Dan Knott e il badge SRT

Dan Knott e il badge SRT

Dan Knott e il badge SRT – Ci sono personaggi che sono sempre sulle pagine dei giornali ed altri che vengono dimenticati. Altri ancora non li conosce quasi nessuno, malgrado siano delle leggende. È il caso di Dan Knott che purtroppo ha lasciato il mondo delle quattro ruote dopo aver perso la sua battaglia contro il cancro. Poche settimane dopo la morte di Carroll Shelby, che ovviamente tutti conoscono, il 29 aprile del 2012 se ne andato Dan Knott l’uomo che ha diretto per anni il team SRT (Street and Racing Technology). Aveva solo 51 anni. Era il 1996 quando fu assegnato a capo dei prodotti Jeep, ma successivamente fu mandato a dirigere quel reparto che ha sempre calamitato l’attenzione di molti appassionati.

Dan Knott e il badge SRT
Dan Knott, ovvero l’uomo dietro il badge SRT.

Chi pensa subito al Grand Cherokee SRT8 come a una delle sue migliori creazioni, conosce solo una parte della storia. Prima del SUV “raspa asfalto” che tutti consociamo, di Grand Cherokee particolarmente interessante ce ne fu un altro. Era quello della generazione precedente, con un 5.9 litri V8 sotto il cofano capace di sviluppare 245 HP e 345 lbxft permettendo al mitico SUV di Jeep di coprire la tradizionale prova di accelerazione 0-60 mph in soli 6.8 secondi. A quelli che si sono fatti il palato con l’SRT8 da 6.1 litri e con il recente Grand Cherokee equipaggiato con il 6.4 litri V8 HEMI da 470 HP, potrebbe sembrare poca roba. Ma non è assolutamente così. Il 5.9 litri V8 Magnum, infatti, era montato su un SUV del 1998 e coprire lo 0-100 km/h in un tempo a cavallo dei 7 secondi era tutt’altro che poca roba. Soprattutto per un SUV, a maggior ragione se costruito nel 1998. Era il Grand Cherokee della serie ZJ ed era il SUV più veloce del mercato. E con questo crediamo di aver detto tutto. Poi, arriva il 2004, l’anno clamoroso in cui Ford abbandona il segmento dei pickup con i muscoli (qualcuno ricorderà molto bene il noto F-150 Lightning). I vertici Dodge vedono un’opportunità e si infilano a testa bassa in questo segmento di nicchia con il Ram SRT10. Nasce un’altra leggenda e dietro questa leggenda c’è Dan Knott. Il suo contributo per portare questo truck sul mercato fu enorme. Il lancio ebbe luogo ad Austin, Texas. La scelta fu clamorosa.

Dan Knott e il badge SRT
2005 Dodge Viper SRT-10.

Perché mettere sul pickup più veloce del mondo un motore sovralimentato? Sapete cosa recita l’adagio: “no replacement for displacement”. Come rinunciare al fascino di qualche centinai di pollici cubi. Ed ecco l’idea straordinaria, montare il V10 della Viper sul pickup più atteso d’America. Il resto lo sapete già e ve lo riassumiamo con qualche numero: 8.3 litri, V10, 505 HP e 525 lbxft. In Ford si accorsero subito di aver perso una possibilità, ma probabilmente i piani di Dearborn erano già rivolti altrove. Sta di fatto che l’SRT10 venne prodotto in due varianti, una versione regular cab con un cambio manuale a sei marce e un allestimento Quad Cab con un automatico a quattro rapporti. Il più piccolo, il Regular Cab raggiungeva le 60 mph in meno di 5 secondi, il Quad Cab in circa 5,2 secondi.

Dan Knott e il badge SRT
2005 Dodge Ram SRT-10.

Qualcuno ha da lamentarsi per i 2 o 3 secondi in più impiegati dal truck più grande? Non crediamo proprio. Anzi, è bene fare un po’ di meditazione per rendersi conto cosa volesse dire nel 2004 mettere bagagli e figli su un Ram SRT10 e andare a spasso con un missile del genere. Non stupitevi. È l’America. Se vi state domandando il consumo reale di questi SRT10, beh… sono domande che non si fanno e, se vogliamo proprio vedere, hanno anche poco senso. Vogliamo però rispondervi ugualmente e ricordarvi che cotanta potenza e cotanta coppia riuscivano a raggiungere, nel migliore dei casi, circa le 15 mpg (circa pari ai nostri 6,5 km/l). Dicevamo che successivamente arrivò il Jeep Grand Cherokee, la belva a quattro ruote motrici che si dimenticò completamente l’off-road per diventare un animale da asfalto. Già, questo fu il motivo che fece tanto discutere i vertici del marchio, ma a quanto pare tutto ciò non sembra aver intaccato la volontà di continuare, visto che solo pochi giorni fa il marchio ha presentato, qui nel nostro Paese, l’evoluzione ultima, quella con il 6.4 litri con coppia e potenza espresse dal medesimo numero: 470 HP per 470 lbxft. Quando uscì il Grand Cherokke SRT8, l’esuberanza di questo SUV fece paura anche alla Porsche Cayenne Turbo, che risultò più lenta. Sentiamo già cosa stanno recitando i sofisti, quelli che pensano di snobbare un prodotto con discorsi sulle plastiche o su assemblaggi un po’ discutibili. Dite pure tutto quello che volete, ma la questione ci fa ridere ancora oggi, perché il vero big deal era, e rimane, il Grand Cherokee SRT8. Gli americani lo definirebbero un “bang for the buck”, che figurativamente potremmo definire una vera esplosione per i dollari spesi. In gergo più tradizionale, un vero affare, un raro esempio di eccezionale rapporto qualità/prezzo.

Conclusioni
Dan Knott iniziò la sua vita professionale all’AMC, l’American Motors Company, e per questa azienda e i suoi prodotti conservò sempre una grande passione. Quanto al suo grande contributo nel portare sul mercato le versioni più prestazionali del Grand Cherokee già abbiamo detto, ma vogliamo ricordare che egli fu a capo del piccolo team che si occupò di sviluppare la terza generazione del bolide a quattro ruote motrici capace di raggiungere le 140 mph. Di questi ne furono costruiti circa 15.000 e forse non tutti sanno che qualche esemplare è uscito anche dagli stabilimenti di Graz in Austria. C’è però un aneddoto che vale la pena ricordare. Dan Knott e il badge SRTUna testimonianza di un noto giornalista americano amico di Dan. Il nome del giornalista è Richard Truesdell e l’aneddoto riguarda una Ford GT e una presentazione stampa del gruppo SRT. Truesdell, che all’epoca della presentazione aveva in mano una Ford GT in prova, ebbe l’idea di scattare qualche foto all’accoppiata americana Ford/Dodge: GT e Viper immortalate per sempre insieme a ricordo del grande spirito sportivo yankee. Quando Dan vide la Ford GT chiese a Richard di fare qualche giro. Al suo ritorno gli fu chiesto un parere sulla sportiva di Dearborn e questa fu la sua risposta: “It’s a fine piece of work. I tip my hat to Ford”.