Tesla Diner, la sintesi del Musk-pensiero

Photo: AutoTecnica

Se un’astronave atterrasse nel cuore di Los Angeles, probabilmente non se ne accorgerebbe nessuno. L’immensa città degli angeli è talmente un laboratorio di umanità, disperazione, ricchezza e tecnologia da rendere ogni novità qualcosa di già visto e archiviato.

Fra Grease e i Jetson

Una sensazione che deve aver provato anche Elon Musk lo scorso luglio, quando ha inaugurato il “Tesla Diner”, la sua nuova idea, che per sua stessa ammissione vuole essere un po’ “Grease” e un po’ i “Jetson”, un cartone animato degli anni ’70 in Italia conosciuto come “I pronipoti”. Andando più sul concreto, significa mettere insieme un’immensa Supercharged, quella che secondo la terminologia “tesliana” è una stazione di ricarica per veicoli elettrici, ai “diner”, i più cari locali dove da decenni si smazza puro “junk food” americano.

Cinema & panini

Photo: AutoTecnica

Il risultato è un locale dove, mentre si attendono i 30-40 minuti necessari per completare la ricarica, è possibile gustare panozzi e/o guardare sui grandi schermi a Led delle sintesi di film celebri, cosa che non guasta mai, visto che il cinema abita in zona.

Photo: AutoTecnica

Abbiamo provato di persona a entrare nell’edificio retro-futuribile, a metà strada un diner anni Cinquanta, di quelli che sarebbero piaciuti a Fonzie e Richie, e l’astronave aliena a cui si accennava prima, atterrata per caso a 225 milioni di km da Marte, pianeta che rappresenta uno dei sogni di Elon dopo la disastrosa parentesi politica.

Un investimento colossale

Il piccolo dettaglio sono i costi dell’operazione, si dice pari a oltre due miliardi di dollari, necessari per costruire da zero una struttura al numero 7001 del Santa Monica Boulevard, a West Hollywood, su un terreno che faceva gola a molti palazzinari della zona.

Aperto tutti i giorni della settimana, 24 ore su 24, il Tesla Diner si sviluppa su due piani per 350 mq in quello inferiore e altri 500 esterni. Al piano terra, quello dove si mangia e si beve, dei tablet consentono di ordinare hamburger, hot dog, toast con formaggio grigliato, sandwich e secchiate di patatine, ovviamente da accompagnare con bicchieroni pieni più di ghiaccio che di bevande.

A bordo di un’astronave

L’atmosfera ricorda quei film dove l’equipaggio di un’astronave in viaggio di esplorazione nell’universo più sperduto si ritrova in sala mensa: tutto è bianco, pulito, vergineo, dai tavoli alle sedie, dai divani agli sgabelli.

Photo: AutoTecnica

Ma volendo, è possibile salire al piano di sopra prendendo un ascensore che – ancora una volta – ricorda la porta di accesso a tenuta stagna fra un settore e l’altro della medesima astronave, sotto lo sguardo di due robot “Optimus” chiusi in vetrina.

Photo: AutoTecnica

Fuori, con la leggendaria scritte “Hollywood” che fa capolino in lontananza, ancora tavoli, divani, piante, wc “all gender” e la vista sui due grandi schermi oltre al cortile, dove le brave Tesla fanno la pappa in una delle 80 colonnine V4 a disposizione, sorvegliate dai sorveglianti.

In realtà, in un gesto di magnificenza, le stazioni di ricarica sono compatibili con Nacs, quindi aperte a tutte le auto elettriche.

Ma di modelli diversi dalle Tesla non c’è traccia.

In fondo, è un po’ la sintesi del Musk-pensiero, che non vuole limitarsi a costruire soltanto banali auto, ma culla l’ambizione creare una “way of life”, uno stile di vita.

E che sia qui, su Marte o alla Casa Bianca in fondo non importa. Quelli sono dettagli.