alcolico sicuro per guidare e la natura non ci ha progettati per correre a velocità superiori a quella che possiamo raggiungere con le nostre gambe, quindi non oltre i 20-25 kmh”.

La sicurezza spiegata da chi corre davvero

Tra gli interventi più coinvolgenti anche quello di Rachele Somaschini, pilota rally e istruttrice di guida sicura, che ha intrecciato motorsport, esperienza personale e formazione alla guida.

Somaschini ha raccontato il proprio percorso sportivo e la convivenza con la fibrosi cistica, trasformata in un impegno concreto per la ricerca attraverso il progetto “Correre per un respiro”.

Confcommercio
Rachele Somaschini, pilota rally e istruttrice di guida sicura

Molto interessante anche quando la pilota ha raccontato un incidente vissuto personalmente, spiegando come le mani correttamente posizionate sul volante nella posizione delle 9:15 e una postura adeguata abbiano evitato conseguenze durante l’esplosione degli airbag.

Un dettaglio apparentemente banale quello di come impugnare il volante, ma che può salvare una vita e si integra bene nella narrazione dell’evento di Palazzo Castiglioni: la sicurezza nasce prima dell’emergenza.

Il triangolo della nuova mobilità

Nel corso delle tavole rotonde si è parlato molto anche di infrastrutture urbane, biciclette, monopattini, formazione nelle scuole e ruolo delle famiglie.

Sono state messe in evidenza la difficoltà di muoversi in sicurezza in città complesse come per esempio Milano – tra pavé, binari e traffico intenso – ed è stato ricordato l’importante lavoro svolto nelle scuole dalla Polizia Stradale contro le “stragi del sabato sera”.

Interessante anche la proposta arrivata da uno degli studenti del corso del Politecnico del Commercio e del Turismo di Milano presenti all’incontro, che ha suggerito di introdurre obbligatoriamente alcoltest nelle discoteche.

Un’indicazione che racconta forse meglio di tanti discorsi quanto il tema della responsabilità stia entrando nella sensibilità delle nuove generazioni.

Oltre le multe e la tecnologia

Il messaggio finale emerso dal convegno è che la sicurezza stradale non può essere delegata soltanto a sensori, telecamere o sanzioni.

La tecnologia può correggere errori, ma non può sostituire completamente attenzione, lucidità e buon senso.

E forse il punto più interessante emerso durante la giornata è proprio questo. Nel 2025 l’automobile è diventata intelligentissima, ma il guidatore resta umano, con tutte le sue distrazioni, emozioni, fragilità e limiti cognitivi.

In fondo, la vera rivoluzione della mobilità potrebbe non essere l’ennesimo ADAS o un software più sofisticato, ma qualcosa di molto più difficile da aggiornare: la consapevolezza di chi sta dietro al volante.

Confcommercio