
Niente pali della luce, niente cavi, niente bollette più salate, eppure, al calare del sole, l’asfalto comincia a brillare.
Non è una trovata da set cinematografico, ma un progetto per aumentare la sicurezza stradale che in Australia sta piacendo sempre di più: una vernice che accumula luce di giorno e la restituisce di notte.
Una soluzione semplice, banale e quasi elementare che potrebbe cambiare per sempre la guida notturna, ma soprattutto dimostra che quando si vuole risolvere una difficoltà, la soluzione arriva.
Un laboratorio a cielo aperto ambientato nel Nuovo Galles del Sud, dove le autorità hanno deciso di affrontare un problema con un’idea concreta: circa un terzo degli incidenti mortali avviene nelle ore notturne, quando la visibilità si riduce, i tempi di reazione si allungano e anche l’automobilista più esperto può incappare in errori fatali.
Invece di moltiplicare i lampioni – soluzione costosa, energivora e spesso impraticabile in aree rurali o montane – si è scelto di intervenire direttamente sulla segnaletica orizzontale.
Il banco di prova: curve, pendenze e “quasi incidenti”
Il tratto simbolo della sperimentazione è il “Bulli Pass”, passo montano a sud di Sydney, celebre per le sue discese ripide e per una sequenza di curve che, al buio, diventano un banco di prova impegnativo per nervi e riflessi.
In un solo tornante, nell’arco di dodici mesi, sono stati registrati 125 “near miss”, mancate collisioni concentrate soprattutto tra le 21 e le 4 del mattino.
Un numero sufficiente a far scattare l’allarme e a trasformare quella curva nel punto di partenza di un esperimento destinato a fare scuola.

Le linee applicate sull’asfalto sono realizzate con una vernice fotoluminescente capace di assorbire la luce solare durante il giorno e rilasciarla gradualmente durante la notte.
Il risultato non è un’illuminazione abbagliante, ma un bagliore costante e discreto che accompagna l’occhio del conducente lungo la traiettoria corretta, migliorando la percezione di curve e carreggiata anche oltre la portata dei fari.
Meno errori, più tranquillità
La fase di test, avviata alla fine del 2024 su un arco di sei mesi, ha fornito indicazioni incoraggianti: le autorità locali parlano di una riduzione superiore al 60% del rischio di incidenti nel tratto interessato.
Secondo “Transport for NSW”, l’agenzia che regola i trasporti nello Stato, la tecnologia punta a migliorare la sicurezza non solo di notte, ma anche in condizioni di maltempo, quando la segnaletica tradizionale tende a scomparire sotto pioggia e riflessi.
L’83% degli automobilisti interpellati ha dichiarato di sentirsi più tranquillo nell’affrontare il tratto sperimentale.
A piena carica, spiegano i tecnici, la luminosità delle linee in curva si avvicina a un livello appena inferiore a quello percepibile alla luce del giorno.
Nei test iniziali, la “carica” si è dimostrata sufficiente a garantire visibilità per circa otto ore.
Nessuna elettricità, meno costi, più sostenibilità
Il punto di forza è l’efficienza: nessuna alimentazione elettrica, nessun intervento strutturale sulla carreggiata, nessun aumento dei consumi energetici.
In contesti extraurbani o montani, dove installare lampioni è spesso complicato o economicamente insostenibile, le strisce fotoluminescenti rappresentano una soluzione immediata.
Non a caso, l’azienda australiana “Tarmac Linemarking” sta proseguendo i test e registra l’interesse di numerose amministrazioni locali e regionali.
Il meccanismo sfrutta la fotoluminescenza, processo noto da tempo e già impiegato nell’abbigliamento tecnico per ciclisti e motociclisti. Applicarlo su larga scala alla segnaletica orizzontale sarebbe il salto di qualità.
Un precedente europeo risale al 2014, quando un progetto pilota simile venne avviato a Oss, nei Paesi Bassi.
Dalle strade rurali alle città

Le potenzialità non si fermano alle strade di montagna. In ambito urbano, la vernice fotoluminescente potrebbe evidenziare strisce pedonali, piste ciclabili e marciapiedi, offrendo maggiore protezione agli utenti più vulnerabili.
E in più con un effetto collaterale tutt’altro che secondario: la riduzione dei costi energetici e dell’impatto ambientale legato all’illuminazione pubblica.
La fase di valutazione è ancora in corso e nei prossimi mesi le autorità australiane dovranno decidere se estendere il progetto ad altri tratti ad alto rischio.
















