Una specie pericolosa si aggira sulle strade: gli automobilisti italiani

Perennemente incacchiati, feroci, nervosi, aggressivi e pronti alla zuffa. Non è il ritratto di un “maranza” e nemmeno quello di un coatto delle “banlieue” italiane, ma quello di un’intera categoria che raccoglie ben 41milioni di persone: gli automobilisti.

Un popolo perennemente sull’orlo di una crisi di nervi di cui il 50% esatto ammette che insultare gli altri conducenti è una pratica quotidiana, seguito da un altro 44% che usa il clacson come un’arma impropria e tallonato (in tutti i sensi) dal 40% che per avere strada non esita ad attaccarsi al paraurti dell’auto davanti, con il condimento finale di un 15% che non vede l’ora di scendere dall’auto per discutere, diciamo così. In compenso, l’88% teme le reazioni degli altri automobilisti, sempre più sopra le righe.

Un ritratto spietato

È il riassunto molto in breve di un quadretto impietoso messo insieme dal 15esimo “Barometro della Guida Responsabile” di Ipsos pubblicato dalla “Fondazione Vinci Autoroutes” in tempo utile per il primo ponte estivo del 2025, quello del 2 giugno, prova tecnica dell’estate in avvicinamento.

Un sondaggio annuale che per l’occasione ha coinvolto 12.403 automobilisti di 11 Paesi del Vecchio continente, tanto per fare il punto sul comportamento e gli atteggiamenti degli europei al volante.

Anche i francesi… parbleu

Se può essere di magra consolazione, ad uscirne con le ossa rotte non sono solo gli italiani al volante, rissosi per antonomasia, ma anche gli stessi francesi, che malgrado divieti e sanzioni ammettono di mandare e leggere mail e messaggi con lo smartphone mentre guidano (75%), di non rispettare minimamente le distanze di sicurezza (68%), dichiarandosi in compenso veri professionisti nell’arte dell’insulto da finestrino a finestrino (63%).

Italiani sempre in pole

Ma gli italiani, insomma, su certe cose non hanno rivali, tanto è vero che il 96% è convinto di avere le doti di un pilota professionista, l’80% si considera un automobilista molto attento, il 49% dotato di calma Zen, il 22% perfino gentile. L’importante, è che la colpa sia costantemente degli altri: il 32% dice di assistere spesso a comportamenti pericolosi, che per il 47% sono addirittura irresponsabili, il 25% descrive il prossimo come aggressivo e il 39% è indeciso fra stressato e isterico.

Ma poi, nel chiuso del sondaggio, arriva la verità, quella più costosa da ammettere: un automobilista su 6 di subire una sorta di mutazione genetica quando si siede al volante di un’auto. A quel punto, calato nel personaggio, il 18% se ne infischia bellamente degli altri e il 14% considera la strada una sorta di ring, in cui vince solo chi resta in piedi.

Per finire in bellezza – si fa per dire – con il 79% che ammette di distogliere lo sguardo dalla strada per più di due secondi, dato che culmina con l’8% che guarda abitualmente film o serie Tv mentre è alla guida e del 26% che si mette al volante anche se ha sonno ed è stanco o del 5% che lo fa anche dopo aver bevuto.

Qualche lievissimo segno di civiltà

“Dalla prima edizione del Barometro Europeo della Guida Responsabile – spiega Bernadette Moreau, delegata generale della Fondazione Vinci Autoroutes – la maggior parte dei comportamenti studiati si sta muovendo finalmente verso la giusta direzione. Tuttavia, l’assunzione di rischi e la maleducazione sono ancora molto diffusi. Questo cambiamento però ci incoraggia a intensificare le nostre campagne di informazione sui pericoli di alcuni comportamenti alla guida e sui vantaggi di una guida rilassata e tollerante, per sé e per gli altri”.

Il moderato conforto della signora Moreau arriva dal lieve miglioramento dei dati che parlano del rispetto del codice stradale da parte degli automobilisti europei visti nel loro complesso, malgrado l’85% ammetta di superare senza grossi problemi i limiti di velocità, il 54% non rispetti le distanze di sicurezza, il 50% che si impossessa della corsia centrale in autostrada senza sentire ragioni e il 33% che sorpassa a sinistra ma spesso e volentieri anche a destra, non è chiaro se per ragioni politiche, concludendo con il 50% che non rallenta neanche in prossimità di cantieri autostradali.