Tateyama Snow Corridor, il canyon bianco del Giappone

È impossibile fare il conto di quante storie, film e romanzi hanno come protagonista una strada: che sia più o meno lunga non importa, l’importante è la metafora del nastro d’asfalto o di sassi e polvere che porti lontano, da un’altra parte.

Ma tutte, in fondo, hanno una particolarità comune: ci sono sempre, esistono.

A parte forse una sola eccezione, una strada che è costretta a piegarsi alla potenza incontenibile della natura e malgrado continui ad esistere, dventa visibile e agevole solo in alcuni periodi.

Nel freddo inverno giapponese

Per capirlo bisogna andare tra le montagne del Giappone, dove c’è un preciso momento, tra aprile e maggio, in cui il clima da quelle parti concede una tregua.

L’inverno arretra, la neve smette di cadere e, come per magia, una strada sepolta per mesi riappare scavata tra pareti bianche alte come palazzi.

Un corridoio fra montagne di neve

È il “Tateyama Snow Corridor”, uno degli spettacoli naturali più incredibili del mondo, un percorso che non c’è modo di attraversare se non accettando di passare dentro un’immensa coltre di neve.

Succede nella prefettura di Toyama, nel cuore delle Alpi Giapponesi Settentrionali, sul versante del monte Tateyama, montagna sacra e simbolo spirituale del Paese del Sol Levante.

Qui, a 2.450 metri di quota, l’altopiano di Murodo diventa ogni primavera il teatro di un evento che sembra uscito da un film: un corridoio lungo circa 500 metri fiancheggiato da muri di neve che possono superare i 20 metri di altezza.

Non un’attrazione, ma una necessità diventata leggenda

Il Tateyama Snow Corridor non nasce per stupire i turisti, ma per precise necessità: durante l’inverno, le correnti umide provenienti dal Mar del Giappone scaricano quantità eccezionali di neve su questa zona, seppellendo completamente la Tateyama Kurobe Alpine Route, una delle strade panoramiche più spettacolari del mondo.

E quando arriva la primavera, per riaprire il collegamento tra Toyama e Ōmachi (prefettura di Nagano), entrano in azione spazzaneve industriali di ultima generazione.

Per settimane, uomini e macchine lavorano senza sosta, guidati da sistemi GPS ad altissima precisione.

Il risultato non è solo una strada percorribile, ma una vera e propria scultura monumentale: canyon immacolati, superfici compatte e geometrie perfette che trasformano un’infrastruttura alpina in un’icona globale.

Camminare tra muri più alti degli autobus

Il momento clou dell’esperienza è a Murodo, il terminal degli autobus più alto del Giappone.

Qui i visitatori possono scendere e percorrere a piedi il tratto più famoso del corridoio, camminando tra pareti che fanno sembrare minuscoli anche i pullman più giganteschi. Il contrasto tra l’azzurro intenso del cielo e il bianco abbagliante della neve regala uno degli scenari più fotografati del Paese.

L’accesso è regolamentato e sostenibile: niente auto private, solo una combinazione di treni di montagna, funivie, autobus e una storica linea di filobus.

Un viaggio lento e panoramico, pensato per ridurre l’impatto ambientale in un’area naturale protetta.

Quando andare

Lo Snow Corridor è visitabile da metà aprile a fine giugno, ma il periodo migliore è tra fine aprile e maggio, quando i muri raggiungono la massima altezza. Con l’avanzare della stagione la neve si abbassa, ma le temperature diventano più miti e la passeggiata più agevole.

L’afflusso di visitatori è alto, soprattutto nei weekend e durante la “Golden Week” giapponese: pianificare e prenotare l’escursione con largo anticipo non è obbligatorio ma molto consigliato.

Molto più di una strada nella neve

Il corridoio è solo uno dei gioielli della Tateyama Kurobe Alpine Route, zona costellata da laghetti alpini che riemergono dal ghiaccio, sentieri panoramici, sorgenti termali naturali e dalla colossale diga di Kurobe, una delle più grandi del Giappone, un’opera d’arte dell’ingegneria incastonata tra le montagne.

Natura, tecnologia e turismo si incontrano

Dietro l’estetica da cartolina, il Tateyama Snow Corridor è anche un laboratorio a cielo aperto: in quei 500 metri ci calcolano la gestione del rischio, la manutenzione in condizioni estreme, l’uso avanzato del GPS e la sostenibilità ambientale.

Un esempio di come l’ingegneria possa dialogare con la natura senza domarla, ma assecondandola.

Per chi lo percorre, resta soprattutto una sensazione difficile da dimenticare: quella di camminare dentro la montagna tra silenzio, luce e neve, in un luogo che esiste solo per poche settimane all’anno, destinato a svanire.