
Se esistesse un museo delle abitudini italiane, tra la moka, il campanile e la fila alla posta una sala a parte la meriterebbe l’automobile.
In Italia il rapporto con le quattro ruote è sentimentale, così mentre nel resto d’Europa autobus e metropolitane scorrono come parte naturale del paesaggio urbano, da queste parti i mezzi pubblici continuano a sembrare un’opzione da usare in casi estremi o quando il parcheggio non è difficile ma impossibile.
L’ultima fotografia scattata da Eurostat sui comportamenti di mobilità del 2024 racconta che quasi il 68% degli italiani non utilizza mai il trasporto pubblico.
Una percentuale che colloca il nostro Paese al penultimo posto nell’UE, superato soltanto da Cipro, dove gli irriducibili dell’auto privata arrivano all’85%.
L’Europa tra tornelli e biglietti
Ma se l’Italia è un caso emblematico, il quadro europeo non se la passa poi molto meglio: più della metà degli abitanti dell’Unione — il 50,6% — dichiara di non usare mezzi pubblici.
Tra chi li frequenta, solo il 10,7% li utilizza ogni giorno, mentre l’11,6% lo fa settimanalmente. Il resto si divide tra uso sporadico e astinenza da tram e metropolitane.
Il confronto con altri Paesi, però, accentua il divario. Dopo l’Italia, nella graduatoria dei cittadini meno propensi al trasporto collettivo arrivano Portogallo (67,8%), Francia (65,1%), Slovenia (61,6%) e Grecia (61,3%).
Dall’altro lato della scala, Lussemburgo si conferma una sorta di laboratorio europeo della mobilità condivisa, con solo il 15,7% della popolazione che dichiara di non utilizzare autobus o treni locali.
Anche Estonia e Svezia mostrano livelli di utilizzo decisamente più elevati.
L’auto unisce più del reddito
Un aspetto sorprendente riguarda il profilo sociale degli utenti. In Italia, il distacco dai mezzi pubblici non sembra influenzato dalla condizione economica: li evitano tanto le persone a rischio povertà quanto quelle più benestanti, con percentuali molto simili.
In Europa, invece, le differenze sociali incidono di più, con una maggiore propensione all’uso del trasporto collettivo tra le fasce economicamente fragili.
In altre parole, mentre altrove l’autobus può rappresentare una scelta obbligata, nel nostro Paese l’auto resta trasversale.
Città congestionate
Le conseguenze si misurano soprattutto nei centri urbani, dove la passione nazionale per il motore si traduce in traffico cronico.
L’Inrix Global Traffic Scorecard 2025 evidenzia come Roma sia 17ª al mondo e quarta in Europa per congestione, con circa 76 ore perse ogni anno al volante e una velocità media di appena 20 chilometri orari.
Milano segue poco distante, classificandosi 24ª a livello globale e quinta in Europa, con 67 ore annuali trascorse in coda.
Il traffico, tuttavia, non è solo una questione di tempo. È anche un problema economico e ambientale, con un impatto che va ben oltre la frustrazione quotidiana degli automobilisti.
Il conto invisibile: 34 miliardi l’anno
Secondo le stime della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), il sistema di mobilità centrato sull’auto comporta costi sociali pari a circa 34 miliardi di euro all’anno.
Il traffico veicolare contribuisce per il 26% alle emissioni complessive di gas serra, per circa il 50% agli ossidi di azoto e per il 13% al particolato.
Sul piano sanitario, i numeri sono altrettanto eloquenti. Una riduzione delle concentrazioni di PM2.5 di 10 microgrammi per metro cubo potrebbe portare a una diminuzione della mortalità generale del 7%, con benefici ancora più marcati per patologie cardiovascolari, respiratorie e tumori polmonari.
Non solo infrastrutture
Alla base della scarsa diffusione del trasporto pubblico non ci sono soltanto carenze strutturali: sicurezza, qualità, frequenza e affidabilità incidono in modo determinante sulle scelte.
In molte indagini europee, autobus e metropolitane vengono ancora percepiti come ambienti poco sicuri o scomodi, fattori che spingono una parte consistente della popolazione a preferire l’auto privata.
Ripensare la mobilità
Secondo gli esperti, il cambiamento non può avvenire senza una visione di lungo periodo, rafforzare il trasporto pubblico locale significa investire in infrastrutture, programmazione e innovazione, trasformando autobus e treni in un’alternativa reale.
Eppure, tra crisi climatica, costi sanitari e qualità della vita, la mobilità collettiva è destinata a diventare una delle grandi partite del futuro: una partita che l’Italia, almeno per ora, ha perso.
















