
Il 60° ANNIVERSARIO ASI ha avuto la sua celebrazione sabato 16 maggio con un doppio evento sulle due sponde del Lago di Garda: Bardolino e Gardone Riviera.
Nel primo, il 25 settembre 1966 venne firmato l’atto costitutivo dell’ASI con l’unione del Veteran Car Club d’Italia e della Federazione Italiana Auto e Moto d’Epoca.
A Gardone Riviera, sede del Vittoriale degli Italiani, la casa-museo di Gabriele d’Annunzio, ha riportato all’epoca del Futurismo con il mondo dei motori fonte di ispirazione di un vorticoso movimento artistico e culturale.
Bardolino, dove tutto ebbe inizio
La giornata è iniziata a Bardolino, con le strade della cittadina riempite di auto e moto storiche ed il suo porto che ha accolto alcune preziose imbarcazioni (tra queste il veliero San Nicolò varato a Bardolino nel 1925 e certificato ASI con tanto di Targa Oro).
Tra le attività previste c’è stata l’inaugurazione della mostra di modellismo allestita a Palazzo Gelmetti con le “piccole” opere realizzate a mano da Dino Spiritelli.
A seguire, lo svelamento della targa commemorativa per la nascita di ASI con la partecipazione
- del sindaco Daniele Bertasi,
- della Consigliera Regionale Elisa De Berti,
- del Presidente ASI Alberto Scuro,
- del Vicepresidente ASI Ugo Gambardella,
- i Consiglieri Federali Carlo Giuliani, Mauro Pasotti e Riccardo Zavatti.
Il legame tra territorio e storia sottolinea come Bardolino non sia solo punto di partenza geografico, ma anche simbolico dell’intera celebrazione del sessantesimo dell’Automotoclub Storico Italiano.
La mattinata si è quindi conclusa al Teatro Corallo con l’interessante conferenza di Lorenzo Ardizio (Curatore del Museo Alfa Romeo e membro della Commissione ASI Cultura) sull’evoluzione dello stile automobilistico.
60° Anniversario ASI: Futurismo e Mito della Velocità al Vittoriale degli italiani
Al Vittoriale degli Italiani, oltre all’esposizione di auto, moto e imbarcazioni degli anni ’20 e ’30, è stata allestita e inaugurata la mostra di quadri intitolata “Futurismo e mito della velocità” (curata da Roberto Basso) ed è andata in scena la performance teatrale “Inclinata progreditur.
Dialogo con un’automobile”: scritta e interpretata da Carlo Vanoni (critico e storico dell’arte) e Francesca Cavallin (attrice e storica dell’arte) ha unito il mondo dei motori, e dell’automobile in particolare, con le vicende legate al “padrone di casa” Gabriele d’Annunzio.
Dimora di Gabriele d’Annunzio e luogo simbolo dell’estetica e della visione del Vate – oggi guidato da Giordano Bruno Guerri – il Vittoriale degli Italiani ha rappresentato il cuore culturale dell’evento.
Qui, tra arte e memoria, si è sviluppata una riflessione sul rapporto tra uomo, macchina e velocità, temi centrali nell’immaginario dannunziano.
Il legame tra d’Annunzio e l’automobile è profondo e anticipatore: il poeta vedeva nel motore e nella velocità una nuova forma di espressione estetica, capace di incarnare modernità, potenza e spirito eroico.
L’automobile, per lui, non era solo un mezzo di trasporto, ma simbolo di progresso e di tensione verso il futuro, in sintonia con le suggestioni del Futurismo.
Inoltre, fu lo stesso Vate a cambiarne il genere da maschile a femminile.
Presidente ASI Alberto Scuro
“Sessant’anni non rappresentano soltanto un anniversario, rappresentano una storia collettiva fatta di passione, cultura, tutela e identità italiana”.
“Una storia costruita da migliaia di persone che, in questi decenni, hanno custodito non semplicemente automobili e motociclette, ma il patrimonio umano, tecnico ed estetico del nostro Paese”.
“Da sessant’anni ASI tutela una parte fondamentale della cultura italiana: quella del motorismo storico. Una cultura che unisce ingegno industriale, design, artigianato, sport, ricerca tecnica e costume sociale”.
“Dietro ogni automobile storica non c’è soltanto un motore: c’è il lavoro di generazioni, c’è la creatività italiana, c’è il racconto di un’epoca”.
“Ed è stato bello che questa giornata sia terminata con una performance teatrale dedicata al mito del motorismo e al dialogo con l’automobile”.
“Perché il veicolo storico non è un oggetto immobile: è un racconto vivente. È emozione, esperienza, identità”.

















