Ecco la nuova Formula 2

Ecco la nuova Formula 2. Con la presentazione della nuova monoposto, a Monza durante il weekend del Gran Premio d’Italia, ha preso ufficialmente il via un nuovo ciclo per la Formula 2, la categoria propedeutica alla Formula 1. E il fatto stesso che il vernissage sia avvenuto all’interno del paddock del “Circus”, a differenza di quanto avvenuto in precedenza, è un ulteriore riconoscimento al valore della categoria. Così come lo slogan che faceva da sfondo alla presentazione: la strada verso la Formula 1. La nuova monoposto, sempre realizzata dalla Dallara che già aveva firmato la GP2 in forza dal 2011, rappresenta una bella rivoluzione nella categoria cadetta, perché sarà molto più vicina alle attuali Formula 1 sia per quanto riguarda il motore, che sarà un V6 turbo Mecachrome da 3.3 litri accreditato di una potenza massima di 620 cv a 8.750 giri/min in luogo dell’attuale V8 aspirato 4.0 litri da 620 cv, sia per la veste aerodinamica e come standard di sicurezza.

Arriva l’Halo

Per quanto riguarda la sicurezza, la novità più evidente è l’introduzione dell’Halo, come avverrà anche sulle F. 1 nel 2018. La particolare struttura in composito, soprannominata da molti “infradito”, è posta sopra l’abitacolo per proteggere la testa del pilota in caso di incidenti, sia in caso di capotamento sia nel caso in cui per un contatto una monoposto salga sopra l’altra, oppure sempre a causi di urti o inconvenienti tecnici delle parti di monoposto possano andare a urtare la zona dell’abitacolo con la testa del pilota esposta. Una dotazione che nonostante i vari test effettuati trova pareri contrastanti presso piloti e addetti ai lavori in merito ad una sua effettiva efficacia, tuttavia la FIA ha deciso per la sua introduzione. Sempre in tema di sicurezza, oltre alla scocca in composito con la cellula di sopravvivenza che risponde agli stessi standard della F. 1, vi sono apposite strutture ad assorbimento d’urto sia all’anteriore che al posteriore sia nelle pance laterali. Inoltre è stata migliorato l’apparato elettronico (Magneti Marelli) di gestione della “Virtual Safety Car”.

A somiglianza della “sorella” maggiore

La nuova monoposto aumenta il passo (3.135 mm anziché 3.120 mm) e lunghezza complessiva (5.224 mm invece di 5.065 mm), oltre ad altezza (1.097 mm anziché 1.072 mm) e peso (720 kg anziché 688 kg), mentre rimane invariata come larghezza (1.900 mm). Cresce anche la dimensione delle ruote, che saranno uguali a quelle delle F. 1 2016, con cerchi da 13”x12” all’anteriore e 13”x13.7” al posteriore. Non a caso nella fase di progettazione e sviluppo della nuova monoposto è stata coinvolta anche la Pirelli, che produrrà pneumatici dedicati. Come avviene ora, delle quattro differenti mescole disponibili di pneumatici slick, oltre a una Wet, ad ogni gara ne saranno scelte due tipi che i piloti dovranno obbligatoriamente utilizzare nella Gara 1 del sabato, la più lunga con pit stop obbligatorio. Le sospensioni sono di tipo push-rod con ammortizzatori Koni regolabili, a due vie all’anteriore e quattro vie al posteriore, con barre di torsione all’anteriore e molle al posteriore, e barre antirollio regolabili su entrambi gli assi. La scatola sterzo rimane sempre priva di servoassistenza. Dischi freno e pastiglie sono in carbonio, accoppiati a pinze Brembo a sei pistoncini. Per quanto riguarda l’aerodinamica, le forme delle pance ricalcano quelle delle attuali F. 1, con la bocca di ingresso dell’aria che si allarga nella parte superiore, all’anteriore c’è un’ala principale a tutta larghezza con doppi flap laterali regolabili, mentre al posteriore c’è un ampio estrattore e l’ala, biplano, dotata del sistema DRS con attivazione idraulica come sulle F. 1.

Incremento di prestazioni

L’evoluzione della monoposto e l’adozione del motore turbo dovrebbero portare ad un incremento delle prestazioni sul giro. Il V6 Mecachrome di 3.4 litri vanta una potenza massima di una quindicina di cv in più dell’attuale V8 aspirato, superando quota 620 hp a 8.750 giri/min, ma soprattutto una coppia di 600 Nm anziché 500, dati che cambiano in modo sensibile la guidabilità della vettura soprattutto nei tratti più guidati. Infatti, nonostante i dati ufficiali segnalino valori di accelerazione e velocità massima praticamente uguali all’attuale vettura, rispettivamente 2,90” nello 0-100 km/h e 6,60” nello 0-200 km/h con una punta velocistica calcolata a Monza in 335 km/h invece degli attuali 332, è facile ipotizzare che la migliore coppia del propulsore unita alla migliore efficienza aerodinamica, segnalata da un dato di accelerazione laterale in curva che può arrivare a 3.9 G, favorisca un sensibile miglioramento della performance globale sul giro. Ce lo conferma una delle nostre punte di diamante nella categoria, Luca Ghiotto quarto nella classifica finale e splendido vincitore proprio delle gare di casa. “E’ uno step avanti rispetto alle attuali, che d’altronde dopo sei anni rivelano dei limiti. Questa è più vicina alle attuali F. 1 – sottolinea il pilota veneto che quest’anno ha pure avuto l’occasione di pilotare per un giorno la Williams F. 1 -, sia come aerodinamica sia per il motore turbo, perciò sarà molto più utile a noi piloti per apprendere lo stile di guida in vista di un passaggio alle F. 1 di adesso, che sono davvero impressionanti in tutto: motore, frenata, velocità in curva”. Il V6 turbo Mecachrome sarà accoppiato a un cambio Hewland sequenziale a sei rapporti, con comandi al volante e attuazione elettro-idraulica.

 

 

La grande sfida

Un tema al quale i tecnici hanno prestato molta attenzione è quello relativo ai costi, soprattutto di gestione della vettura, che dovrebbero restare in linea con gli attuali se non addirittura inferiori. Ad esempio, il V6 turbo Mecachrome viene dovrebbe garantire una percorrenza media di 8.000 km prima di essere sottoposto a revisione. La prima vettura sarà consegnata ai team a metà gennaio, mentre la seconda arriverà alle squadre un mese dopo. Quindi, dati i tempi stretti perché la prima gara sarà il 7 aprile in Bahrain e visto che tutte le squadre partiranno da zero, i tecnici dovranno rimboccarsi le maniche per cercare di definire, insieme ai piloti, la messa a punto ideale nel minore tempo possibile. Quindi sarà una bella sfida.