Soffia e spera, inizia l’era dell’Alcolock

Da oggi l’alcolock diventa realtà: sul Portale dell’Automobilista, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha pubblicato l’elenco dei dispositivi omologati, delle officine autorizzate e dei veicoli compatibili.

Per essere ancora più chiari: la tecnologia che impedisce all’auto di accendersi se nel respiro c’è anche solo un’ombra di alcol è ufficialmente entrata in scena.

Come funziona il “guardiano” elettronico

L’alcolock è un etilometro collegato direttamente al sistema di accensione: prima di partire si soffia in un boccaglio monouso e se il valore rilevato è superiore a zero, il motore non si accende. E fin quando il test non mostra un impeccabile “zero”, si resta parcheggiati.

Dispositivi simili sono già diffusi in diversi Paesi europei e, dal 2022, il regolamento UE 2019/2144 ha imposto che le auto di nuova omologazione siano predisposte per poterlo installare.

Quando scatta l’obbligo

La soglia spartiacque è 0,8 grammi per litro, superato quel limite si entra nel penale, con multa che può arrivare a 3.200 euro, possibile arresto, sospensione della patente e decurtazione di punti.

Dopo la condanna definitiva, il prefetto appone sulla patente il codice “69”: significa che per due anni – tre se il tasso superava 1,5 g/l – si potranno guidare esclusivamente veicoli dotati di alcolock.

E l’obbligo non riguarda solo l’auto personale: il dispositivo dovrà essere installato su tutti i mezzi utilizzati dal conducente, compresi autobus e autocarri. E nei casi più gravi la commissione medica ha anche la facoltà di prorogare i periodi.

Il conto è salato

Se il principio è sacrosanto, non si può dire altrettanto facendo i conti: installare l’alcolock può costare fino a 2.000 euro, interamente a carico del sanzionato.

E non finisce lì, perché il dispositivo va tarato ogni anno, come qualsiasi strumento di misurazione serio, e per finire i boccagli monouso vanno acquistati a parte.

Ogni accensione richiede un test e ogni test un boccaglio, trasformando la sobrietà in una voce di spesa fissa nel bilancio familiare.

In più, bisogna tenere a bordo la dichiarazione di installazione e il certificato di taratura aggiornato.

Gli installatori applicano un sigillo anti-manomissione e l’idea di aggirare il sistema – magari chiedendo a un amico astemio di soffiare al posto proprio – non è solo ingenua, ma molto rischiosa. Le sanzioni, in caso di alterazione o rimozione, raddoppiano.

L’auto di famiglia sotto esame

C’è poi il capitolo domestico, forse il più curioso di tutta la vicenda: se in casa c’è una sola auto e su quella viene installato l’alcolock, chiunque voglia guidarla dovrà soffiare e risultare perfettamente sobrio.

Non importa che non abbia mai avuto problemi con la legge, perché il dispositivo non distingue tra colpevoli e parentado innocente.

Una misura pensata per prevenire le recidive che finisce per estendere la vigilanza a tutto il nucleo familiare.

Non tutte le auto sono compatibili

Il quadro si complica ulteriormente guardando al parco auto italiano, che ha un’età media di circa tredici anni.

Su molti veicoli più datati l’installazione è tecnicamente impossibile: i modelli di alcolock attualmente omologati sono pochi e le liste di compatibilità non coprono l’intero mercato.

Anche gli installatori autorizzati, almeno per ora, non sono distribuiti in modo capillare sul territorio, aggiungendo alla sanzione lil supplizio della caccia all’officina.

Chi pensa di fare il furbo

Guidare senza aver installato l’alcolock quando è obbligatorio comporta nuove multe e ulteriori sospensioni della patente, ma manomettere il dispositivo o rimuoverlo espone a sanzioni ancora più pesanti e, nei casi più gravi, a conseguenze penali.

E se si provoca un incidente? L’assicurazione risarcisce le vittime, ma può esercitare la rivalsa totale sull’assicurato chiedendo indietro tutto ciò che ha pagato.

Una prospettiva che rischia di trasformare un errore in un crack finanziario.