F1: Hamilton vince a Gedda, non senza un pizzico di fortuna, e tiene i giochi aperti per il mondiale

Photo: Jiri Krenek

Il mondiale si decide, anche così. Prima l’errore in qualifica di Verstappen, e la vittoria servita su un piatto d’argento alla Mercedes con Bottas a coprire le spalle al sette volte campione del mondo, poi ben due bandiere rosse con altrettante ripartenze da fermo, 4 Virtual Safety Car per detriti in pista e un uomo al comando, sempre lui, Lewis Hamilton dove conta di più, sotto la bandiera a scacchi che Lewis ha festeggiato, oggi, per la 104° volta nella sua carriera.

L’inglese è appunto passato in pochi minuti dalle stelle, quelle della sua Mercedes, alle stalle. Schumacher junior finisce contro le barriere e la pole del sabato si tramuta subito in un incubo quando lui rientra ai box in regime di Safety Car, poco prima che venga sventolata la bandiera rossa da molti criticata poiché sarebbe bastata una V.S.C. (sarebbe stata, quindi, la 5°), mentre Verstappen no, prendendo la testa della corsa.

Qui si vedono i campioni e, alla prima ripartenza, il pilota di punta si “mangia” Ocon e va alla caccia del rivale: i giochi non possono finire così e se la gara fosse finita con l’olandese davanti, ad Abu Dhabi sarebbe stata durissima puntare al titolo, a quello che sarebbe il suo 8° titolo, uno in più di Schumacher per passare eternamente alla gloria. Tutto bene finchè la gara non riparte per la seconda volta, questa volta per un incidente nelle retrovie che mette fuori gioco Perez (e Mercedes ringrazia nel costruttori, dove ora i punti di vantaggio su Red Bull sono 28).

Qui la lotta si accende e inizia l’inseguimento che porterà, al giro 37/50, a un nuovo colpo di scena. Complice il DRS, e sarebbe stato meglio vedere questo duello senza l’aiutino del dispositivo introdotto nel lontano 2011, Hamilton attacca Verstappen, lo passa, ma quest’ultimo taglia la prima chicane e dovrebbe restituire la posizione, cosa che fa ma a…modo suo. Risultato? Un bel tamponamento da tangenziale la mattina presto e fortuna, per Hamilton, pronto di riflessi a scartare verso sinistra evitando così il ritiro immediato che avrebbe significato, per lui, addio ai sogni di gloria.

LAT Images

Da lì in poi, con un pezzo di ala barcollante, è una passeggiata verso la gloria, l’ennesima. Si arriva ad Abu Dhabi a pari punti, si decide tutto lì tra meno di 7 giorni, ormai 6 nel momento della pubblicazione di queste righe d’analisi a quello che è stata la gara di Lewis Hamilton, per gli amici “The Hammer“.

Sembrava distrutto a fine gara il n.44, consolato dalla “sua” ombra Angela Cullen, ma aperti i microfoni lui è tornato in sé dicendo che…”È stata incredibilmente dura, senza dubbio. Ho cercato di usare la testa e l’esperienza guadagnata in questi anni per quanto potesse essere dura la battaglia, cercando di mantenere la macchina in pista e restando pulito”. 

Già, restare pulito, nonostante il “tranello” di Max Verstappen se così lo vogliamo chiamare che lui stesso sottopose a un incauto Vettel quando la lotta per il mondiale era con la Ferrari. Parliamo di Baku 2017, quell’esperienza deve aver cambiato in qualche modo King Lewis e oggi lo si è visto. Forse manca ancora quella maturità a Verstappen per battere un mastino come Hamilton ma a Yas Marina, su un circuito in parte rivisto, milioni di persone avranno gli occhi incollati allo schermo, e che vinca il migliore!

Foto: Wolfgang Wilhelm

Ah già, e l’incidente con Verstappen? Ecco il suo punto di vista: “Non ho capito perché a un certo punto abbia frenato in modo così pesante all’improvviso, io gli sono finito addosso. Lui si è mosso, dopo ho ricevuto la comunicazione che diceva che mi avrebbe lasciato passare: magari il motivo era quello ma io non avevo capito”.