Il futuro è domani. O forse no: Elon Musk e l’anno delle promesse mancate

Bisogna ammetterlo: Il 2025 è stato un anno straordinario per Elon Musk. Non tanto per ciò che è riuscito a realizzare, quanto piuttosto per le promesse di futuro lanciate “urbi et orbi”.

Anche se a meritarsi la definizione di straordinario resta più che altro tutto ciò che non è accaduto.

L’uomo più ricco del pianeta – secondo Forbes, a fine anno ha raggiunto un patrimonio che sfiora i 726 miliardi di dollari, più della ricchezza messa di Bezos, Page ed Ellison messa insieme – ha attraversato gli ultimi 12 mesi smazzando a mani basse annunci roboanti, visioni futuristiche e scadenze solenni.

Peccato che, alla prova dei fatti, il 31 dicembre il calendario abbia presentato un conto finito miseramente in rosso.

Non è una novità: Elon Musk, dalle sue parti l’hanno capito da tempo, è ormai noto per un insano ottimismo che sfocia regolarmente nella più pura fantasia.

I suoi sostenitori lo definiscono un visionario, tutti gli altri un “pusher” di cortine fumogene.

Il sito “Mashable 101”, un hub che raccoglie creatori, scrittori ed editori che si sono dati l’obiettivo di creare e diffondere una cultura digitale, si è messo d’impegno passando al setaccio le clamorose e roboanti promesse di Elon, fino a creare una sorta di compendio quasi didattico di quanto non sia riuscito a mantenere.

Marte, il sogno rosso (rimandato ancora)

È giusto partire dalla rassicurazione più epica di tutte: l’uomo su Marte. Già nel 2011 Musk assicurava al Wall Street Journal che grazie a lui l’umanità avrebbe messo piede sul pianeta rosso “entro dieci anni”.

Nel 2016, alla conferenza di Recode, la data era stata ritoccata con apparente precisione: lancio nel 2024, arrivo nel 2025. “Se tutto va secondo i piani”, aveva detto.

Peccato che i piani non siano andati secondo i piani. Il 2025 si è chiuso senza esseri umani diretti verso Marte e senza le infrastrutture chiave necessarie ad un viaggio del genere. Starship ha mostrato progressi importanti, ma il rifornimento in orbita, il supporto vitale e i protocolli di sicurezza restano ostacoli enormi.

E Marte, ancora una volta, finisce all’angolo come un’idea brillante più che una destinazione imminente.

Robotaxi Tesla: presenti, ma invisibili

Anche sulla Terra, le cose non sono andate molto meglio. Musk aveva garantito agli investitori che entro la fine del 2025 i robotaxi Tesla avrebbero servito metà della popolazione degli Stati Uniti.

Una promessa che, già al momento dell’annuncio era sembrata fin troppo sfrontata e oggi risuona semplicemente come falsa.

Il servizio è tutt’oggi limitato ad Austin, in Texas — e neppure in tutta la città — visto che anche lì i suoi robotaxi sono una rarità.

Secondo un’inchiesta del New York Times, molti residenti non ne hanno mai avvistato neanche uno. Altro dettaglio non trascurabile: a bordo ci sarebbe ancora un supervisore umano.

Eppure Elon aveva rassicurato più volte che la presenza di sicurezza sarebbe sparita entro la fine del 2025: lo ha ribadito in conference call, attraverso post su X e persino durante un hackathon di xAI.

Eppure, per i clienti reali, il futuro resta presidiato da esseri umani in carne e ossa.

Nel frattempo, la guida autonoma vera avanza altrove: Waymo (Google) e alcune aziende cinesi stanno già presidiando diverse città del mondo, e pare sia solo l’inizio.

L’AGI di xAI, il Santo Graal che non arriva

Sul fronte dell’intelligenza artificiale, Musk aveva indicato il 2025 come l’anno dell’AGI, l’Intelligenza Artificiale Generale capace di pensare e ragionare come un essere umano. E alla domanda diretta “Quanto manca all’AGI?”, la sua risposta su X era stata lapidaria: “Un anno”.

Dodici mesi dopo dell’AGI non c’è traccia, e la scadenza è stata discretamente spostata ai “prossimi anni”.

Gli esperti del settore fanno notare che aumentare la potenza di calcolo non risolve problemi strutturali: i modelli attuali continuano a commettere errori grossolani e a “inventare” risposte, un limite incompatibile con qualsiasi definizione seria di intelligenza generale.

Tesla Roadster, auto volante e demo fantasma

C’era poi la Tesla Roadster, annunciata nel 2017 e mai arrivata sul mercato. Nel novembre scorso, ospite del podcast di Joe Rogan, Musk aveva promesso una demo “indimenticabile”, verosimilmente entro fine anno.

Tra allusioni a un’auto volante e mezze battute, l’aspettativa era salita alle stelle.

Risultato finale? Nessuna demo, nessuna Roadster e nessuna auto volante. Anche qui, il futuro è come il paradiso: può attendere.

DOGE e i tagli che non ci sono

Infine, la promessa figlia della sua scellerata discesa in politica: il DOGE avrebbe tagliato fino a 2.000 miliardi di dollari nella spesa pubblica recuperati da “sprechi, frodi e abusi”.

La cifra era stata poi rivista in “1.000 miliardi”, e alla assestata sul generico “centinaia di miliardi”. Alla fine, secondo un’analisi del New York Times e del Cato Institute, il risultato netto è zero. Anzi: la spesa federale nel 2025 è aumentata rispetto all’anno precedente.

Molti dei contratti che DOGE dichiarava di aver cancellato sono ancora attivi. Gli unici tagli reali — come quelli agli aiuti internazionali — hanno avuto conseguenze drammatiche, ma senza produrre i risparmi promessi.

Visioni, entusiasmo e realtà

Il bilancio è impietoso: cinque grandi promesse per il 2025 e zero mantenute. Ma tutto questo non cancella i successi reali di Musk, soprattutto verso i suoi conti correnti, né il suo ruolo centrale nell’automotive e nell’industria tecnologica globale.

Ma rafforza una domanda sempre più diffusa: fino a che punto quel che dice va preso sul serio?

Resta il dubbio che Musk non menta deliberatamente, ma creda davvero nei futuri che descrive.

Eppure tra l’annuncio e la realtà si è ormai creato un divario così ampio da meritare più scetticismo che applausi.

Però il 2026 è arrivato, e con lui il timore di un’altra sequenza di promesse buttate lì, tanto “per vedere l’effetto che fa”, come diceva Enzo Jannacci.