Suzuki Jimny: la forza inossidabile della tradizione

Suzuki Jimny

Correva l’anno 1970 quando Suzuki lanciava il suo primo fuoristrada compatto col nome LJ10, da subito battezzato Jimny, termine vezzeggiativo che un po’ maldestramente potremmo tradurre con “jeeppino”. L’ispirazione arrivava non tanto dalla Casa statunitense, quanto dai veicoli da ricognizione militari che dal termine dell’ultimo conflitto mondiale si stavano diffondendo un po’ in tutto il mondo civile tanto che il termine Jeep non identificava un marchio ma una categoria di autovetture. L’LJ10 era compatto, come tradizione già allora in Casa Suzuki, mosso da un motore di derivazione motociclistica a due tempi. Di acqua, non solo sotto i ponti, ne è passata tantissima e con solo tre generazioni alle spalle, dopo 50 anni, Suzuki lancia la quarta serie del Jimny, consolidando i punti di forza che l’hanno reso il più diffuso e autentico, ora rimasto veramente l’unico, 4×4 compatto.

Cosa cambia rispetto alla 3a serie nata, il secolo scorso, nel 1998?
Diciamo che gli elementi fondamentali sono rimasti invariati. Il Jimny ha ancora un telaio tradizionale a longheroni e traverse, ponti rigidi su molle all’avantreno e al retrotreno, trazione posteriore con anteriore inseribile e cambio a 5 marce con riduttore. Tutto come prima. Più di prima ci sono: un nuovo motore aspirato a benzina 1,5 litri da 102 Cv; un nuovo ammortizzatore di sterzo all’avantreno che migliora il comportamento dinamico; l’aumentata luce a terra minima che passa da 190 a 210 mm migliorando ulteriormente le già notevoli doti off-road; un rinforzo a “X” nella parte centrale del telaio che migliora robustezza e rigidità torsionale; e il sistema “brake LSD” che simula, con l’impiego dei sensori dell’ABS e l’azione sulle singole pinze freno, la presenza di differenziali autobloccanti al retrotreno come all’avantreno. E per far felici i fuoristradisti autentici il comando d’inserimento della trazione sulle quattro ruote, azionabile fino a 100 km/h, è tornato meccanico con una piccola leva sul tunnel, dietro a quella del cambio. Ora come allora, le ridotte s’inseriscono a veicolo fermo, con un secondo scatto sulla stessa leva.

Non poche le novità, quindi, anche perché non finiscono qua. Le dotazioni moderne migliorano sensibilmente anche la guida in città, altro punto di forza del Jimny, con l’adozione di telecamere e sensori, posti nella parte alta del parabrezza, il nuovo “suzukino” ha il Safty Support di ultima generazione: Attentofrena; Guidadritto; Restasveglio; e Nontiabbaglio. Ma anche l’abitabilità è migliorata non solo nella volumetria con il vano di carico che ha un accesso più squadrato e il dorso dei sedili posteriori in robusto e lavabile mandorlato plastico che, una volta abbattuti, crea un piano di carico perfettamente allineato al piccolo baule.

L’aspetto estetico richiama la storia delle tre serie precedenti. La calandra verticale ha i fari tondi (ora a LED) e l’indicatore di direzione anch’esso tondo accanto proprio come sugli LJ della prima serie, mentre la parte centrale la griglia ha le feritoie che richiamano la terza serie del 1998. Due scanalature orizzontali alla fine del cofano motore e i gruppi ottici posteriori in posizione orizzontale richiamano la seconda serie nota in Europa col nome “Samurai”, così come le forme perfettamente squadrate e verticali delle fiancate, con buona pace di chi, troppo giovane o con scarsa memoria, ha intravvisto qualche somiglianza con ben più grosse 4×4 teutoniche.

Il risultato finale è, soprattutto per gli appassionati del settore, esaltante: maggiori doti in off-road, come migliori angoli caratteristici e i parafanghi allargati che riparano efficacemente dagli spruzzi; più sicurezza su strada per i dispositivi ADAS e l’ammortizzatore di sterzo; maggior fruibilità del piano di carico in configurazione 2 posti e… tutto il fascino di essere alla guida dell’Highlander tra i 4×4 compatti: ne è veramente rimasto uno solo, con un unico allestimento TOP a 22.500 euro. 400 euro in più per le livree bicolore e 1.500 euro per il cambio automatico 4 marce in arrivo. Ne siamo certi, come le precedenti: sarà un successo planetario.